A Modena il nuovo volto dell’economia cinese: energia, investimenti e partnership strategiche per il futuro
Presso Confindustria Emilia il 23 ottobre si è tenuto il confronto tra imprese e istituzioni sulle nuove traiettorie economiche della Cina e le opportunità per l’Italia 
La Cina cambia volto, e lo fa puntando su energia, innovazione e apertura agli investimenti esteri. È quanto emerso dal seminario “Il nuovo volto dell’economia cinese: energia, investimenti e partnership per il futuro”, organizzato dal Centro Studi Eurasia Mediterraneo (CeSEM) in collaborazione con Confindustria Emilia, che ha riunito rappresentanti istituzionali, economisti e imprenditori per analizzare le prospettive del Dragone e le opportunità per le imprese italiane.
Dopo i saluti di Davide Ansaloni (Confindustria Emilia), moderatore e “padrone di casa” dell’evento e Stefano Vernole (CeSEM) – “La Cina cerca sempre ciò che unisce e non ciò che divide” – ha preso la parola Liu Kan, Console generale della Repubblica Popolare Cinese a Milano, che ha ricordato come “l’Italia sia il quarto partner commerciale della Cina nell’Unione Europea, mentre la Cina è il primo partner asiatico dell’Italia”. Un rapporto strategico che Pechino intende rafforzare all’interno di una visione di “globalizzazione aperta, inclusiva ed equilibrata”.
Le priorità di Pechino: sostenibilità, apertura e innovazione
Il Console Liu ha anticipato le linee guida del nuovo piano quinquennale cinese, atteso a breve, che si focalizzerà su tre assi principali: il proseguimento del miglioramento ambientale, obiettivo già rispettato nel piano precedente; la maggiore apertura agli investimenti esteri e la tutela legale degli operatori stranieri; l’avvio, il 18 dicembre 2025, della nuova zona di libero scambio di Hainan, destinata a diventare un hub internazionale per logistica e commercio.
Un’impostazione che, come ha sottolineato Demostenes Floros, Senior Energy Economist del CER – Centro Europa Ricerche, riflette la trasformazione strutturale dell’economia cinese: “Nel 2024 la Cina rappresentava il 27,7% della manifattura mondiale e ha investito 940 miliardi di dollari in energia pulita, pari al 10% del proprio PIL”. Un impegno che ha portato Pechino a detenere oltre il 53% dei brevetti globali in energie rinnovabili, consolidando il suo primato nella raffinazione delle terre rare (93% del totale mondiale) e nella sicurezza energetica attraverso i progetti della Belt and Road Initiative. Floros ha però messo in guardia contro i rischi di una deriva protezionistica in Europa: “L’alternativa è tra il protezionismo, che rischia di frammentare le catene globali del valore, e una collaborazione win-win capace di generare crescita condivisa”.
Le imprese italiane in Cina: tra opportunità e sfide competitive
Dalle analisi macroeconomiche alle esperienze sul campo, le testimonianze di Fabio Malagoli (fondatore e CEO di Techboard) e Massimiliano Gigli (CEO e Market Operations Director di Modula) hanno offerto una prospettiva imprenditoriale concreta. Per Malagoli, la Cina ragiona su orizzonti temporali lunghissimi: “Non ha una visione quinquennale, ma cinquantennale. Negli ultimi vent’anni il Paese è cambiato profondamente e oggi le barriere culturali con l’Europa si sono abbassate, anche se la Cina continua a rispettare
le proprie tradizioni, persino a scapito del business”. Per Massimiliano Gigli di Modula, l’azienda ha sempre ricevuto forte supporto dal Governo di Pechino e data la capacità manifatturiera e la stabilità del Dragone, le prospettive di profitto rimangono importanti. Tuttavia, la Cina è altamente competitiva e l’ambiente politico si aspetta che gli investitori stranieri portino dei risultati concreti: è facile fare impresa, ma difficile essere concorrenziali.
Italia e Cina: un partenariato da consolidare
Dall’incontro modenese emerge un messaggio chiaro: per le imprese italiane, la Cina resta un mercato di riferimento, ma anche un interlocutore complesso che richiede strategie di lungo periodo, innovazione e capacità di adattamento. L’obiettivo condiviso tra istituzioni e imprese è costruire una cooperazione basata su fiducia, complementarità e sostenibilità — elementi che potrebbero definire la nuova fase del partenariato economico italo-cinese.
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