Ultimo aggiornamento:  27 settembre 2017 3:29

Segnali di ripresa

Appare più lenta che altrove la fase di ripresa dell’industria nelle aree dell’Appennino reggiano, mentre appaiono più decisi i segnali di miglioramento che giungono dal commercio (seppure solo recentemente) e dall’agricoltura.
Una situazione molto articolata – spiega il presidente della Camera di Commercio, Stefano  Landiin un territorio in cui l’economia è un insieme di economie legate l’una all’altra e in cui è importante alimentare una dimensione di sistema che riesce a creare maggiori reti tra singole imprese e tra comparti diversi, non di rado complementari e alle prese con problemi comuni”.
Dall’analisi della Camera di Commercio, le note più negative giungono dal versante occupazionale.
Le unità lavorative nel nostro Appennino – spiega il presidente dell’Ente camerale – sono rimaste pressoché stabili (con una lievissima diminuzione) dal 2014 al giugno 2017, ed è un dato in contrasto con quanto è accaduto nel resto del territorio, dove gli addetti sono aumentati del 3,8%“.
Al di là delle cifre in sé – sottolinea Landi – quella che va considerata è proprio questa diversa e negativa tendenza, perché è evidente che per la vivibilità dell’Appennino è fondamentale la possibilità di incrementare la presenza di attività economiche che, pur compatibili con le caratteristiche e i valori di questo territorio, possano incidere sulla creazione di lavoro”.
Detto dell’occupazione, anche lo sguardo sulla consistenza del sistema imprenditoriale appenninico evidenzia che vi sono alcuni altri elementi sui quali riflettere, perché anche i positivi andamenti dell’industria, in cui sono presenti 525 aziende, restano al di sotto della media provinciale.
La produzione industriale – afferma il presidente della Camera di Commercio – è rimasta stabilmente in aumento per tutto il 2016 e nei primi sei mesi del 2017, ma fatta eccezione per il primo trimestre dello scorso anno, gli incrementi sono sensibilmente più bassi rispetto alla provincia nel suo complesso”.
Negli ultimi nove mesi, guardando ai singoli trimestri, la produzione industriale appenninica è stata almeno di un punto al di sotto di quella provinciale e, relativamente al periodo aprile-giugno 2017, lo scarto è stato addirittura superiore ai due punti”.
In sostanza – sintetizza Landi – nel territorio montano abbiamo registrato un +1,1% sulla produzione rispetto al +3,2% dell’intera provincia, con ordini sostanzialmente fermi e ben lontani dal +3,3% dell’industria reggiana nel suo complesso”.
Il dato più positivo – aggiunge il presidente della Camera di Commercio – è l’incremento del fatturato dell’industria appenninica, che è salito di oltre il 3% e, quindi, ben più vistosamente dei quantitativi di produzione”.
Ad un’industria che cresce più lentamente che altrove, sembra corrispondere però un risveglio del commercio, che in Appennino conta ben 1.295 imprese.
Nonostante gli andamenti vadano verificati in un periodo un po’ più ampio rispetto ad una congiuntura trimestrale o semestrale – sottolinea Landi – nel secondo trimestre 2017 le vendite sono aumentate dell’1,7% su base annua, mentre in provincia il dato è rimasto in negativo, facendo segnare un -0,6%, cui corrisponde anche un dato regionale che parla di una flessione vicina ad un punto percentuale”.
Grazie alle quotazioni del Parmigiano Reggiano in rialzo, anche l’agricoltura montana ha registrato un miglioramento, passando da una produzione pari a 93,9 nel 2015 a 96,6 milioni nel 2017 (+7,5%).
L’incremento è da ascrivere tutto alla zootecnia, che ha registrato un incremento del 9,7%, con un rialzo ancor più elevato per il solo latte (+12,8%).