Ultimo aggiornamento:  11 gennaio 2017 5:48

MYANMAR

Dopo anni di oppressione dell’abominevole Giunta Militare l’ex Birmania apre le sue porte

ino a pochi anni fa il Myanmar non concedeva l’ingresso a turisti e giornalisti… ecco perché questa terra riesce ancora a mostrarci l’Asia più autentica. In tre settimane ho avuto il privilegio di attraversare un paese magico che ha davvero tantissimo da regalare. Attraversando il confine a piedi, ho trovato un autista disposto a portarmi fino a Mawlamyine, un piccolo paese sulle sponde del fiume Thanlwin, che la separa da un enorme isola di pescatori.
Sulla strada principale, i ragazzini sfrecciano sui loro scooter colorati, senza casco e anziane signore spremono canne da zucchero ricavandone il più delizioso dei succhi,  regalando sorrisi sinceri ai pochi stranieri.
La prima escursione l’ho fatta proprio a Mawlamyine. Una piccola barca mi ha portata al di là del fiume, dove il tempo si è fermato, dove le persone ti guardano con aria incuriosita e cercano di comunicare con te in ogni modo.
Dopo  quattro giorni nella meravigliosa città che ispirò Kipling, dopo aver esplorato la meravigliosa Santawshin Pagoda e lo strano Reclining Buddha, mi dirigo verso Yangon dove, per la prima volta nella mia vita, mi trovo faccia a faccia con la povertà vera. È un pugno nello stomaco. Vorrei riuscire a trovare il bello dietro le rovine, dietro la faccia rovinata dell’ormai perduto colonialismo inglese… ma è dura.
Le mie prossime tappe sono Mandalay e Bagan.
Di Mandalay ricorderò sempre il piccolo mercato accanto al tempio di Mahamuni… ricorderò il suono di mille piccole campane che suonano stranamente all’unisono seppure per conto loro. Ricorderò il vecchio ponte in legno (U Bein Bridge).
Lasciata Mandalay prendo un pullman per Bagan, la valle dei templi, dove il sole sorge e tramonta bagnando di luce i templi secolari che spuntano in ogni dove per decine di chilometri.
Fa caldo… le uniche ore utili per visitare la valle sono tra le cinque e le 11 del mattino e dalle 4 del pomeriggio in poi. La levataccia è obbligatori ma la vista vale ogni sforzo.
La mia ultima tappa birmana sarà Kalaw, da dove partirò a piedi e camminerò per tre giorni fino a raggiungere Inlelake.
Ho camminato sotto il sole cocente e sotto la pioggia maledetta, sono entrata nelle case della gente da estranea e sono stata accolta come una figlia da sconosciuti che non potevano nemmeno comunicare con me. Sconosciuti che desideravano dare pur non avendo nulla, che sapevano sorriderti sempre.
Una terribile perturbazione mi ha costretta a lasciare il Myanmar con 5 giorni di anticipo… avrei voluto fare tante più cose. Al di là della fatica, delle infezioni intestinali all’ordine del giorno, delle difficoltà… la Birmania sarà per sempre parte di me.

 

Aung San Suu Kyi e la politica

Ufficialmente conosciuta come Repubblica dell’Unione del Myanmar, l’ex Birmania è ancora oggi uno dei paesi più poveri e meno sviluppati del pianeta, dopo decenni di embargo internazionale e isolamento economico. Dal 2010, anno di liberazione della leader della Lega Nazionale per la Democrazia, premio Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi, il paese sta registrando un forte sviluppo economico. Il governo militare ha lasciato spazio a quello civile e finalmente Aung San Suu Kyi ha potuto prendere il posto che da anni le è stato negato. Attualmente è Consigliere di Stato della Birmania, Ministro degli Affari Esteri e Ministro dell’Ufficio del Presidente (una sorta di Primo Ministro). Ancora molto indietro è invece il settore del turismo che potrebbe essere un’ottima via per la ripresa economica, specialmente grazie ai templi di Bagan e agli incantevoli paesaggi naturali con scenari rurali di altri tempi e l’ospitalità pura e disinteressata della gente.

 

caterina-obbiaCaterina Obbia 

In un mondo perfetto Caterina Obbia passerebbe la sua intera esistenza in viaggio. Mentre il resto del mondo impazzisce per trovare una condizione di stabilità perfetta e permanente, Caterina fa parte di un gruppo crescente di persone che si sentono felici con 17kg di zaino sulle spalle, pochi soldi e poche certezze. Innamorata della scrittura sin dal giorno in cui è riuscita a dare un senso agli scarabocchi sui suoi quaderni, Caterina oggi lavora come copywriter a tempo perso e paga le bollette insegnando inglese a bambini e adulti.
Se volete seguirla, o se semplicemente desiderate scoprire qualcosa di più riguardo ai suoi viaggi, potete trovarla sulla sua pagina facebook (Backpackingtips for girls) e sui suoi blog (www.backpackingtipsforgirls.com e www.katramina.com).

Caterina Obbia