Ultimo aggiornamento:  13 giugno 2017 9:23

La ceramica italiana sorride

La ceramica italiana consolida la ripresa e si coalizza con l’associazione europea Cerame Unie per respingere ogni attacco ai dazi anti-dumping, il cui mantenimento è decisivo per tenere sotto controllo la minacciosa esportazione di prodotti cinesi.
Vittorio Borelli e Armando Cafiero, presidente e direttore generale di Confindustria Ceramica, si mantengono prudenti, ma il settore sta vivendo una ripresa o meglio un rimbalzo da tre anni, che ha portato la ceramica made in Italy ad aumentare la produzione totale di 50 milioni di metri quadri.
Le cifre riassumono in questo modo il settore delle piastrelle e lastre ceramiche: 241 aziende con 28.000 addetti, 331 milioni di mq esportati, 415 milioni di metri di quadri venduti nel 2016 con una piccola ripresa del mercato interno.
Il presidente Borelli snocciola altri dati: significativa la crescita degli investimenti, pari al 14%, grazie alla ricerca di tecnologie più evolute e all’ ammodernamento degli stabilimenti. “È l’avvio della costruzione della Fabbrica 4.0 – spiega – si va verso processi produttivi sempre più integrati”. La produttività per addetto tocca i 22.000 mq annui per addetto, un più 6% ragguardevole. E il direttore Cafiero segnala che i dati di Acimac, l’associazione dei produttori di impianti ceramici, parlano di un boom del 60% delle vendite del primo trimestre 2017 sullo stesso periodo del 2016. È l’effetto dell’Iperammortamento, deciso dal ministro Calenda, sugli impianti tecnologici connessi ad Internet: in sostanza le imprese ne ricavano una detrazione fiscale aumentata del 150% e quindi questi investimenti galoppano!
Anche sul fronte dell’ occupazione si torna a respirare: solo 187 occupati in meno del 2015 e non più di 1600 dipendenti utilizzano i vari ammortizzatori sociali (soprattutto la Cassa integrazione nei vari generi).
Sul piano commerciale, come anticipato, le vendite segnano un più 4,5% e toccano i 415 milioni mq., restando comunque ben lontane dai livelli di 10 anni fa. Detto dell’inversione di tendenza sull’Italia, da registrare tonici i mercati statunitense, britannico e tedesco. Difficoltà ancora in Russia “Speriamo abbia toccato il minimo” si augura Borelli. Le rimanenze di prodotti finiti crescono solo di 1,5 milioni di mq., dato ritenuto non negativo.
Il fatturato totale supera i 5,4 milioni di euro, con un incremento del 5,4%, mentre sono di 829 milioni le vendite in Italia con un aumento dei prezzi medi dell’ 1,5 % .
L’Internazionalizzazione produttiva, grazie alle 16 società presenti in Europa e negli States e appartenenti a 9 gruppi italiani, vede un consolidamento. Qui gli addetti sono cresciuti del 6% e sono stati raggiunti gli 855 milioni di euro di vendite, più del valore del mercato italiano viene da notare. La produzione di ceramica di queste fabbriche per il 79,5% viene venduta nello stesso paese di sede dello stabilimento e quindi supera anche il problema dei dazi e di eventuali misure restrittive.

 

Infine si parla di Bretella, di Cersaie e naturalmente di Cina.
“Noi imprenditori siamo pragmatici, abbiamo sempre detto la nostra – puntualizza il Presidente – L’opera resta molto importante. Inutile dividersi , eccedere in protagonismi, bisogna portare a casa il risultato atteso da 40 anni. Stiamo molto attenti a non perdere questa possibilità”. La Bretella sarà un’opera pagata dall’Autobrebrennero, grazie alla defiscalizzazione, che equivale al contributo statale.
“D’altra parte – aggiunge Borelli – siamo un distretto che fattura 10 miliardi di euro senza un collegamento autostradale, mentre ci sono 4 autostrade intorno a Valencia!”.
Quanto al Cersaie e ai rapporti con la Fiera di Bologna, finita la mostra, partirà un restyling del quartiere fieristico per adeguarlo ai livelli internazionali.
Sulle misure Anti dumping verso la Cina ci sono procedure in corso per il rinnovo per altri 5 anni. Da quando questi dazi sono stati introdotti, dalla Cina è calato l’export del 77%.
Osserva il direttore Cafiero : “L’era glaciale era stata annunciata nel 2009 (dal cav. Lav. Romano Minozzi del Gruppo IRIS,ndr) prima dell’introduzione dei dazi anti dumping. Se non ci fossero stati i dazi sulla Cina a partire dal 2011, gli investimenti fatti non sarebbero arrivati e non staremmo a commentare una crescita di fatturato del 7%, mentre è stata molto diversa la storia di altri settori italiani, che hanno perso produzione in questi ultimi anni”.

 

Giorgio Pagliani