Ultimo aggiornamento:  30 Gennaio 2026 1:47

Meccanica a Modena e Reggio Emilia: export in miglioramento, ma cresce la difficoltà di reperire personale

Nel corso del 2025 si è assistito ad una attenuazione della crisi della meccanica rispetto al 2024. Il settore rimane tuttavia appesantito dal forte calo della produzione di autoveicoli, con i dati congiunturali che non hanno ancora pienamente fotografato l’impatto dei dazi statunitensi. È quanto rileva il nostro ufficio studi con un’indagine sul comparto della meccanica. A livello regionale la meccanica è il primo settore per valore delle esportazioni: nei primi nove mesi del 2025 si registra un calo dell’export dello 0,7%, in attenuazione rispetto al -3% osservato nel 2024. Nel dettaglio per la provincia modenese si nota un miglioramento delle esportazioni, passando dal -3,4% del 2024 al -0,5% dei primi nove mesi del 2025, mentre nel reggiano è pari a un -3,1%, tuttavia in netto miglioramento rispetto al -10,1% del 2024.

L’analisi della meccanica nelle province di Modena e Reggio Emilia di Lapam-Confartigianato Modena e Reggio Emilia
Modena e Reggio Emilia però figurano anche tra le prime province emiliano-romagnole per numero di ore autorizzate di cassa integrazione che nei primi nove mesi del 2025 ammontano rispettivamente a 6 e a 6,3 milioni, con una crescita del 23,5% delle ore autorizzate rispetto ai primi nove mesi dell’anno precedente (era +405,7% nel 2024) nel modenese e del 59,8% (era +158,6% nell’anno 2024 sul 2023) nel reggiano.

L’ufficio studi associativo ha analizzato anche gli occupati e profili più ricercati. Nei primi nove mesi del 2025 in Emilia-Romagna si osserva un calo del 6,9% degli occupati nella Manifattura: si tratta di uno dei cali più severi tra le principali regioni a vocazione manifatturiera, e la prima flessione dell’occupazione dal 2020.

Tuttavia la difficoltà di reperimento di lavoratori nel settore metalmeccanico è più elevata rispetto alla media. Le imprese emiliano-romagnole con dipendenti della meccanica si aspettano di avere difficoltà a reperire due entrate su tre (il 60,5% delle entrate previste), superiore di 9,8 punti alla media del 50,7%. La difficoltà di reperimento nel settore è cresciuta di 19,8 punti in regione, passando dal 40,7% del 2017 al 60,5% del 2025. Questa difficoltà cresce in particolare tra le micro imprese con 1-9 dipendenti (79,5% delle entrate è di difficile reperimento) e le imprese artigiane (74,8% è di difficile reperimento).

Le imprese del settore cercano in particolare profili tecnici: il 65,2% delle entrate sono operai specializzati e operai di macchinari fissi e mobili e conduttori d’impianti. Sette operai specializzati su 10 sono difficili da reperire (70,8%), nel 42% dei casi per ridotto numero dei candidati e nel 25,7% per inadeguatezza dei candidati.

Le province di Modena e Reggio Emilia esprimono un terzo (34,8%) della domanda di entrate delle imprese meccaniche dell’Emilia-Romagna del 2025. Le micro e piccole imprese fino a 49 dipendenti assorbono il 51% delle entrate previste dal settore nella provincia di Modena e il 56,5% in quella di Reggio Emilia. Nel dettaglio le micro e piccole imprese modenesi cercano il 45,3% di candidati con qualifica o diploma professionale oppure un 28,1% con diploma tecnico, mentre quelle reggiane cercano per gli stessi criteri il 44,3% e il 29%. Per le imprese modenesi, nel 43,5% è preferibile un candidato con più di 30 anni e nel 60,7% con esperienza specifica o nel settore, mentre per quelle reggiane è preferibile un candidato over 30 nel 42,8% dei casi e con esperienza specifica o nel settore nel 59,8% dei casi.

Davide Gruppi, presidente della categoria Meccanica per Lapam-Confartigianato Modena e Reggio Emilia e anche presidente di Confartigianato Meccanica Emilia-Romagna, afferma: “I dati del nostro ufficio studi mostrano un quadro in chiaroscuro. La forte vocazione all’export dei nostri territori permette alle nostre imprese una certa resistenza. Restano comunque preoccupazioni sia per le minori vendite sul mercato statunitense che per la maggiore concorrenza della produzione cinese dirottata verso l’UE. Anche il dato della cassa integrazione deve far riflettere: per quanto meno impattante rispetto al 2024, rimane comunque di rilievo per le imprese dell’area. Auspichiamo che la ripresa dei mercati esteri sia un segnale di effettiva risalita e che non si assista a una nuova frenata, così da riprendere in maniera importante gli scambi con i paesi di riferimento per il nostro export. Per quanto riguarda la difficoltà del reperimento di personale, come categoria associativa siamo impegnati da tempo con le scuole del territorio per sviluppare progetti in maniera condivisa così da sensibilizzare i ragazzi a intraprendere percorsi di qualifica professionale.”