Ultimo aggiornamento:  12 settembre 2017 12:03

Prima assemblea per Confindustria Emilia

È nata Confindustria Emilia e nel corso della rassegna FARete a Bologna Fiere si è svolta il 6 settembre la prima Assemblea della neonata Associazione, dove sono confluite le consorelle di Modena, Bologna e Ferrara.
Stile british per l’evento, niente mondanità e taglio internazionale ai lavori.
Subito sul palco l’uomo, che ha sfiorato la poltrona di capo nazionale a Roma, Alberto Vacchi. Il Presidente del Gruppo Ima, che si allarga a forza di acquisizioni e ha superato un fatturato di 1,3 miliardi, non ama i fronzoli, ma bada al sodo.
“Siamo una realtà associativa nuova, grande – dichiara – tra le prime d’Italia, la seconda per dimensioni, e cercheremo di lavorare al meglio per offrire agli Associati ed alle Istituzioni le migliori progettualità, creando un contesto di collaborazione e di condivisione delle migliori “buone pratiche”, previste dalle regole anche superando le aspettative, proprio per generare qualità e creatività”.
Poi l’industriale leader nel campo delle macchine automatiche entra deciso nelle questioni di politica internazionale “Come ogni comunità politica, anche la UE sopravvivrà soltanto se un numero sufficiente dei suoi abitanti (e dei suoi popoli) vorrà che sopravviva. Per i temi internazionali, mercati, migrazioni, sicurezza, ecc. l’UE si deve attrezzare con politiche appropriate, non con barriere, da limitare ai casi in cui viene messa in discussione qualche forma di sicurezza e comunque con decisione condivisa”.
Il Presidente non teme di prendere posizione nette e tocca direttamente il problema del ruolo della tecnologia nelle imprese e delle sue conseguenze sull’ occupazione. Vacchi non vede nel medio termine dei reali effetti negativi a causa del progresso tecnologico “Che destino avremo in questo contesto?”: dipenderà dalla formazione, dalla qualificazione delle nostre persone. Non saranno le macchine a regolarci, né le intelligenze artificiali, ma chi le terrà in pugno.
Dovremo attrezzarci. Occorre riformare i programmi di studio, è necessario rilanciare la cultura tecnica, forse recuperando qualche modalità del passato rivista, penso agli Istituti Tecnici Industriali; per noi conta avere persone qualificate e formate con programmi e contenuti nuovi”. Non manca di citare come brillante esempio di formazione la Cyber Security Academy, lanciata dall’Unimore, che sforna decine di professionisti all’ avanguardia.
Sull’e-commerce un commento lapidario “in tre mesi i francesi hanno investito quanto hanno fatto gli italiani in tre anni”.
Piano piano si avvicina a toccare il tema della finanza d’impresa “Mentre tutto cambia ed abbiamo bisogno di teste giovani per i nuovi linguaggi, noi siamo una Società in cui gli anziani abbienti sono arroccati sui patrimoni, mentre i giovani vengono spinti nella marginalità”. Quindi mette a fuoco la realtà delle medie industrie (tra i 200 milioni e il miliardo e mezzo di fatturato: ben 65 nell’area emiliana) e arriva a spiegare che bisogna andare oltre l’ impresa famigliare “Fondamentale è essere aperti: accettando anche manager esterni, e rinunciando a parte della proprietà se tutto questo permetterà di acquisire risorse finanziarie per importanti piani di sviluppo e piena comprensione delle mutate condizioni di mercato”.
Finale dedicato ai politici nazionali presenti in prima fila “Noi siamo consapevoli che potremmo fare un grande salto, proprio in questa fase, ma le Istituzioni e la politica che le guida dovranno fare un grande sforzo di responsabilità, ad esempio evitando che il Paese si blocchi in occasione della nuova tornata elettorale”.

Giorgio Pagliani