Ultimo aggiornamento:  29 maggio 2017 9:48

Lambrusco porta aperta sul futuro

Già ottimi i segnali per il 2017. La minaccia di nuovi dazi americani sembra non preoccupare le aziende modenesi. L’ e-commerce è affidato ai distributori e, per il momento, non gestito direttamente dalle aziende.

Oltre 155 milioni di bottiglie prodotte nel 2016; tra i leader italiani di mercato nel mondo; una ricerca della qualità sempre più elevata e che non si arresta. Questo il biglietto da visita del Lambrusco al Vinitaly 2017, tra premi ricevuti, il padiglione dell’Emilia Romagna sold out per 4 giorni, i tanti stranieri e… un occhio sempre più attento da parte dei produttori. La kermesse veronese – quest’anno con circa 130mila visitatori e un numero maggiore di espositori stranieri – si è aperta per Modena con una novità: il debutto del nuovo presidente del Consorzio del Marchio storico e tutela del Lambrusco, Claudio Biondi subentrato a Pier Luigi Sciolette. Subito per lui, idee chiare su tutela e promozione del prodotto, ma pure sulla necessità di maggior collaborazione, tra aziende e università.

Sono stati però i temi d’attualità, specie tra i produttori a tenere banco tra un incontro di lavoro e l’altro. All’ordine del giorno: l’e-commerce, il testo unico del vino e il mercato americano dopo i discorsi dei mesi scorsi di Trump a proposito dell’innalzamento di eventuali dazi sull’import, che andrebbero a colpire anche il vino.

Nel mondo. Partendo da quest’ultimo quanto emerge è un certo clima di fiducia per ora, assicurato anche dagli importatori. Per la ragione che il mercato è consolidato da tempo e che potenziali restrizioni andrebbero a minare un comparto difficilmente sostituibile in poco tempo con una filiera interna ora di bassa produzione. Più che l’ottimismo però è il realismo, come giusto che sia a prevalere. Si sta insomma alla finestra per vedere cosa accadrà nel breve. Certo è che in caso di eventuali misure di chiusura, il dfanno sarebbe elevato. Comunque il lambrusco, in quanto ‘sparkling wine’ paga già pegno negli Stati Uniti al pari delle altre bollicine. Per restare in ambito internazionale, dall’altra parte del mondo in Cina, il nostro vino inizia a raccogliere qualche buon risultato. Grazie soprattutto all’e-commerce i volumi di vendita per quanti si sono affacciati nel paese asiatico hanno messo il segno più. La strada resta lunga, ma la via tracciata, pare essere quella giusta.

E-commerce. Capitolo e-commerce, e partiamo da Parma, perché negli stessi giorni del Vinitaly si teneva la prima edizione di Cibus Connect, nuova rassegna ‘light’ del food. E da Parma è venuto fuori che l’e-commerce del cibo e delle bevande in Italia rappresenta al momento solo lo 0,35% del totale delle vendite alimentari, per un valore di circa 570 milioni di euro, contro un controvalore globale di 3,5 miliardi che ne rappresenta il target potenziale. È chiaro che in questa fetta può entrarci benissimo anche il vino e nel nostro caso il lambrusco, Ma è chiaro che proprio sull’e-commerce – una prateria da conquistare – c’è ancora tanto da fare. E sono gli imprenditori stessi a confermarlo: c’è chi ci si affida, chi lo demanda a terzi, chi non ci si affida proprio, chi lo ritiene utile come un servizio aziendale in più, a disposizione dei clienti anche se i canali di vendita preferiti sono altri. Ad un anno di distanza insomma – già era stato uno dei temi della passata edizione, ricordate dell’ex premier Renzi e di Jack Ma di Alibaba, parlarono di vino da vendere con l’e-commerce in Cina – poco è cambiato, ma qualcosa si muove positivamente.

Testo unico del vino. Infine, il testo unico del vino: in tanti hanno detto “Finalmente”, ma altrettanti non lo conoscono ancora a fondo. Di sicuro è un passo che andava fatto in particolare per snellire la burocrazia che attanaglia il settore – ricordate i 20 kg di carta per un litro di vino di qualche Vinitaly fa? – da cui anche il lambrusco a detta degli addetti ai lavori può trovare forte giovamento. Si resta in attesa dei decreti attuativi ormai di prossima uscita.

La chiosa. Il clima respirato nel corso della 4 giorni è stato positivo e di fiducia tra i produttori. Meno gente rispetto agli anni addietro, ma molto più interesse per i prodotti modenesi, lambrusco e aceto balsamico, e contatti allacciati specie con buyer stranieri. Molti hanno scelto la fiera come vetrina per qualche novità di rilievo, tra le quali si staglia quella di Enrico Manzini di Corte Manzini di Castelvetro: sta lavorando per la realizzazione di un brand di lusso… ma non è che all’inizio.

Filippo Pederzini


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