Ultimo aggiornamento:  24 ottobre 2016 9:02

Il suono nel legno

La storia della liuteria parte a Brescia a metà del Cinquecento e la possiamo distinguere in tre epoche d’oro: dalla metà del 1500 fino alla metà del 1600 abbiamo l’era bresciana; dalle metà del 1600 alla metà del 1700 l’era cremonese e dalla metà del 1800 alla metà del 1900 possiamo parlare di tradizione bolognese, con un input che dall’Emilia-Romagna si estende a tutta Italia, grazie alla figura del liutaio Giuseppe Fiorini.

A Modena abbiamo una discreta tradizione in questo campo, che deriva dal fatto che la nostra città ha sempre avuto un rapporto importante con la musica: gli stessi Estensi ci hanno lasciato un’interessante collezione di strumenti. Certo, non siamo Cremona, considerata la culla della liuteria storica e che oggi ha all’attivo quasi 200 botteghe di liuteria, ma ugualmente Modena offre figure dotate di una professionalità molto ampia: fra queste, il liutaio Lorenzo Frignani.

Un mestiere, una vocazione
 Frignani racconta di essersi avvicinato al mestiere come autodidatta, avviando un’attività non ereditata da nessuno; ha poi avuto grandi maestri e oltre ad imparare a costruire, ha studiato musica, “perché se non sai suonare lo strumento  – sostiene  – diventa difficile capire e risolvere le esigenze dei musicisti”. Produce pochi strumenti all’anno e ha una clientela internazionale.
“In particolare, in Oriente sono sempre stati ghiotti di prodotti di alta qualità e proprio lì ho molti estimatori – spiega il liutaio – Ma anche negli USA, in Germania, Svizzera, sono tanti, sia i professionisti del settore musicale che i semplici appassionati di buona musica, a cercare strumenti ad arco e chitarre di alta qualità”.
In Italia, in particolare di questi tempi, c’è molta confusione e l’arte musicale in genere è sempre meno qualificata e sostenuta da progetti ampi e di lungo termine, utili invece per gettare le fondamenta per le generazioni a venire. Le orchestre, i teatri e le attività musicali sono in forte sofferenza. “Tanti talenti migrano all’estero e anche noi liutai, spesso, dobbiamo cercare altrove la nostra clientela, con le fatiche che questo comporta, perché la realtà della bottega è spesso formata da un singolo elemento – commenta Frignani – Improvvisarsi viaggiatori che parlano lingue diverse, strutturare iniziative o eventi promozionali lontano da casa, non è facile. Ma la passione è tanta, e la voglia di far cose belle pure, due fattori che aiutano a superare queste difficoltà.
Ho scritto molti libri, dedicati alla chitarra storica ed a personaggi storici del mondo degli strumenti ad arco e libri  dedicati ad autori della storia della liuteria emiliano- romagnola –  prosegue Frignani che ha la sua bottega in centro storico, in Vicolo Forni e le cui figure di riferimento sono state Guerriero Spataffi, Otello Bignami e Renato Scrollavezza  – Attualmente, insieme all’amico Roberto Fiorini, sto completando un lavoro dedicato alla figura di Pietro Messori, un personaggio modenese molto importante per la liuteria storica della nostra città, figura che si colloca a pieno titolo nella storia della liuteria del Novecento. Mi sono sempre interessato agli strumenti ad arco e alle chitarre e ci tengo molto a spendere parte del mio tempo a fare ricerche, libri e articoli su riviste specializzate, perché ritengo che la condivisione della cultura sia uno dei fondamenti del progresso e dell’emancipazione; se non c’è scambio e la propria esperienza rimane chiusa tra quattro mura, si disperde un patrimonio ed è per questo che mi sono sempre occupato di insegnare e condividere con altri il mio mestiere”.
Tra le altre cose, nel 2011 Frignani ha allestito ed inaugurato una mostra, della durata di sei mesi, al GeigenbauMuseum di Mittenwald, in Germania, sulle chitarre storiche Italiane (delle quali è rinomato collezionista ed esperto) e Mittenwaldesi dell’Ottocento, con relativo catalogo in due lingue dal titolo “Aestetik und Klang” (Estetica e Suono) e quest’anno ha ripetuto un analogo evento all’Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Modena, ospitando in un concerto una delle sei rare chitarre Stradivari, detta “Sabionari”, della quale è anche conservatore. Esperienza che ripeterà il prossimo anno ad Alessandria, città che quest’anno lo premia con la “Chitarra d’oro”, ambito riconoscimento offerto a coloro che si sono distinti nel campo della liuteria chitarristica.

