Ultimo aggiornamento:  6 febbraio 2017 9:57

Multinazionale cresce a Mirandola

Inaugurata la nuova sede produttiva di B.Braun Avitum Italy, a Mirandola, a meno di 5 anni dal terribile terremoto del maggio 2012, che aveva lesionato pesantemente lo stabilimento dell’azienda, leader nel comparto biomedicale, che fa capo al gruppo tedesco B.Braun, presente in 62 Paesi in tutto il mondo.
Oltre all’inaugurazione della seconda camera bianca, su una superficie di oltre 800 metri quadri con un investimento complessivo di 4 milioni di euro, sono stati festeggiati i primi 25 anni di vita dell’insediamento nel cuore del distretto mirandolese, che ricorre il 2 febbraio.
Francesco Benatti, amministratore delegato di B Braun Avitum Italy, non ha nascosto la sua soddisfazione “La nostra è la più italiana delle multinazionali. Abbiamo avviato una seconda vita nel 2012, dopo il terremoto è partita subito la rinascita. Abbiamo completato la ricostruzione in 7 mesi. Siamo rientrati in stabilimento a metà dicembre del 2012, dentro a 3.000 metri quadri, in una struttura ecosostenibile, completamente in legno”. E il manager non ha mancato di snocciolare i dati impressionanti dello sviluppo impetuoso del dopo-terremoto. Il fatturato è cresciuto dai 46 milioni del 2012 ai 63 del 2016, con una crescita di circa il 35%. L’occupazione è passata nel periodo dai 160 dipendenti a 268, di cui – sottolinea Benatti – 260 con contratto a tempo indeterminato. Negli ultimi 18 mesi sono stati assunti 15 giovani, maschi e femmine, sotto i 30 anni, tutti laureati o diplomati all’I.T.S. della cittadina, “una struttura pubblica,esempio da imitare in altre parti d’Italia”.
Il trend degli investimenti è oltremodo significativo: “14 milioni, realizzati tutti in autofinanziamento” – precisa l’A.D. Benatti – di cui circa 4 per la camera bianca, 6,2 per la ricostruzione, l’ammodernamento e il consolidamento dello stabile e la restante parte per l’acquisto delle attrezzature e l’automazione della produzione. “L’automazione – afferma convinto – salvaguarda il personale, non lo riduce, ma servono idee chiare e investimenti”. E da qui al 2020 c’è un programma di ulteriori investimenti per 11 miliardi tra Ricerca e sviluppo, allargamento delle aree dello stabilimento e nuova automazione produttiva.
Il fatturato è atteso in netta crescita con l’ obiettivo degli 85 milioni a fine 2020, con altri 100 addetti in previsione tra chimici, ingegneri e biochimici, impegnati in R&S e nelle fasi di validazione e verifiche. Infine è stata raggiunta la certificazione ambientale nel 2014.

Numerose le autorità presenti al taglio del nastro: Palma Costi, assessore regionale alle Attività produttive e ricostruzione post-sisma, Sergio Venturi, assessore alle Politiche per la salute, Patrizio Bianchi, assessore alla Scuola, università, ricerca e lavoro, il sindaco di Mirandola Maino Benatti, il presidente di Assobiomedica Luigi Boggio e Valter Caiumi, presidente di Confindustria Modena oltre a Mario Veronesi, il farmacista, che trentanni fasi ha dato vita al grande comparto nella Bassa modenese.

Resta quindi saldamente nel cuore del biomedicale modenese il colosso tedesco, che nel 2016 ha raggiunto un fatturato di 6,4 miliardi di euro, è presente in 62 Paesi e può contare su una forza lavoro di oltre 58.000 persone.

Giorgio Pagliani