Ultimo aggiornamento:  26 Maggio 2026 5:55

Ceramica, allarme da Sassuolo: “L’ETS europeo rischia di desertificare il distretto”

Il grido di allarme all’ Assemblea nazionale di Confindustria del presidente Emanuele Orsini sul rischio della desertificazione del distretto ceramico di Sassuolo da qui al 2030, a causa della errata politica industriale dell’ Unione Europea, ha suscitato il commento preoccupato del presidente di Confindustria ceramica Augusto Ciarrocchi.
«Il Presidente Emanuele Orsini conosce bene il distretto ceramico e per questo, all’Assemblea di Confindustria, ci ha purtroppo citato come settore paradigmatico dei disastri che può provocare la distorsione di uno strumento ambientale trasformato in un’ottusa tassa sulla manifattura – spiega — . L’ETS così com’è costruito non premia chi ha investito nella sostenibilità — e noi lo abbiamo fatto, eccome —, ma punisce chi produce e chi lavora in Europa rispetto alle produzioni extra UE. Distruggere la nostra manifattura e il lavoro di qualità che assicura sui nostri territori peggiorerebbe solo la situazione delle emissioni, perché importeremmo i prodotti ceramici da Paesi come India e Cina che hanno livelli emissivi ben più alti dei nostri”.
Ma come funziona questo benedetto ETS, la sigla di Emission Trading System? E’ entrato in vigore nel 2005 come mercato europeo per lo scambio delle quote di emissione di anidride carbonica. E’ basato sul meccanismo del “cap and trade” , che fissa un tetto massimo alle emissioni dei settori più inquinanti e mira alla riduzione di tali emissioni in atmosfera. Secondo gli ultimi dati disponibili la ceramica a livello europeo ha prodotto 8,5 milioni di tonnellate annue di emissioni, che in Italia sono state di 3 milioni. Le quote sono in parte gratuite e in parte onerose e qui iniziano le distorsioni, dato che il costo di queste ultime è cresciuto di 10 volte negli ultimi 10 anni , in quanto su 250 operatori che intervengono sulla Borsa degli ETS in Olanda ben 200 sono società finanziarie, che hanno solo fini speculativi. Nel corso degli ultimi mesi è in discussione una revisione del Sistema su proposta della Commissione dell’ Unione con obiettivi di riduzione sempre più stringenti, tanto che si teme che l’ onere della tassa ETS possa nel quinquennio 2026-30 raggiungere i 120 miliardi rispetto ai 70 miliardi registrati nel periodo 2021-25.
Stando così le cose, il presidente Ciarrocchi dichiara “La Commissione europea sta per adottare nuovi benchmark ETS per il periodo 2026-2030, che non rispecchieranno le reali performance tecnologiche del settore ceramico. Vanno ripensati per dare aderenza alla realtà e correggere evidenti errori nella loro costruzione”. A Sassuolo, nei corridoi della sede di Viale Monte Santo si mira a 4 obiettivi : fermare la revisione, fissare benchmark realistici, creare un sistema Cbam realmente efficace, così che il costo della CO2 dei prodotti importati sia paragonabile a quello dell’ anidride carbonica emessa in Europa e infine trovare altre risorse economiche per favorire la decarbonizzazione.
Tutto molto difficile da reimpostare questo Sistema, che era partito 20 anni fa da 4-5 € a tonnellata e che oggi viaggia a 80 € per tonnellata, mentre in Cina il sistema analogo costa 10€ a tonnellata e non contempla le produzioni che impiegano gas metano, ma solo quelle a base di energia elettrica.

Giorgio Pagliani