Ultimo aggiornamento:  21 novembre 2016 10:21

Il marmo, una nicchia con fatturati da +25%

Che c’entra Modena con il marmo? C’entra, poco, ma molto bene. È il Marmomacc 2016, la fiera veronese dedicata al marmo e alla sua lavorazione, a confermare il dinamismo nostrano in un settore che resta per il territorio molto di nicchia. Dinamismo contrassegnato da segni più, malgrado i problemi comuni a qualsiasi ambito imprenditoriale.
Undici le imprese del nostro territorio presenti a Verona in occasione della nota kermesse internazionale: la delegazione più corposa dall’Emilia Romagna. Una goccia nel mare, se consideriamo le oltre 1650 realtà aziendali (di cui molte estere) stipate nel quartiere fieristico nei quattro giorni dell’evento, ma pure che, nel settore a livello italiano il ‘potere’ è gestito e suddiviso tra Veneto e Toscana.
Tra marmisti, costruttori di macchinari e ricambistica e chimici, presenze di vecchia data ed esordienti. Ma con tante caratteristiche in comune. In primo luogo la crescita. Se il 2015 è stato archiviato in alcuni casi anche con dei +25%, il 2016 dopo nove mesi pare mantenere  il medesimo trend. L’export continua a farla da padrone anche qua: nel senso che per alcune aziende significa il 75% del lavoro oltre che del fatturato. Quelli del nord America i Paesi che vanno per la maggiore, tengono l’area del Golfo e l’Europa, mentre si mantengono buoni rapporti con la Russia in attesa di spiragli futuri. Bene anche l’Italia, in particolare però per quanti lavorano nei composti chimici, nei materiali per la posa e soprattutto per chi ha intrapreso, investendo, la strada dell’innovazione non risentendo minimamente delle difficoltà economiche degli anni scorsi.
Curiosità piacenti al mercato e novità poi non sono mancate in fiera tra le fila nostrane. Pensiamo a chi da 25 anni opera con compositi di graniglia di marmo e cemento, una tecnica strausata da secoli (nelle chiese e non solo) che guarda al futuro e conquista per le sue peculiarità apprezzamenti sia in ambito nazionale che mondiale; pensiamo a chi al Marmomacc ha esordito quest’anno nonostante il nome straconosciuto; a chi presenta i prodotti sorprendenti di una cava poco sopra Serramazzoni; a chi è entrato in termini produttivi nell’Industria 4.0.
L’altra faccia della medaglia sono quelle note ormai di casa tra gli imprenditori modenesi ed italiani più in generale: non lamentele, ma realtà dei fatti. Il fisco, “non proprio amico” lo ha definito qualcuno guardando a quello degli altri Paesi; la burocrazia opprimente e sinonimo di lentezza, l’accesso al credito per le PMI da migliorare, dato che continuano a essere l’ossatura del Paese oltre che del territorio modenese; i pagamenti (non manca chi li rincorre, dopo le forniture); la necessità di un maggior sostegno a fare squadra all’estero, chiesto da più d’uno… Anche se questo è un aspetto in cui gioca tanto l’individualismo tipico italiano.
Per il resto, la 51ª edizione di Marmomacc va in archivio come quella dei record, ad iniziare dal +10% di espositori, passando, lo ripetiamo, per le 1.650 aziende da 53 nazioni, e dai 67mila operatori specializzati, arrivati da 146 Paesi. Con i visitatori dall’estero aumentati del 5%, superando il 60% del totale e le ottime conferme dai mercati di Stati Uniti, Germania, Spagna, il balzo in avanti del 45% degli operatori cinesi e un significativo incremento dell’11% di quelli della Gran Bretagna. Tra queste presenze, anche gli oltre 300 nuovi top-buyer e architetti stranieri selezionati come parte delle delegazioni commerciali ufficiali, in rappresentanza di 32 nazioni, con il debutto di Nigeria e Mozambico.
Filippo Pederzini


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