Ultimo aggiornamento:  1 agosto 2016 8:45

Turchia, modenesi preoccupati il giusto e in attesa

“Mamma li turchi…”, ma anche no. Non mancano apprensioni nel mondo economico modenese rispetto le recenti vicende che interessano la Turchia. La situazione però, a detta di chi commercia e lavora col Paese della Mezzaluna viene vissuta ed osservata con estrema calma in attesa di sviluppi ulteriori. “Nessuna testa fasciata in anticipo – ha precisato più di un imprenditore, raggiunto per una riflessione a riguardo – Siamo consci che ci sarà un rallentamento degli affari. Occorrerà vedere fino a quando.”

Tra le poche realtà nazionali del bacino Mediterraneo – se non l’unica – contrassegnata da una crescita economica solida e stabile, anche in questi anni di crisi, la Turchia rappresenta un punto di riferimento di non poco conto per l’export nazionale e per gli investimenti, come pure per quello locale (per Modena e il suo territorio si parla di oltre 170 milioni di euro). Quanto è accaduto e sta accadendo – dal tentato golpe fallito nello spazio di qualche ora, alla immediata ripresa del potere da parte del presidente turco Recep Tayyip Erdogan e conseguente riallineamento politico – ha suscitato e continua a suscitare certamente clamore tra gli imprenditori modenesi che operano sul mercato turco, senza troppa preoccupazione. “Non nascondiamo di certo i timori rispetto alle ripercussioni che la situazione potrebbe avere nei confronti della nostra attività – spiega Alessandro Fava di Tecnema Tecnology, azienda di Maranello produttrice di macchine per la lavorazione del marmo e del taglio della pietra – Per noi rappresenta una quota di fatturato pari al 3% circa del nostro export e anche lo stallo ora creatosi dovuto ai recenti eventi, temiamo che qualche ripercussione negativa nel breve, l’avrà. Restiamo in attesa”. Di apprensione parla anche Egidio Pattarozzi, di Valuepart (Castelvetro): “La Turchia rappresenta il 18-20% del nostro export. È un partner importante e i clienti sono numerosi. Seguiamo con molta attenzione quanto sta avvenendo: non tanto per quello che può accadere adesso – per il mercato e per gli affari in corso per quanti come noi quell’ambito è strategico – ma come evolverà tra un paio di mesi. Quali ricadute potrà avere, se le avrà, sulla moneta e se ci sarà un inasprimento dei dazi, già appesantiti qualche anno fa, non ancora al punto però di minare il mercato”. Rossi Motoriduttori ha una filiale nel Paese turco operativa da diversi anni, la cui attività incide per il 2-3% sul fatturato: “Non siamo particolarmente preoccupati, al momento – dichiara Claudio Caselli della nota azienda modenese – Il contatto lo abbiamo mantenuto e il lavoro procede. Solo in modo molto rallentato a causa dei controlli aumentati in uscita ed in entrata del Paese. Restiamo in attesa:0 se dovessero esserci sviluppi agiremo di conseguenza”. Un pizzico preoccupato invece lo è Sergio Bandieri di Casa del Sedile di Modena “Abbiamo parte della nostra produzione là da almeno 15 anni, con tre fornitori importanti e sei minori. Sentendomi immediatamente con loro dicevano di non essersi accorti di nulla di quanto accaduto. Si continua a lavorare e questo è positivo. Ma un po’ preoccupato lo sono: quanto durerà? L’auspicio è comunque che non vada incidere su attività e mercato.” Chi è riuscita ad imbarcarsi per l’Italia solo qualche istante prima del tentato golpe è Lucia Morani di BIEFFEBI, impresa di macchine ausiliarie per il settore della stampa flessografica, da anni sul mercato turco, ad Istambul in quei giorni per affari: “Per noi resta un mercato strategico. Abbiamo trattative aperte che dovrebbero concludersi a breve, restiamo in attesa con un pizzico di apprensione”.

Filippo Pederzini