Ultimo aggiornamento:  5 dicembre 2016 10:26

Bper banca diventa Spa

Sono stati oltre quattromila i soci che, in presenza o per delega, hanno sancito in modo quasi plebiscitario un passaggio storico per la Banca popolare dell’Emilia Romagna: la trasformazione in spa e il conseguente abbandono del voto capitario.
È stato questo, l’esito più significativo e, di fatto scontato visto che la modifica di forma societaria era già prevista per legge, dell’assemblea di Bper che si è svolta sabato 26 novembre, nei padiglioni della fiera di Modena.
Altra decisione assunta dai soci durante i lavori assembleari è stata l’elezione, quale amministratore, per il residuo del triennio 2015-2017, di Pietro Cassani, già cooptato con delibera consiliare del 21 giugno 2016, a seguito delle dimissioni del Consigliere Giulio Cicognani.
Indicative, sullo stato d’animo del management di Bper banca, sono le parole del presidente Ettore Caselli, lette ad inizio lavori dal vice-presidente Alberto Marri, a causa dell’assenza dello stesso Caselli per questioni di salute: “… questa è una transizione necessaria, una trasformazione che non abbiamo concorso a determinare ma che affrontiamo con grande serenità, guardando con fiducia al futuro”.

Ed è proprio sul futuro che s’interroga la compagine sociale e tutta la comunità finanziaria che guarda a Bper: da oggi l’elenco degli oltre 80mila soci dovrà essere scritto per il numero delle azioni possedute e in questa speciale classifica compaiono nomi noti e meno noti.
Non più di quattro dovrebbero essere quelli con un patrimonio superiore al 2% del capitale della banca: la Fondazione Banco di Sardegna con il 2,076% e Norges Bank al 2,062%. Altri due fondi, che non hanno però dato comunicazione alla Consob, dovrebbero avere partecipazioni significative ossia il Dimensional Fund Advisors, gruppo d’investimento di Austin in Texas, che secondo varie fonti ha più del 3% della banca, e poi BlackRock, accreditato nei mesi scorsi del 2,23%.

Oltre a questi il corpo sociale più vicino al territorio si sta organizzando per costituite uno “zoccolo duro” che rappresenti il 20-25% del capitale sociale; secondo i rumors tale patto è già formato per oltre il 15% e l’amministratore delegato Alessandro Vandelli sta lavorando per raggiungere in fretta il risultato atteso forte dei positivi indicatori economici e patrimoniale che caratterizzano l’attuale struttura dell’istituto modenese: “…la nostra banca ha un coefficiente di patrimonializzazione che la pone ai vertici non solo nazionali, ma addirittura europei del sistema bancario – ha specificato Vandelli – ed è il primo in Italia per utili cumulati negli ultimi sette anni”.
Quanto alla possibilità di aggregazioni (Unipol Banca, Istituti valtellinesi, banche venete…) il manager ha confermato che diverse sono le possibili operazioni di fusione che possono essere realizzate ma nessuna di queste deve compromettere l’attuale tenuta della Banca: “Speriamo di lavorare bene, di cogliere nuove opportunità consapevoli che siamo arrivati a questo appuntamento storico con le carte in regola e – ha concluso Vandelli – consapevoli che per come abbiamo lavorato in questi anni non dobbiamo temere di confrontarci in modo efficace e maturo con il mercato. Siamo pertanto a disposizione per aprire una discussione con altre banche per valutare opportunità di aggregazioni, ma se non troveremo delle opportunità serie che ci permettono di gestire questi processi, andremo avanti da soli”.