Ultimo aggiornamento:  19 settembre 2016 10:20

Caprari, lo stabilimento Yemenita di Sana’a finisce sotto le bombe

Nelle prime ore del 12 settembre scorso, il gruppo Alsonidar&Sons, partner storico del Gruppo Caprari ed operativo in Yemen, è stato oggetto di un vasto bombardamento aereo da parte della coalizione a guida Saudita. Ad essere colpite tre aziende situate a nord della città di Sana’a: la modenese Caprari Pumps Yemen ltd, (in Yemen da oltre 20 anni) attiva nella produzione di pompe per acqua, il Tubificio Alsonidar adibito alla produzione di tubi per pompe ed irrigazione e il Mattonificio Alsonidar. Un duro colpo, per il Gruppo Alsonidar, socio di maggioranza della joint venture con importanti aziende italiane, che ha definito “Inspiegabile il gesto”, considerata la natura esclusivamente produttiva, commerciale e pacifica del sito produttivo..

“Siamo molto sorpresi dell’attacco – è la reazione congiunta di Caprari Pumps Yemen, il Tubificio e il Mattonificio Alsonidar – Siamo qui per lavorare: ragione che ci ha sempre mantenuti al di fuori del conflitto politico in corso. Molto Meravigliati invece delle motivazioni dell’incursione aerea uscite su tv e media (come Al Arabia e Al Hadats) che hanno indicato i luoghi attaccati come dediti ad attività militare. E questo nonostante, la notorietà del nome Caprari nel mondo per serietà nella produzione di pompe per l’acqua, indispensabili alla vita della popolazione Yemenita.”

“Il Gruppo Alsonidar, Caprari e meccanica Addafer, offrono la loro piena disponibilità a mostrare quanto effettivamente producevano in questi stabilimenti. Invitano inoltre tutte le istituzioni legali a visitare in loco le ditte bombardate, per verificare in modo diretto l’effettiva natura produttiva di queste fabbriche. Anche le Nazioni Unite, Croce Rossa, Luna Rossa ed altre organizzazioni non governative presenti in Yemen, sono benvenute per visionare sul posto quanto accaduto. Il Gruppo Alsonidar infine è disponibile a fornire qualsiasi documento ufficiale, legale ed utile, a sostegno delle proprie dichiarazioni.”

Filippo Pederzini