Ultimo aggiornamento:  10 ottobre 2016 8:47

Sprint modenese nel settore della lavorazione del marmo

Pochi e… non solo buoni, ma buonissimi i modenesi al Marmomacc 2016, Verona. 11 le imprese del nostro territorio presenti, la delegazione più corposa dall’Emilia Romagna. Una goccia nel mare, se consideriamo le oltre 1650 realtà aziendali (di cui molte estere) stipate al quartiere fieristico veronese – in occasione dei 4 giorni appena trascorsi della nota kermesse dedicata la marmo e alla sua lavorazione – e pure che nel settore a livello italiano il ‘potere’ è gestito e suddiviso tra Veneto e Toscana.

Poche dicevamo – tra marmisti e costruttori di macchinari – ma con tante caratteristiche in comune. In primo luogo la crescita. Se il 2015 è stato un anno contrassegnato dal segno più in alcuni casi anche e oltre del 25%, il 2016 pare già ora, dopo nove mesi confermare la medesima tendenza. L’export continua a farla da padrone: nel senso che per alcune aziende significa anche il 75% del lavoro oltre che del fatturato. Quelli del nord America i Paesi che vanno per la maggiore, tengono l’area del Golfo e l’Europa, mentre si mantengono buoni rapporti con la Russia qualora le restrizioni economiche cessassero. Bene anche l’Italia, in particolare però per quanti lavorano nei composti chimici, nei materiali per la posa e soprattutto per chi ha intrapreso, investendo, la strada dell’innovazione che non ha risentito nemmeno delle difficoltà economiche degli anni scorsi.

Curiosità piacenti al mercato e novità poi non sono mancate in fiera tra le fila nostrane. Pensiamo a chi da 25 anni opera con compositi di graniglia di marmo e cemento, una tecnica strausata in passato (nelle chiese e non solo) che guarda al futuro e conquista per le sue peculiarità apprezzamenti da diverse parti del mondo; pensiamo a chi al Marmomacc ha esordito quest’anno nonostante il nome straconosciuto; a chi presenta i prodotti di una cava poco sopra Serramazzoni; a chi è entrato in termini produttivi nell’Industria 4.0.

L’altra faccia della medaglia sono le dolenti note presenti da sempre e che emergono dietro al bello poc’anzi citato. Il fisco, vessatorio; la burocrazia opprimente, l’accesso al credito per le PMI da migliorare, dato che continuano essere l’ossatura del Paese oltre che del territorio modenese; i pagamenti; la necessità di un maggior sostegno a fare squadra all’estero, chiesto da più d’uno… Anche se questo è un aspetto in cui gioca tanto l’individualismo tipico italiano.

Filippo Pederzini