Ultimo aggiornamento:  5 dicembre 2016 10:26

Cibus Tec, e Modena sale tra i protagonisti

L’eccellenza italiana del food rispecchia quella del settore meccano-alimentare che continua ad incrementare le sue quote di mercato a livello globale”. A dirlo è uno studio condotto da Anima-Confindustria. Nel 2015 la produzione di macchine per l’industria alimentare ha realizzato un giro d’affari di 5,18 miliardi mentre le previsioni per l’anno in corso parlano di 5,26. Le esportazioni hanno raggiunto i 3,44 miliardi e quest’anno dovrebbero crescere ancora a 3,51 Chiosa ideale per il Cibus Tec 2016 il salone delle tecnologie alimentari che va in archivio quest’anno con numeri da record: 1200 espositori (+ 30%) di cui un terzo stranieri provenienti da 25 Paesi; 35mila operatori, di cui il 40% stranieri (+20% le presenze rispetto alla precedente edizione); e, soprattutto, 3000 top buyer provenienti da 75 paesi e 5 continenti.

E Modena? C’era. Con una quarantina di imprenditori in rappresentanza di vari settori: dal packaging, all’etichettatura; dalla conservazione di prodotto alla sanificazione; dalle bilance ai software. Solerti, non solo a cercare nuove opportunità di crescita, ma anche e soprattutto a crearle, in Italia ed in giro per il mondo. In un ambito che, tutt’uno col food e col made in Italy non solo fa la differenza, ma è valore aggiunto e cresce. Perché i costruttori modenesi del meccano alimentare con capacità “sartoriale”, sono ormai ing rado di fornire le migliori soluzioni per produrre, conservare e confezionare su larga scala tutto ciò che per l’industria committente fa tendenza. Un modello di artigianalità completamente italiano, esempio di innovazione, qualità, design, ma anche funzionalità, servizio e durata.

La politica intrapresa dalle aziende modenesi – lo si riscontra parlando con gli imprenditori e toccando con mano soprattutto – è quella della ricerca e dell’innovazione, dei piccoli passi, ma dai risultati concreti; che si traducono in una crescita percentuale non esuberante, ma costante: si va dal +2-3% annuale (2016 su 2015) di fatturato fino, a punte del +15% in taluni casi. Numeri che consentono ogni anno investimenti anche piccoli, ma dal risultato nel tempo significativo.

L’orientamento maggiore, come per il settore agroalimentare, verso cui questi prodotti sono indirizzati oggi – siano attrezzature o altro – è l’export. Parola loro “L’Italia per molti resta ancora il riferimento, ma si fatica, e come per altri comparti diventa fisiologico trovare nuovi sbocchi di mercato”. Quanto ai ritorni, anche se la percentuale esportata oggi è ancora in certi casi, al di sotto della metà delle produzioni delle singole imprese (ma in aumento) è già parecchio significativa. Gli stranieri, lo si è visto in fiera vanno alla ricerca del prodotto italiano, curiosi pure di conoscere caratteristiche e singole fasi di realizzazioni, generando in questo modo nuovi rapporti. Che però non si esauriscono con la semplice realizzazione del macchinario secondo desiderata e la sua fornitura, ma che si completano consolidandosi con un ciclo assistenziale post vendita, di valore aggiunto.

Motivi di soddisfazione, nel complesso – si pensi ai rapporti e ai risultati in termini di fatturato – che generano un cauto ottimismo verso il futuro. Coi piedi ben saldi al suolo. Perché nessuno scorda il fatto che il prezzo della crescita lo si salda ogni giorno in termini di fisco, burocrazia e costo del lavoro: soci invisibili li ha definiti qualcuno. Ma si tiene e si guarda avanti. Per la voglia di fare e creare, anche da zero che non manca, nemmeno in un settore per certi versi così di nicchia, dove il valore è maggiore se made in Italy, e ancor di più se ‘made in Modena’: giusto per la rima che fa con la parola meccanica di qualità.

Filippo Pederzini


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