Ultimo aggiornamento:  28 novembre 2016 8:22

Calenda a Modena con il Piano 4.0

Il Ministro tecnico per eccellenza del Governo Renzi Carlo Calenda è piombato per un incontro pubblico presso la sede di Confindustria Modena in piena bagarre sul referendum Costituzionale del 4 dicembre.

Grande la sua capacità di restare concentrato sull’esposizione del Piano Industria 4.0 e di spiegare ai numerosi imprenditori presenti che la sua storia personale è molto aziendale e molto poco da burocrate romano. “Io sono Made in Modena – esordisce – il mio primo posto di lavoro è stato alla Ferrari, dove sono stato 5 anni”.

Il Piano viene così riassunto: “Abbiamo previsto per il 2017 più di 13 miliardi di incentivi per gli investimenti che arriveranno a oltre venti miliardi nel triennio 2017-2019. Si tratta del più grande piano industriale mai realizzato; e la cosa fondamentale è che sono incentivi fiscali e automatici: non esistono bandi o domande per ottenerli, l’imprenditore non deve chiedere autorizzazioni; deve fare una cosa sola, investire nel modo migliore per la sua azienda. Industria 4.0 è il primo piano industriale non dirigista di questo Paese, alla base c’è una fiducia profonda nella capacità e nella responsabilità degli imprenditori di sapere investire e fare innovazione”.

Il Presidente ospitante Valter Caiumi, che non ha mancato nelle occasioni che gli sono capitate di esprimere posizioni pienamente filogovernative, sprizza soddisfazione e ammirazione da tutti i pori: “Il Piano è una grande opportunità per tutte le nostre imprese”. Dire che il Ministro – che è stato anche a suo tempo funzionario di Confindustria a Bruxelles – giochi in casa appare banale, ma Calenda “en passant” ci informa che pure la moglie è modenese.

Quindi spiega le diversità tra l’approccio istituzionale italiano alla politica industriale e quello dei “competitor” europei. C’è un cambiamento del sistema di gestione della fabbrica e del rapporto con i fornitori nel Piano Industria 4.0.In Germania ci sono grandi player di filiera, abilitatori trasversali e 30 grandi società. A livello di Stato federale gli incentivi sono marginali, ma quelli veri li gestiscono i Laender. Vi è poi la ricerca industriale, basata su due perni, l’Istituto Max Planck e i Fraunhofer, un sistema di laboratori pubblici applicati al servizio delle PMI.

“La Francia – prosegue il Ministro – vuole rimpiazzare l’Italia al secondo posto manifatturiero. Hanno sempre puntato sui campioni nazionali. Hanno fatto un errore, però, si diceva che il futuro è solo dei servizi e così è derivata una desertificazione del manifatturiero”. Comunque anche i francesi non scherzano, perché hanno messo quasi 10 miliardi su Ricerca&Sviluppo.

Poi Calenda racconta il suo metodo: “Dare un coordinamento senza fare dirigismo. Vogliamo mobilitare 10 miliardi di investimenti privati in tecnologie digitali. Nel periodo 2007/14 c’è stato un crollo degli investimenti. Ora mettiamo a disposizione 13 miliardi di incentivi, tutti in credito d’imposta e faremo una guida per l’utilizzo, che sarà inviata a tutte le imprese”.

L’editorialista del Corriere della Sera Dario di Vico stuzzica poi il Ministro su qualche tema. Calenda osserva che le reti di impresa non hanno valore per il loro numero, anzi in effetti non hanno avuto molto successo nel mondo reale, ma potranno avere successo nel mondo digitale.

Caiumi si sbraccia: “È una manovra fantastica (sic!), per la prima volta potrà mettere in contatto il consumatore con la manifattura”.

Calenda è più riflessivo: “È il paese che deve prendere l’ultimo treno, non le singole imprese” e tra le righe aleggia un senso di timore su quanto potrà succedere dopo il Referendum.

Giorgio Pagliani