Caro energia, per famiglie e imprese conto da 16,5 miliardi
Il caro energia presenta un conto sempre più pesante per famiglie e imprese italiane.
Dall’inizio del conflitto in Iran, l’aumento dei prezzi ha comportato un aggravio stimato in circa 16,5 miliardi di euro rispetto ai valori medi di febbraio.
È quanto emerge da una verifica dell’Ufficio Studi CNA aggiornata al 30 settembre.
Quasi la metà del maggiore esborso è legata all’aumento dei carburanti, con un costo aggiuntivo stimato tra 7,4 e 7,6 miliardi di euro.
Seguono l’energia elettrica, con 5,8-6 miliardi, e il gas, che pesa per altri 3-3,3 miliardi.
Particolarmente significativo l’impatto registrato nel solo mese di settembre, costato tra 4,6 e 5,2 miliardi di euro.
A trainare la crescita sono stati soprattutto benzina e gasolio, arrivati ai livelli più elevati degli ultimi anni.
Il 21 settembre la benzina ha raggiunto una media di 2,141 euro al litro, mentre il gasolio ha toccato i 2,351 euro il 28 settembre.
Rincari che colpiscono in particolare le imprese che utilizzano quotidianamente furgoni e veicoli da lavoro.
Anche l’elettricità resta sotto forte pressione: il PUN di settembre si è attestato provvisoriamente a circa 208 euro per megawattora, contro i 114,41 euro di febbraio.
Se i prezzi di carburanti, elettricità e gas resteranno sui livelli attuali, il conto energetico potrebbe arrivare a circa 33 miliardi di euro entro la fine del 2026.
Il solo quarto trimestre potrebbe quindi aggiungere oltre 16 miliardi di euro all’aggravio già accumulato.
Secondo la CNA, il contenimento dei prezzi dei carburanti potrebbe garantire un risparmio tra 400 milioni e oltre un miliardo di euro.
Una misura importante, ma non sufficiente a compensare l’impatto complessivo del caro energia.
“Il caro energia sta sottraendo miliardi ai consumi delle famiglie e agli investimenti delle imprese”, sottolinea il presidente della CNA modenese Cesare Galavotti.
Per la CNA servono interventi strutturali, maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi e misure specifiche per micro e piccole imprese.
L’obiettivo è evitare che i rincari energetici finiscano per frenare investimenti, innovazione, occupazione e competitività delle aziende.