Tra costruzione e restauro
Mentre la costruzione di uno strumento segue un progetto predefinito, il restauro implica un approccio al lavoro molto diverso, dove occorre reinventarsi l’intervento sulla base della situazione di partenza. “C’è bisogno di una cultura molto più ampia e c’è una responsabilità di tipo diverso nell’approccio al restauro su strumenti che hanno già una loro storicità rispetto ai nuovi, tenendo presente che il restauro di tipo conservativo non sempre porta ad un recupero funzionale dello strumento” spiega Frignani che si occupa anche di restauro, collaborando con diversi musei nazionali, e di riparazione per quanto riguarda gli strumenti nuovi.
Il gioco di equilibrio che si crea tra razionalità e totale libertà d’espressione è l’aspetto di questo mestiere che appassiona maggiormente Frignani, perché “è importante – spiega – possedere tutti i requisiti culturali, scientifici, tecnici, per svolgere correttamente il lavoro di assemblaggio ma nello stesso tempo gioca un ruolo fondamentale la capacità del liutaio di intuire quelle che sono le potenzialità della materia e trasformarle in risultato acustico”. Per gli strumenti ad arco Frignani usa principalmente acero e abete, ed ebano e palissandro per le parti accessorie. Per le chitarre, invece, legni legati alla tradizione costruttiva quali palissandro, mogano, abete, cedro, acero, cipresso.
Dal 2014 è l’unico italiano a far parte del gruppo del progetto triennale europeo “Leonardo Guitar Research Project-LRGP”, che si occuperà della sperimentazione sulla costruzione di chitarre con legni “non tropicali”, nell’ottica delle restrizioni introdotte dalla normativa di Washington e che si concluderà nel 2017.

La qualità prima della quantità
“Il mio è un approccio esclusivamente manuale e più di cinque, sei strumenti  all’anno tra chitarre e violini non riesco a farli anche perché – afferma Frignani –  parte del mio tempo è dedicato al restauro e alla manutenzione degli strumenti, oltre che alla ricerca. Riguardo al valore di questi manufatti, nel nostro settore non esistono listini di prezzo come per le auto, ad esempio, per le quali puoi quantificare con precisione valore materiale, tecnologia utilizzata, ecc… In uno strumento  musicale, alla fine, il valore che si paga rispetto al semplice costo dei materiali è qualcosa che riconosce l’utilizzatore in virtù delle qualità funzionali ed estetiche”. E gli utilizzatori hanno spesso richieste altamente professionali, precise e uniche nel loro genere. “Anche il settore della liuteria ha risentito dell’avvento dei prodotti cinesi, rumeni, cecoslovacchi d’importazione, che la fanno da padroni nel mercato di basso costo – conclude Frignani – Ma quando si mettono a confronto i contenuti di un prodotto italiano di qualità con queste cose, l’opinione conclusiva è inequivocabile, ovvero la qualità sta qua, nella nostra terra, nel nostro sangue, nella nostra tradizione, in quella capacità di sublimazione del sapere e di quell’estro che da sempre parla italiano. E queste doti dovrebbero essere sostenute con coraggio nell’ottica di un mondo migliore”.

Laura Solieri