Ultimo aggiornamento:  5 Febbraio 2026 5:09

Economia modenese tra incertezza e segnali contrastanti: il 2026 si apre all’insegna della prudenza

Il 2026 si profila come un anno ancora complesso per l’economia della provincia di Modena, caratterizzato da un contesto incerto e da segnali contrastanti. Accanto a timidi elementi di tenuta e ad alcune dinamiche positive, permangono infatti criticità che frenano gli investimenti e alimentano un clima di prudenza tra gli imprenditori. È quanto emerge dall’analisi dei principali indicatori economici elaborata dall’ufficio studi di Lapam Confartigianato Modena e Reggio Emilia.

Secondo un’indagine condotta su un campione di imprese associate, il sentiment degli imprenditori modenesi per il primo semestre del 2026 resta negativo: il saldo tra chi prevede un aumento degli ordini e chi, invece, si attende un calo è pari a -20,3 punti. Un dato che conferma una diffusa cautela rispetto alle prospettive di breve periodo.

A pesare è anche il rallentamento degli investimenti. Nei primi nove mesi del 2025, oltre la metà degli imprenditori della provincia di Modena (50,5%) ha annullato, rimandato o ridotto gli investimenti programmati, mentre solo il 25,9% è riuscito a portarli a termine come previsto. Una dinamica che riflette le difficoltà di accesso al credito e l’incertezza del quadro economico generale.

Sul fronte della demografia d’impresa, continua una tendenza ormai consolidata: da oltre un decennio il numero di imprese è in calo, con una flessione più marcata nel comparto artigiano. Nel 2025 cresce complessivamente il numero degli occupati, ma non nel settore manifatturiero, dove aumenta il ricorso alla cassa integrazione. La difficoltà di reperire personale qualificato spinge molte imprese a trattenere i lavoratori anche in fasi di riduzione della produzione, nel tentativo di non disperdere competenze strategiche.

Non mancano però elementi di criticità anche sul mercato del lavoro: nei primi tre mesi del 2026 le entrate previste dalle imprese modenesi registrano un calo del 2,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Segnali più incoraggianti arrivano invece dal commercio estero. L’export dell’area modenese vale complessivamente 13,4 miliardi di euro e nei primi nove mesi del 2025 si osserva una sostanziale tenuta dell’export manifatturiero. In particolare, le micro e piccole imprese mostrano una performance migliore rispetto alle altre realtà, con una crescita delle esportazioni pari a +1,2%.

Tiene anche il comparto turistico, che continua a rappresentare una leva importante per l’economia locale. Nei primi dieci mesi del 2025 il numero di turisti è aumentato dell’8,8% rispetto allo stesso periodo del 2024, trainato soprattutto dalla componente straniera. Crescono anche i pernottamenti (+7,3%), seppur a un ritmo inferiore, segno di soggiorni mediamente più brevi sul territorio.

Daniele Mazzini, presidente di Lapam Confartigianato Modena e Reggio Emilia, sottolinea come «l’analisi evidenzi una grande incertezza: la diminuzione delle imprese, soprattutto artigiane, è un campanello d’allarme e la difficoltà di accesso al credito penalizza gli investimenti, senza i quali si perde terreno sui mercati». Mazzini evidenzia inoltre lo sforzo delle imprese nel mantenere le competenze, pur avvertendo che «senza una ripresa della domanda e strumenti adeguati sul lavoro, questo equilibrio rischia di non reggere nel lungo periodo». Positivi, invece, i dati sul turismo, che confermano l’attrattività del territorio.

In questo scenario fatto di luci e ombre, Lapam Confartigianato ha scelto di dare continuità anche nel 2026 alla campagna di tesseramento “Intelligenza Artigiana Creativa”. Il segretario Carlo Alberto Rossi spiega: «Non è una ripetizione, ma una dichiarazione di continuità. L’intelligenza artigiana creativa è la capacità delle nostre imprese di innovare senza perdere identità, mettendo al centro la persona, il lavoro e la qualità».

Rossi richiama inoltre il tema della burocrazia e dell’incertezza come principali ostacoli per le imprese e cita le parole pronunciate da Papa Leone XIV durante l’Angelus: «Dire no all’industria della guerra e far prevalere l’artigianato della pace». Un messaggio che, secondo Lapam, rafforza il valore del lavoro artigiano come modello di sviluppo responsabile, radicato nei territori e attento alle persone. Un principio che l’associazione traduce quotidianamente in azioni concrete a supporto delle imprese, attraverso servizi di consulenza, contenimento dei costi energetici e accompagnamento nell’accesso a bandi e contributi, con l’obiettivo di coniugare sviluppo economico e coesione sociale.