Ultimo aggiornamento:  13 giugno 2017 9:21

Un’azienda da medaglia d’oro

Il Nocino dell’azienda Pedroni ha vinto la medaglia d’oro al Concorso Mondiale di Bruxelles

Prendiamo i Pedroni, quelli di Rubbiara, nella campagna tra Modena e Nonantola, sul filo del confine col bolognese. Quelli dell’osteria e dell’acetaia per intenderci. Celebrati più e più volte, sulla stampa locale, nazionale, internazionale, e in tv…. Ci parli, ti confronti, li ascolti, li guardi sia Italo che il figlio Giuseppe. E capisci semplicemente che il futuro ha messo radici già 150 anni fa. Con un lavoro che si tramanda da generazioni, aperto all’innovazione, ma con solide basi nella tradizione. Legato alla terra d’origine, amata prima di tutto e da cui arrivano quei frutti – oggi, come ieri e di certo anche domani (magari per altri 150 anni…) oggi parte di quelle eccellenze del territorio modenese amate, ricercate, invidiate.

Si potrebbe parlare di mercato, numeri, export, oppure raccontare la storia di quando… Ma per questo c’è il sito web, dettagliato e ben fatto.

Il primo ingrediente, la passione

Meglio dire della passione e dell’impegno che animano chi conduce questa attività. Qualità che si trovano dentro ogni singolo prodotto a marchio Pedroni: sia nell’aceto balsamico tradizionale di Modena, che nei distillati, o nel lambrusco che accompagna i piatti dell’osteria se non delle stesse pietanze. Quegli stessi che premiano il lavoro col favore e l’apprezzamento delle persone. Ma poi anche nei concorsi internazionali e mondiali. Così è stato per il Nocino 2016: una medaglia d’oro appuntata sul ‘petto aziendale’ – perché il lavoro di famiglia è prima di tutto lavoro di squadra da queste parti – dal Gran Concorso Mondiale di Bruxelles dei vini e degli spiriti, la cui giuria di assaggiatori conta giurati provenienti da parecchi Paesi. “Partecipiamo ogni anno – raccontano italo e Giuseppe – Ci sono migliaia di realtà che lo fanno e da tutto il mondo: piccoli come noi e grandi industriali di calibro internazionale”. Non è la prima volta che salgono su quel podio. È già accaduto. In esordio con la grappa di Lambrusco, nel 2009 (gran medaglia d’oro); poi il nocino e poi ancora sempre col nocino un secondo posto, nel 2012. “Una data significativa e una storia che merita di essere raccontata Ci fecero pervenire una pergamena con medaglia d’argento. Una sorta di diploma freddo dai caratteri nordici che anziché esporre alla parete, mio padre mise in soffitta – racconta Giuseppe – L’anno dopo non mandammo alcun campione e chiamarono per sincerarsi del motivo: semplicemente spiegammo che il diploma assegnatoci non ci piaceva. Apprezzarono molto le nostre osservazioni e ne tennero conto. Dal canto nostro fummo felici di essere stati contattati.”

“Oppure del nostro esordio al concorso – prosegue Italo – con la Gran medaglia d’oro alla grappa di lambrusco. Un concorrente francese, un grosso distillatore, inviò decine di campioni senza ottenere alcun premio. Scoprendoci vincitori non esitò a mandare suoi agenti in perlustrazione a Rubbiara, che accogliemmo all’osteria, per capire e scoprire eventuali segreti nel nostro successo. Spiegammo che oltre alla tradizione di famiglia, il primo ingrediente è la passione unito all’amore per questa terra”, elementi fondamentali per chi punta alla qualità di prodotto.

Qualità, non quantità.

È un particolare della storia dell’azienda che spiega la propensione alla qualità e alla sua ricerca continua. La scelta da parte di Italo, giovane, negli anni ’60 del secolo scorso, di non mollare, ma di investire sui vecchi vitigni di Trebbiano e uva Ruggine, scarsi per quantità, ma ottimi come profumi e gradazione zuccherina e soprattutto per qualità. Lo fa eccellere da un lato, nella produzione per gli anni a venire di aceto balsamico (conosciuto ed apprezzato in Italia, ma anche oltre confine); lo fa eccellere fino ad oggi in ogni prodotto a marchio Pedroni: che siano i distillati o le specialità dell’osteria (come i tortellini in brodo, le tagliatelle al ragù o i maccheroni al pettine. E poi ancora gli arrosti, i bolliti e il pollo al lambrusco), la qualità non manca, “e non è mai troppa”, aggiungono.

La posizione

Può aver fatto la fortuna di questa azienda? Ognuno può pensarla come vuole. Certo è che la famiglia, dal 1862, anno di fondazione, ci ha messo del proprio – tramandandosi tradizionalmente saperi e tecniche ed innovando al momento opportuno – per costruire quel bello e quel buono che oggi alla sola voce Rubbiara rimanda ad Osteria e Acetaia. La zona è quella di passaggio tra i territori di Modena e Bologna, quindi frequentata già nel passato remoto. Sorge ancora su quella via Risaia, che rimanda al tempo delle terre basse e della coltivazione del riso e nei pressi c’è via Bollitora: a riferimento che decine d’anni or sono, nella zona in una casa di contadini, molto grande avevano tutto l’armamentario per distillare e produrre distillati di vinacce.

Tra leggenda e realtà, insomma o forse. Di concreto però c’è un gioiello dei più preziosi di una tradizione, quella modenese, che col tempo brilla sempre di più.

Filippo Pederzini