Ultimo aggiornamento:  4 luglio 2017 9:55

Si brinda al 4.0

Settore in grande espansione quello delle macchine per ceramica, che escono dal 2016 con il fatturato che supera i 2 miliardi.

A Villa Marchetti di Baggiovara, sede di Acimac, si respira un’aria di sano ottimismo. Il Presidente Paolo Sassi, affiancato dal direttore Paolo Gambuli, in carica da un anno cerca di contenere gli entusiasmi, che si sprigionano da dati record, come quello del fatturato, che per la prima volta supera i 2 miliardi.

Gambuli, con consumata esperienza, traccia il quadro del settore. “Il mercato italiano ha premiato già nel 2016 con un più 4,5% – ma il raffronto primo trimestre 2017/primo trimestre 2016 segna una crescita del 60%”.

E qui pesa l’effetto del piano Industria 4.0 del Ministro Calenda lanciato nell’ ottobre scorso con il Governo Renzi.

“È un momento magico per tutti – commenta Gambuli – da utilizzare al meglio. Il 4.0 noi lo avevamo scoperto 20 anni fa. L’attenzione allo scambio dati e alla comunicazione con la macchina per noi è una storia antica. Ora ci è arrivato sopra un incentivo mai messo in atto”. In poche parole le imprese che acquistano un macchinario connesso alla rete Internet aziendale possono utilizzare su base quinquennale il noto Iperammortamento, che consente una detrazione del 250% più alta rispetto agli standard.

L’export resta comunque di gran lunga predominante: la sua quota export scende appena sotto l’80%.

La suddivisione del fatturato è perfetta “È una torta da manuale – spiega il direttore – In Unione Europea va solo il 22% dell’ export, il resto è spalmato in maniera uniforme tra i vari mercati”.

Certo il mercato asiatico è difficilissimo. La Cina da sola fa il 60% della produzione mondiale, mentre servono sempre soluzioni tecnologiche avanzatissime per competere sull’India.

In Italia l’effetto dell’Iperammortamento è stato brusco, ma potrebbe essere micidiale non tenere conto che cesserà da qui a luglio 2018. Quindi la raccomandazione alle imprese è di non farsi cogliere di sorpresa dalla fine degli incentivi, ma i produttori italiani credono nel prodotto ceramico e secondo Acimac l’atteggiamento di fiducia del settore vale di più del risultato economico.

Il presidente Sassi sottolinea che gli occupati sono cresciuti di ben il 6%, superando le 6.600 unità. Due le ragioni di questo straordinario risultato: le imprese vedono una crescita a medio termine e quindi assumono sulla base di queste prospettive e, in secondo luogo, il servizio tecnologico garantito dai costruttori di Acimac viene mantenuto presso la sede italiana.

D’altra parte il futuro dell’industria italiana è solo nel puntare sulla qualità, anche se sono aumentati i fattori di costo dell’industria cinese. Questo però spinge i loro produttori ad esportare di più, dato che il mercato locale è meno ricettivo.

Quindi i produttori del settore hanno investito bene “Il distretto è un centro tecnologico geograficamente diffuso – dichiara Sassi – Questa cintura tecnologica fa bene a tutti”.

Si nota una ripresa anche delle aziende di minori dimensioni, anche se “il gioco prevede i muscoli lunghi e quindi conta anche la dimensione di impresa”.

Giorgio Pagliani