Ultimo aggiornamento:  27 giugno 2016 9:10

Il tripudio di pancia e palato

Per la serie “sogni gastronomici mostruosamente proibiti”. Se il vostro desiderio più nascosto è quello di poter mangiare con pari soddisfazione di palato e pancia, allora dirigetevi all’Osteria della Cavazzona.

L’Osteria si trova sulla Via Emilia, a metà strada tra Modena e Bologna, sotto i portici, in quella che era una stazione di posta dei cavalli. Qui troverete la cucina del giovane cuoco Marco Messori, con alle spalle un’importante esperienza nel famoso Ristorante Fini.

Sapori robusti di una solida tradizione, che qui si perpetua nelle sue forme più sostanziali, e porzioni abbondanti si sposano con immensa gioia dei commensali. Un trionfo di generosità, a partire dal gnocco fritto accompagnato da salumi selezionati e servito con garbo e gentilezza dal fratello Andrea, grande eno-appassionato, che insieme a tutto il personale di servizio, si muove con professionalità in sala.

La cucina sa però rivisitare la tradizione con equilibrio, cogliendone l’essenza e smorzandone al contempo certi toni grevi. I primi, farciti o no, si riconfermano tutti validissimi, e fra questi, a misura di mignolo, i tortellini, sodi, dall’equilibrio perfetto fra ripieno (saporito, non volgarmente speziato) e pasta liscia ed elastica, serviti in brodo con la “B”. Da provare anche quei primi piatti spostati su una linea leggermente creativa, come gli spaghetti rossi alla chitarra con lardo e pecorino in forma di Castelmagno.

Tra i secondi, ritroviamo, sempre puntando su una materia prima d’alto valore, la tagliata di manzo o il classico filetto all’Aceto Balsamico di Modena, carni provenienti da fidati fornitori.

Dulcis in fundo: un’ottima zuppa inglese.

La cantina, ricchissima di bollicine italiane e francesi, strizza l’occhio anche al Piemonte con interessanti etichette dai ricarichi equi e con un’ampia possibilità anche al calice.

Menzione speciale al ristorante: nelle giornate di giovedì e venerdì è possibile assaggiare un superbo pasticcio di tortellini, a testimonianza del trascorso del cuoco nelle cucine del mitico Ristorante Fini. Ricordate però di richiederlo perché in carta non compare!

Stefano Reggiani