AI e manager del futuro: impegno e sfida del Gruppo Giovani di Federmanager Modena
L’intelligenza artificiale non è più una prospettiva futura, ma una leva concreta di trasformazione per imprese e manager. È questo il messaggio emerso dal convegno promosso dal Gruppo Giovani di Federmanager Modena, un appuntamento che – come raccontato anche sulle pagine di Modena Industria – ha acceso i riflettori su competenze, cultura organizzativa e nuove responsabilità della leadership nell’era dell’AI.
L’AI ridisegna il management: a Modena il confronto tra giovani manager e imprese
L’intelligenza artificiale come infrastruttura trasversale, capace di toccare ogni livello dell’organizzazione. Ma anche come banco di prova culturale per una nuova generazione di manager chiamati a guidare il cambiamento. È attorno a questi temi che si è sviluppato il convegno organizzato dal Gruppo Giovani di Federmanager Modena, primo appuntamento di un percorso che punta a creare confronto stabile sul territorio.
Un nuovo bacino di manager
Per il presidente Marco Secchia, l’iniziativa rappresenta un passaggio strategico: «È un nuovo bacino di utenza. Ci siamo rivolti a una generazione di manager più giovane rispetto ai nostri abituali associati». Un segnale chiaro di rinnovamento interno, reso possibile dall’impegno del Gruppo Giovani, considerato il futuro dell’organizzazione. L’obiettivo è dare continuità all’esperienza, ampliando temi e collaborazioni anche con altre province, per consolidare una rete di manager pronti ad affrontare le sfide di uno scenario in rapidissima evoluzione.
Un percorso che guarda al futuro
«Questo primo convegno vuole essere l’incipit di una serie di incontri e opportunità», spiega Michele Gelati, tra i promotori dell’iniziativa. Il focus è chiaro: offrire ai giovani manager strumenti di lettura e confronto su un mondo del lavoro in trasformazione accelerata, dove tecnologia e competenze devono procedere insieme. L’intelligenza artificiale, tema scelto per questo primo appuntamento, è stata affrontata non come fenomeno tecnico riservato agli specialisti, ma come leva manageriale.
L’AI come infrastruttura organizzativa
Secondo Giovanni Rossi di Glasford International, «oggi l’intelligenza artificiale è un’infrastruttura che tocca tutti gli strati dell’organizzazione». Non servono soltanto specialisti, ma manager capaci di comprenderne il potenziale trasformativo, applicarla nelle proprie aree di competenza e leggere correttamente i dati di cui si nutre. Il punto centrale diventa quindi la capacità di integrazione: tra tecnologia e persone, tra dati e processi decisionali. Una competenza ibrida che definisce il nuovo profilo della leadership.
Dalla teoria alla pratica: l’impatto sui processi
L’esperienza aziendale racconta come l’AI possa incidere concretamente sui risultati. Emanuele Sartori di HR Tools evidenzia un cambiamento radicale nei processi di sviluppo: «Siamo passati da
un design statico a un prodotto dinamico, con un guadagno di efficienza superiore all’80%». Un esempio che dimostra come l’intelligenza artificiale, se integrata correttamente nei flussi operativi, possa generare vantaggi competitivi tangibili. Sul fronte delle risorse umane, Marta Ferrari sottolinea un prerequisito fondamentale: «Per utilizzare l’intelligenza artificiale applicata alle HR è indispensabile avere una base dati digitalizzata e processi interconnessi». Senza qualità e integrazione dei dati, l’AI resta un potenziale inespresso.
La vera sfida è culturale
Ma la trasformazione digitale non si esaurisce nell’adozione di strumenti tecnologici. Per Carlo Bondioli di System Logistics, «non è una questione di codice, ma di cultura». L’elemento chiave è l’umiltà di mettersi in gioco, come dimostrato dall’esperienza del reverse mentoring in azienda, dove il confronto intergenerazionale diventa leva di crescita reciproca. È proprio questa dimensione culturale a emergere come filo conduttore del convegno: l’AI non sostituisce il manager, ma ne ridefinisce il ruolo, chiedendo apertura, competenze trasversali e capacità di guida.
Il convegno del Gruppo Giovani di Federmanager Modena ha segnato così l’inizio di un percorso che punta a consolidare una nuova identità manageriale: meno verticale, più integrata, capace di leggere i dati senza perdere la centralità delle persone. In un territorio ad alta vocazione industriale come quello modenese, la sfida dell’intelligenza artificiale diventa un’opportunità concreta per ripensare il futuro del management.
Fili.Pe.





