Ultimo aggiornamento:  29 aprile 2016 6:13

Modena, che Bocciatura

Il gioco di parole è semplice, banale, immediato, ma ben restituisce l’idea dell’aria che da giovedì scorso si respira in via Bellinzona a Modena. Da quando cioè, i dirigenti modenesi di Confindustria hanno scoperto che il prossimo presidente nazionale dell’associazione degli industriali sarà il salernitano Vincenzo Boccia, e non il bolognese Alberto Vacchi. No, la geografia non c’entra, tanto meno il conflitto Nord-Sud. La spaccatura è tutta interna all’associazione, e tra le ramificazioni territoriali dell’associazione stessa. Come tra Modena e Reggio Emila, tanto per fare un esempio. Modena, come si è capito, sosteneva Vacchi, Reggio invece faceva il tifo per Boccia. Insomma, di qua e di là dal Secchia ci sono vedute diverse, concezioni differenti di vivere l’associazione e del futuro della stessa Confindustria. Dopo la sconfitta, a Modena la voglia di parlare è pari a zero. Tra i corridoi serpeggia amarezza e delusione. Qualcuno che però prova ad analizzare la situazione c’è e risponde al nome di Giovanni Arletti, fondatore di Chimar, uno degli ultimi capitani d’industria della nostra epoca, nonché membro della giunta di Confindustria Modena con delega al distretto di Carpi.  

Qual è stata la sua reazione all’elezione di Boccia?
“Sono rimasto stupito. Pensavo che Vacchi avesse qualcosa in più, ero sicuro che sarebbe stato eletto. Quando da Roma è arrivata la notizia che aveva vinto Boccia, a Modena c’è stato sconcerto”.

Perché Modena sosteneva Vacchi?
“Guardi, conosco bene entrambi e sono due persone perbene, due straordinari imprenditori. Confindustria ha bisogno però di essere rinnovata, bisogna ribadire la centralità delle imprese, l’Italia va risollevata e la spinta non può che partire dalle imprese. Credo che Boccia farà fatica a portare avanti queste sfide di rinnovamento. Nel programma di Vacchi invece questi erano elementi centrali”.

L’elezione ha evidenziato una spaccatura netta, con soli 9 voti a dividere i due candidati. Crede che ci sarà ostruzionismo all’interno dell’associazione con Boccia presidente da parte di chi sosteneva Vacchi? 
“La spaccatura era inevitabile, con due candidati di grande valore. Anzi, è la conseguenza naturale del fatto che entrambi fossero adatti a quel ruolo. Detto questo, credo che da domani (dal 25 maggio per la precisione, quando l’assemblea generale ratificherà l’elezione di Boccia a presidente nazionale di Confindustria) si andrà tutti nella stessa direzione, come è sempre stato. Si ricorda dell’elezione di Squinzi? Anche quella fu per pochi voti di scarto (allora furono 11, ndr), in un testa a testa con Bombassei. Poi il fuoco iniziale si spense e subentrò la voglia di lavorare insieme nella stessa direzione. Sarà così anche stavolta. Certo, Boccia avrà bisogno di una squadra forte”.

Quali saranno le ripercussioni di questo voto a livello locale? 
“Da un certo punto di vista sono positive, perché significa che Vacchi torna disponibile per guidare Confindustria Emilia (l’organismo che nasce dalla fusione tra Confindustria Modena, Unindustria Bologna e Unindustria Ravenna, ndr). Dall’altro lato, a livello del tutto umano, dispiace per Valter Caiumi”.  Caiumi, presidente di Confindustria Modena, era il principale indiziato a sedere sulla poltrona più importante di Confindustria Emilia se Vacchi fosse stato eletto a Roma.

Boccia rappresenta le piccole imprese, crede che questo possa essere un bene o un male per Confindustria?
“Ritengo che le piccole imprese devono essere trainate da quelle medio-grandi. C’è una serie di problemi che vanno affrontati, come la burocrazia, l’accesso al credito, ecc. Mi lasci dire un’altra cosa, quella di ieri (giovedì 31 marzo, ndr) è stata una giornata nefasta per il nostro territorio, con le dimissioni del ministro Federica Guidi”.

Condivide la sua scelta di farsi da parte?
“Non entro nel merito della questione perché non so se l’emendamento fosse funzionale solamente ad agevolare l’impresa del compagno, ma dico che ha fatto bene a dimettersi. Piuttosto mi chiedo se non debba fare altrettanto il ministro Boschi: inserisce un emendamento alla Legge di Stabilità senza nemmeno sapere cosa contiene? O lo sapeva? Entrambe le opzioni mi paiono gravi”. Daniele Franda