Ultimo aggiornamento:  22 dicembre 2017 10:53

Chiara Luppi – Tam Tam Balidè

I designer del futuro. Si parte con 50 euro e si vende nei mercatini hispster

Cominciato quasi per gioco dopo aver perso il lavoro in un pronto moda carpigiano, Chiara Luppi è una delle fashion designer emergenti più interessati del circuito dei mercatini handmade e vintage con il suo brand Tam Tam Balidè.

La sua attività si alterna tra ricerca, creazione, produzione, confezione, vendita diretta e promozione, quasi come se fosse una vera casa di moda racchiusa in una giovane donna che si è fatta da sola.

Come è iniziata questa avventura?
Ero in disoccupata e inoltre dovevo svuotare l’armadio e ho partecipato ad un mercatino vintage, portando anche sei gonne a ruota create da me con 50 euro di stoffa, che sono andate a ruba. Con i soldi guadagnati ne ho rifatte altre dodici, ho aperto la partita Iva e da li non mi sono più fermata.

Come sei entrata nel giro giusto dei mercatini più cool?
Di giorno compravo le stoffe e producevo e di sera mi attaccavo al pc per cerare eventi e guardare su instagram dove andavano i miei “competitors”. Ho avuto la fortuna di partecipare ad una delle prime edizioni dell’East Market di Milano, il più importante evento del circuito con quasi 20mila presenza ogni edizione. Questo è stato un vero trampolino di lancio.

Quali sono le città dove si vende meglio?
Sicuramente Milano, è davvero una città cosmopolita, la gente è più ricettiva; comprende che anche se si sta passeggiando per delle bancarelle vendiamo merce di qualità, pezzi unici, artigianali ed è disposta a spendere qual cosina in più. Anche nella zona di Bergamo e Brescia si lavora bene, al contrario dell’Emilia, in particolare Bologna, dove c’è ancora un’immagine molto punk e second hand legata ai mercatini e le persone non concepiscono di pagare dei capi sopra i 30-40 euro.

Come definiresti il tuo stile?
Da sempre mi piacciono i capi con tanto tessuto, quindi vestiti morbidi e lunghi ma molto femminili. Ho la fortuna di vivere in una zona dove il tessile la fa da padrone e riesco a trovare le materie prime facilmente e ad assemblare le collezioni grazie ai tanti laboratori con i quali collaboro. Le ispirazioni mi vengono dal mondo della moda ma anche dal vintage. Sicuramente partecipare a tanti mercatini è anche un’occasione per fare ricerca oltre che di business.

Quali strategie bisogna adottare per aver successo in questo campo?
Siamo designer emergenti ma non abbiamo una filiera produttiva alle spalle. Dobbiamo fare tutto da soli, compresa la promozione. In questo caso i social vi vengono in soccorso. Instagram e facebook sono due mezzi essenziali anche per farsi conoscere e per le vendite dirette.

Secondo te come si evolverà questo fenomeno?
Prima erano la cosa più alternativa possibile, ora assistiamo ad un vero e proprio boom di mercatini hispster. A mio parere la presenza è destinata a calare e a stabilizzarsi sulla qualità; andranno avanti solo gli appuntamenti più autorevoli.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Il salto di qualità, l’upgrade, per diventare un marchio con una produzione in grande, è sempre l’obbiettivo finale. Io sono veramente “nata per caso”, ma sono davvero soddisfatta ed appagata. La fatica è tanta ma la felicità di fare quello che mi piace, senza dovere sottostare a regole da dipendente è una vera soddisfazione. Consiglio a chi ha un’idea creativa di buttarsi e provare. Io sono la dimostrazione che si può partire anche con 50 euro.

Giulia Guandalini