Ultimo aggiornamento:  30 novembre 2016 5:12

Ceramica italiana ancora leader

Edizione 2016 di Cersaie da record sotto il profilo dei visitatori con le sue oltre 106.000 presenze, di cui oltre 50.000 stranieri, e molto apprezzabile anche a livello di affari, a giudicare dai commenti di molti operatori.
Il Convegno economico di apertura ha visto il debutto al Cersaie del nuovo presidente di Bologna Fiere Franco Boni, il quale cita l’arcivescovo Zuppi: “Il peccato da farsi perdonare è sprecare il talento, buttare via le occasioni”.
Poi annuncia un grande piano di allargamento e restyling del quartiere fieristico per finire fiducioso: “Quando il vento si alza, noi siamo tra quelli che spiegano tutte le vele”.

stefano-bonacciniIl presidente della Regione il modenese Stefano Bonaccini, con piglio renziano, si lancia: “Miriamo a tre poli fieristici, che potrebbero competere in una unica holding, che comprenda Parma, Bologna e Rimini”. Rimini che però si è già mossa in autonomia, formando insieme a Vicenza, Ieg – Italian exhibition group, primo polo fieristico in Italia per numero di manifestazioni dirette e redditività.
Ancora Bonaccini ricorda che sono stati creati 46.000 nuovi posti di lavoro in Regione nel 2015 e che la disoccupazione scende dal 9% al 7,5%. Chiude naturalmente sulla Bretella da aprire obbligatoriamente entro la fine della legislatura regionale (autunno 2018).

vittorio-borelliVittorio Borelli, ormai all’ultimo anno da presidente di Confindustria ceramica, traccia il quadro economico con l’abituale prudenza. Spiega che “con il prezzo del barile tornato a livelli umani,  sono saltati molti equilibri” e quindi l’incertezza abbonda.
Per il settore della ceramica il consumo mondiale è in continuo aumento. L’Italia resta prima della classe in base alla qualità, ma sui volumi a stento riusciamo a difenderci.
Poi va all’attacco sulle questioni più pressanti: “La Comunità europea è un Ufo”. Dobbiamo difendere il Made in – insiste – “ma solo in Europa non si vuole far sapere dove viene prodotta la merce”.
Il cuore dell’intervento è sul Mes, cioè sul rischio dell’ottenimento dello stato di economia di mercato da parte della Cina. È positivo il voto del Parlamento Europeo sulla materia, ma deve ancora decidere la Commissione Europea: “La Cina non può fare dumping sociale e ambientale ed essere dichiarata economia di mercato”.


lisa-ferrariniLisa Ferrarin
i, vicepresidente di Confindustria con delega sui temi europei, entra in profondità sulle questioni scottanti. “C’è confusione totale in Europa”. Spiega la spaccatura tra gli interessi dei Paesi del Nord Europa, che non vogliono il “made in” e quelli del Sud, che chiedono il riconoscimento del Made in obbligatorio. E quanto al Paese del Dragone: “La Cina non rispetta i 5 valori macroeconomici propri dell’economia di mercato. È una concorrenza sleale ed è anche sussidiata” e comunque l’anti dumping operato sull’import in Europa è più basso di quello in vigore in Usa.

giorgio-squinziGiorgio Squinzi, all’epoca ancora presidente dell’editoriale Il Sole 24Ore, piazza subito la sua stoccata: “Mapei aveva due stabilimenti in Cina, ne abbiamo chiuso uno per corruzione e altri problemi similari”. Dopo aver ricordato che la ceramica italiana esporta 5 volte il consumo interno ed è ancora oggi leader tecnologico, dichiara: “Dobbiamo fare ricerca e innovazione e portarla in giro per tutto il mondo”, anche perché l’Italia ha avuto un drammatico calo di consumi di cemento e di ceramica, che è passata da circa 200 milioni di metri quadri agli attuali 80/85.

Maria Latella, moderatrice del convegno, a questo punto passa la parola al ministro Carlo Calenda, un tecnico, che ha fatto la gavetta nelle stanze della sede di Confindustria, il quale mostra di trovarsi a suo agio sul palco del Palazzo dei Congressi.
Racconta tutte le sue prese di posizione sul tema Cina e poi illustra la sua bozza di proposta, basata, a parte il non riconoscimento del Mes alla Cina, sul rafforzamento della struttura dei dazi esistenti.
“A Bratislava (dove Renzi aveva rotto con Francia e Germania) ho detto al Consiglio del Commercio che è stato totalmente idiota non confrontarci con gli Usa sulla posizione da prendere sullo stato di economia di mercato per la Cina. Germania e Francia sarebbero d’accordo con noi – spiega il Ministro – ma hanno paura di ritorsioni”.
Per il “Made in” non dà speranze: “Ho proposto alla Germania in cambio qualunque accordo su altro, ma non ne hanno voluto sapere”.
Sul tema delle tasse per le imprese energivore si apre uno scambio serrato tra il Ministro e Vittorio Borelli, da cui ne deriva che ci sarà uno sconto del 30% a tali imprese rispetto alle tariffe attuali. Borelli incassa e aggiunge che anche aver messo in salvo la cogenerazione è buona cosa per il settore. Infine all’invito di Squinzi di sburocratizzare il Paese, Calenda racconta cosa sta facendo al Ministero da quando a maggio è subentrato alla dimissionaria Federica Guidi: “Il Ministro non può fare solo l’indirizzo dell’attività, se non ha in mano la gestione” e quindi sembra di capire sta stringendo le viti e accelerando i passaggi. “Abbiamo in cantiere nella Legge di Stabilità 13 miliardi di incentivi fiscali sul 2017 – annuncia – ma il segreto è ‘Meno leggi fai, meno decreti attuativi fai’”.

Per il resto, come lo scorso anno, Serata Cersaie nel giorno di apertura nella splendida cornice del Palazzo Ducale di Sassuolo e Lectio Magistralis con protagonista l’“archistar” Norman Foster, il grande architetto ottantenne inglese, che ha spaziato nelle sue creazioni dall’aeroporto di Hong Kong, l’edificio più grande del mondo, all’Aeroporto Internazionale di Città del Messico, dove si dissolve il distacco tra tetto e parete rendendola un’unica pelle esterna. Memorabili anche tra i progetti il restauro del Reichstag a Berlino, con zero materiale di scarto, dove la luce entra dalla cupola per espandersi in tutto l’edificio, la sede centrale della Swiss Re a Londra, una nuova generazione di edifici che respirano, riducendo la dipendenza dall’aria condizionata, con la struttura come la monoscocca di un aereo fino al Millenium Bridge di Londra, una lama di luce minimal, il ponte pedonale sul Tamigi a poche centinaia di metri da Westminster.

Giorgio Pagliani


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