Ultimo aggiornamento:  18 gennaio 2018 5:13

“Il coraggio, prima di tutto”

Storia dell’azienda bastigliese, che nasce negli anni della crisi e passa attraverso sisma, alluvione e crollo del mercato di riferimento. Ma che oggi cresce

 Il coraggio è mettersi insieme e partire nel pieno della crisi economica “Era il 2011…” dicono. Non spaventarsi e proseguire attraversando un anno decisamente poco piacevole: il 2012, col sisma che ha sconvolto la bassa modenese. Poi il 2014, l’alluvione di gennaio e tutto quello che ne ha conseguito. Quindi maniche rimboccate e avanti fino ad oggi col mercato che sorride in Italia e all’estero. Questa in brevissima sintesi la storia di Mec S.r.l., azienda di Bastiglia, attiva nella produzione di attrezzature per macchine movimento terra – in particolare benne, bracci e attacchi rapidi – e fornitura di impianti idraulici. “Lavoravamo insieme, e da sempre in questo settore – raccontano Erik De Leon, Giuseppe Paldetti e Vladimir Rusnak (anche se all’inizio erano in quattro). In un certo momento, abbiamo deciso di scegliere la nostra strada cercando di realizzare un prodotto che rispecchiasse le nostra ambizioni. Il territorio sicuramente è stato un valore aggiunto: perfetto dal punto di vista logistico e per le possibilità che offre in termini di sinergie con altre aziende per realizzare prodotti di qualità elevata. Anche se un po’ penalizzato dai costi di produzione, problema comune a tanti”.

Forza produttiva. Mec, conta attualmente al suo interno circa una decina di persone tra dipendenti e collaboratori che si occupano delle vendite. Buona parte della produzione viene svolta da una azienda diventata loro partner dopo il sisma del 2012 a causa della perdita del proprio capannone ed ospitata da allora in una parte dello stabilimento bastigliese. “Dal prossimo anno – dicono – contiamo di aumentare il personale di qualche nuova unità”. Mec però pur nel suo piccolo è anche ricerca e sono sempre loro a raccontarlo: “Viene realizzata per l’80% al nostro interno col supporto di alcuni clienti storici che ci aiutano a sviluppare e testare nuove tipologie di attrezzature, attraverso la raccolta e l’analisi dei dati di mercato, ma pure grazie anche alle opinioni degli operatori del settore. Il resto invece, avviene per la collaborazione attivata qualche anno fa con un paio di aziende esterne. Giusto per ricalcare l’importanza di fare rete e creare nuove sinergie”.

Il mercato. Non esiste il cosiddetto “cliente tipo”. Alla realtà produttiva bastigliese, si rivolge tanto il grande gruppo, quanto il piccolo imprenditorie bisognoso di “soluzioni” su misura. E questo perché negli ultimi anni, un po’ per l’andamento altalenante del mercato un po’ per la crescita dei servizi di vendita online, “I nostri prodotti – aggiungono – sono alla portata, forse non di tutti, ma di molti. La nostra forza comunque sta nella flessibilità, e quindi, nella capacità di realizzare attrezzature standard o speciali di elevata qualità (anche e soprattutto su richiesta del cliente o su nostro sviluppo) in tempi rapidi oltre che a prezzi contenuti.” Arrivando a parlare di mercato poi s’apre un’altra pagina non troppo felice: “Per anni abbiamo operato prevalentemente sul mercato russo ed ucraino. L’accentuarsi della crisi tra i due Paesi ha congelato la nostra operatività costringendoci a rivedere le strategie e ad orientarci verso altre realtà. Cosa non facile subito se pensiamo che Russia e ucraina incidevano sul fatturato aziendale per circa il 70%. Ad oggi però siamo presenti nell’est dell’Europa, principalmente in Ungheria e Romania, ma pure in Spagna, Francia, UK, Repubbliche baltiche. Fuori dall’UE, in Pakistan e Sud America, Cile in particolare. Entrambi con buone chances di crescita, e in Israele ed Emirati Arabi Uniti direttamente con dealers ufficiali di macchine. Per tutti vale una regola fondamentale: il made in Italy, che per noi è alla base del prodotto, un valore aggiunto. Nonostante a volte comporti qualche sacrificio in termini di guadagno. Siamo convinti però che nel lungo periodo rappresenti una scelta vincente. Per questo, il 60% dei nostri fornitori sono modenesi; e per il 90% situati tra Emilia Romagna, Veneto e Lombardia. Fa parte del nostro DNA: continuare a produrre sul territorio usufruendo della collaborazione degli artigiani locali.” Un motivo di soddisfazione, che va di pari passo nel vedere le proprie attrezzature protagoniste anche nella ricostruzione post-sisma. Mercato tuttavia, significa anche numeri e fatturato. “Da metà 2015 fino alla fine del 2016 abbiamo avuto una crescita costante, stabilizzatasi nel 2017 ed avviatasi nuovamente in questi ultimi mesi. Va detto però che la crisi ha fortemente modificato il settore e di conseguenza ci siamo dovuti adeguare. Il punto di svolta è stato nel 2015 con l’uscita di uno dei soci fondatori e il riassetto societario che ha dato ulteriore spinta alla nostra realtà. Il 2016 è stato il miglior anno in assoluto con una crescita di quasi il 30% rispetto al miglior anno dalla nostra nascita e il 2017 ci vede in linea con quello passato. La differenza l’ha fatto l’incremento di quota del mercato Italia che è passata da un 20% a un 38%, frutto di alcuni investimenti mirati sul nostro territorio. Per il 2018 non ci sbilanciamo: i sentori per alcuni mercati esteri paiono positivi, ma i conti si fanno alla fine”.

L’impresa e le difficoltà. “Diverse e di vario tipo – tagliano corso in tema di difficoltà riscontrate – Ci sono quelle di tutti i giorni, dall’incasso dei pagamenti, al reperimento del personale specializzato da inserire in officina. Fino al mercato, il cui andamento oggi costringe ad una reperibilità h24, 365 giorni l’anno, finalizzato ad offrire un servizio in più al cliente. Quindi i soliti. Dalla burocrazia alle normative di vario genere che proprio non aiutano tanto i piccoli che fanno impresa, parte importante dell’ossatura economica del Paese. Occorrerebbero maggiori forme di tutela, e di sostegno… L’industria 4.0? Ci stiamo lavorando. Abbiamo un progetto che coinvolge anche altre aziende del nostro settore e speriamo nei prossimi due anni di poter almeno in parte portalo a termine”.

Filippo Pederzini