Ultimo aggiornamento:  6 Novembre 2025 9:48

Allfortiles 2025: confronto con India e Cina, “Le tigri asiatiche, che spaventano le nostre imprese”

L’ultimo convegno della ventesima edizione di Allfortiles è stato dedicato al confronto con India e Cina, le tigri asiatiche, che spaventano le nostre imprese.

Giorgio Prodi, economista all’Unimore e figlio di Romano, confida “Non sono così preoccupato. Veniamo da 2 anni brutti, ma siamo ancora in un altro campionato. Non siamo stati spazzati via a suo tempo dalla Spagna e siamo ancora qui. Non è l’India il nostro problema, siamo noi che dobbiamo sapere cosa vogliamo fare”.

Paolo Mongardi, presidente della Sacmi di Imola, non è pessimista. “Dobbiamo capire bene quali sono i punti forti del sistema cinese, ma con l’aiuto delle istituzioni dobbiamo giocare la nostra partita”. Sacmi è una cooperativa, che ha 105 anni di vita e la sua macchina di punta l’ha venduta in Cina. Conclude Mongardi “Quindi non dobbiamo avere paura, il cliente cerca il massimo della performance”.

Roberto Magnani, amministratore delegato di ICF Welko, acquisita alcuni anni fa dal gruppo cinese Keda, pur circondato da alfieri dell’italianità, non si smarrisce e precisa “In Cina ci sono centinaia di ingegneri in Ricerca e Sviluppo, che fanno parte del nostro gruppo. Il mio motto è: Vinca il migliore, noi pensiamo di esserlo. Bisogna riconoscere che oggi in Europa non siamo competitivi per fare dei numeri e i nostri colleghi cinesi hanno fame e voglia di lavorare”.

Gianfranco Padovani, presidente del gruppo Sicer, tra i leader nel comparto dei colorifici, illustra così la situazione “L’inchiostro è dominato dai produttori cinesi, ma i miei clienti chiedono innovazione e un servizio pazzesco e qualità. Al momento i produttori cinesi non danno un servizio adeguato”.

Sul futuro del distretto ceramico Padovani inquadra così il suo stato: “Nella ceramica siamo rimasti come produttori di nicchia, con 400 milioni di prodotto su 13 miliardi di mq. nel globo, quando nel 2001 eravamo i primi al mondo. Qui con il nostro distretto abbiamo una capacità di innovare fortissima, anche se i costi sono alti. Gli altri copiano e copiare costa molto poco. Noi siamo un riferimento mondiale, ma gli altri imparano in fretta. Io ho sempre detto che le piastrelle noi le regaliamo, eppure è un prodotto ecologico e imbattibile, che merita ben altra valutazione”.

I due ceramisti presenti vedono luci e ombre. Stefano Bolognesi, presidente di Coop. Ceramica Imola, rivela “Lavoriamo in Cina da 26 anni, che è il primo produttore mondiale di ceramica, ma anche un grande mercato. Innovazione e ricerca sono stati portati avanti dalla nostra catena produttiva, dobbiamo insistere sull’innovazione come fattore di valore aggiunto. Come Italia facciamo 110 milioni di mq di import, principalmente da India e Turchia, ma appena 2 milioni dalla Cina. La minaccia non è così elevata, ci deve fare da spunto per anticipare tante cose”.

Vittorio Borelli, amministratore delegato di Fincibec e già presidente di Confindustria ceramica, osserva “Siamo riusciti a far inserire a suo tempo dazi antidumping sulla Cina, ma quello introdotto sull’India, tra il 6 e l’8%, è risibile e il loro export è cresciuto del 67%. Con 380 milioni di mq prodotti in Italia siamo già in una nicchia, ma non possiamo scendere ancora per essere interessanti. Dobbiamo fare lo sviluppo del prodotto qui per fare gioco di squadra. I clienti ci chiedono la non tossicità del prodotto, l’Europa dovrebbe fare delle regole precise, che premiano i virtuosi”.

Giorgio Prodi detta le sue conclusioni “Stare all’occhio con la Cina, che ha una grossa evoluzione tecnologica. Abbiamo superato tante sfide, abbiamo tutte le carte per riuscire a vincere, ma ci manca la visione a lungo termine”.

 

Giorgio Pagliani