Ultimo aggiornamento:  29 maggio 2017 10:27

L’occupazione rimarrà un dramma

I punti di vista di Romano Prodi su problemi economici attuali e futuri.
Brillante esposizione al Forum Monzani della nuova opera di Romano Prodi “Il piano inclinato”. L’ ex Presidente del Consiglio, dell’IRI e professore all’ Alma Mater di Economia e Politica Industriale si è presentato insieme ai collaboratori Giulio Santagata, già suo braccio destro a Palazzo Chigi e Luigi Scarola di Nomisma. A fare gli onori di casa il presidente di Bper Banca Luigi Odorici, istituto che festeggia quest’anno il 150ario dalla fondazione della Banca Popolare di Modena.
A intervistare Prodi il giornalista de “La Stampa”, Fabio Martini.
Primo tema trattato l’aumento delle disuguaglianze nel mondo.
Dopo il 1980 sono aumentate le differenze quasi ovunque, anche in Cina e Russia. “Questo fenomeno non può durare a lungo” spiega l’autore, “quindi bisogna aggiustare il piano inclinato. Ma se non si pone rimedio – ha chiosato – la va mel e po’ la cress“.
Altro tema quello della redistribuzione del reddito e delle tasse.
“Ora non si può più parlare di imposte, perché poi perdi le elezioni” – attacca il Professore – Si annunciano riduzioni, regolarmente smentite dai fatti e porta l’ esempio della Grecia. Quando bisognava intervenire, in Germania c’erano delle elezioni locali e la decisione è stata rimandata. Si è scatenata la speculazione e il costo dell’ intervento è passato da 30 a 300 miliardi.
Nel mondo c’è sempre più desiderio di autorità e questo spiega anche il perchè dell’elezione di Trump.
Quindi l’economista passa ad illustrare delle proposte operative per l’Italia.
L’aggiustamento del sistema economico lo si può fare solo quando si cresce. Nel lungo periodo c’ è un solo grande aggiustatore, che è la scuola. Batte sull’ importanza della scuola tecnica applicata e poi lancia il sasso “Diamo una remunerazione, anche se minima, a chi fa facoltà molto richieste dalle imprese come Ingegneria” per aumentare le iscrizioni e fornire tecnici per le imprese.
Poi servirebbe un po’ di servizio civile per tutti: rende tutti più coscienti dei problemi della società.
Altro tema: la competitività dell’ impresa italiana. “Il capitale mobile, ma il lavoro lo è molto meno”, ma soprattutto abbiamo venduto Pirelli, Italcementi, Luxottica, che erano leader di mercato, a capitale straniero.
Grande problema permanente il funzionamento della burocrazia.
“Se chiudessimo per qualche mese il TAR e il Consiglio di Stato, il Pil farebbe un salto in avanti” – scherza ma non troppo con una battuta preveggente.
E quindi il rafforzamento dell’export: “La via commerciale più grande del mondo è tra la Cina e l’Europa – doce il Professore, da diversi anni docente presso Università cinesi. Le navi moderne hanno 16.000 container, ma a Taranto i due grandi armatori cinesi sono scappati per andare in Grecia per l’ ennesimo arroccamento in difesa delle autorità locali.
“Avremmo bisogno di qualche vittoria per dare una svolta” alla nostra economia e qualche esempio lo fa. La meccanica agricola emiliana dovrebbe coalizzarsi per fare una proposta alla Cina. Si dovrebbe aiutare la creazione di fondazioni per perpetuare le imprese, per assicurare alle famiglie un reddito anche dopo la cessione.
Infine la constatazione dei danni sociali del Progresso tecnologico: sparite legioni di segretarie, ma l’ occupazione sarà il dramma anche delle generazioni future.

Giorgio Pagliani