Ultimo aggiornamento:  23 maggio 2016 8:59

Il lambrusco e la ‘fame’ di crescere ancora

257.476 gli ettolitri di lambrusco prodotti nel 2015, tra Sorbara, Grasparossa, Salamino di Santa Croce e lambrusco di Modena, mentre 34.330.133 sono state le bottiglie – quasi 113 milioni negli ultimi quattro anni. Produzione che è tornata a crescere, dopo il rallentamento del 2014; primo vino venduto al mondo nella GDO; mercati esteri consolidati – ad essere esportato è ormai il 60% – e domanda di qualità che cresce. Un’annata quella trascorsa già definita ‘da ricordare’; presenza ormai fissa nei ‘Tre Bicchieri’, nelle principali riviste e guide del settore; interesse in aumento tra gli stranieri e gli italiani che vogliono bere bene.

E poi ancora: aziende modenesi sul podio al 50esimo Vinitaly come Chiarli per i 50 anni di presenza – ma sono tante anche quelle che hanno tagliato il traguardo degli oltre 20 anni – e per il miglior vino frizzante, il grasparossa Villa Cialdini, nella ‘Top five wine’; o Donelli, a cui è andato il premio miglior packaging per il Lambrusco di Sorbara Gavioli; stand presi d’assalto – ed è la verità, date le file anche solo per un assaggio… – soprattutto da importatori, giornalisti e commerciali.

Un bilancio da primato quello che consegna la kermesse veronese al vino di Modena. Ma la soddisfazione si sa, specie tra chi ci mette le mani in vigna e in cantina tutto l’anno e lotta con le bizzarrie del clima da una parte e la spasmodica ricerca di qualità dall’altra, è passeggera. E lascia spazio alla fame che anima chi il vino lo fa veramente perché convinto di poter migliorare ancora, è sempre più attento alle inclinazioni del mercato e alla sensibilità del cliente; alla domanda specie se straniera perché animata da forte curiosità; alle innovazioni, indispensabili sia nel lavoro ed oggi più che mai nelle vendite e nella promozione del prodotto. Quella fame di crescere ancora, senza arrendersi, “che ti fa essere a Verona appena pochi giorni dopo il Prowine in Germania, senza sosta”.

E in proposito non è di certo sfuggito l’incontro, al Vinitaly del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che ha discusso degli sviluppi delle vendite digitali del vino, insieme a Jack Ma, fondatore di Alibaba, il colosso dell’e-commerce cinese che proprio da Verona ha lanciato per il 9 settembre la Giornata del vino in Cina. Ciascuno dei modenesi presenti su e-commerce e web ha detto la sua: chi lo vede come un’opportunità di crescita, chi sostiene la necessità di normarlo per evitare il deprezzamento della qualità offerta, chi è frenato per i costi relativi alle piccole quantità, soprattutto all’estero tra accise e tasse.

Per il resto, la 50esma edizione della fiera italiana del vino il cui eco arriva ormai in tutto il mondo – resta la vetrina per il settore più importante del Paese – va in archivio come quella inaugurata per la prima volta da un Capo dello Stato, il presidente Sergio Mattarella. In cui sono cresciuti buyer e affari, con visitatori sempre più qualificati. I numeri indicano 130mila operatori da 140 nazioni – e molti hanno transitato per la ‘via del Lambrusco’ nel padiglione dell’Emilia Romagna, data la ressa costante – oltre al superamento dello storico record di 100mila metri quadrati netti espositivi, prima rassegna al mondo per superficie con più 4.100 espositori da più di 30 Paesi. Quasi 50mila inoltre le presenze straniere, con 28mila buyer accreditati dai mercati internazionali in aumento del 23% rispetto al 2015. In particolare, a questo Vinitaly, sono cresciuti in modo significativo i buyer da Stati Uniti (+25%), Germania (+11%), Regno Unito (+18%), Francia (+29%), Canada (+30%), Cina (+130%), Giappone (+ 21%), Paesi del Nord Europa (+8%), Paesi Bassi (+24%) e Russia (+18 per cento). Dati positivi anche dal fronte interno, con gli operatori dal Centro e Sud Italia che hanno segnato un deciso +15 per cento.

Infine, non sono mancate a Verona piccole curiosità legate al lambrusco. La prima, la scoperta di come in Svizzera nel cantone di San Gallo, siano state le donne diversi anni fa a contribuire all’introduzione del grasparossa: scopertolo gradevole in aperitivo è diventato vino a tutto pasto. Carina poi la seconda: a Vicenza grazie ad un migrante del nostro Appennino c’è un ristorante tipico modenese: non manca di nessuna specialità, gnocco fritto e crescentine comprese, e di nessun tipo di lambrusco. Il bello è che è quasi sempre pieno, chi l’avrebbe detto…

Filippo Pederzini


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