Lavoro a Modena: a gennaio 2026 previste nuove assunzioni, ma resta forte il mismatch tra domanda e offerta
Nel mese di gennaio 2026 le imprese della provincia di Modena prevedono 7.910 nuove assunzioni, ma quasi una su due (47,7%) rischia di non andare a buon fine per la difficoltà di reperire i profili professionali richiesti. È quanto emerge dai primi risultati elaborati dal Centro Studi e Statistica della Camera di Commercio di Modena sui dati del Sistema informativo Excelsior, promosso da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Dopo il rallentamento di dicembre, le entrate previste raddoppiano, un andamento legato alla stagionalità. Più significativo il confronto con gennaio 2025, che evidenzia una lieve flessione dell’1,0%. Nel trimestre gennaio–marzo 2026 le previsioni complessive di nuovi ingressi salgono a 19.720 unità, in aumento dell’1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il quadro modenese si inserisce in una dinamica più ampia: in Emilia-Romagna le assunzioni di gennaio risultano quasi raddoppiate rispetto a dicembre, mentre a livello nazionale l’incremento è del +50,6%. Su base annua, la crescita è del +3,4% in regione e del +6,0% in Italia.
Contratti: meno tempo determinato, crescono somministrazione e collaborazioni
Dal punto di vista contrattuale, a gennaio si registra un netto calo dei contratti a tempo determinato, che scendono al 38%. Aumentano invece i contratti di somministrazione (20,0%) e i co.co.co. e altri contratti non dipendenti (11,0%). Restano sostanzialmente stabili i contratti a tempo indeterminato (23,0%) e quelli di apprendistato (5,0%), mentre si dimezza la quota degli altri contratti dipendenti, che si fermano al 3,0%.
Industria in testa, seguita dai servizi alle imprese
Per settore di attività, prevale l’industria, che raggiunge il 30,8% delle assunzioni previste. Seguono i servizi alle imprese (19,8%), il commercio (14,6%), il turismo (11,3%) e i servizi alle persone (10,9%). L’edilizia rappresenta l’8,4% delle entrate, mentre resta marginale il settore primario con il 4,2%.
Profili ricercati e difficoltà di reperimento
Le figure più richieste sono gli operai specializzati (19,9%) e le professioni specializzate nelle attività commerciali e nei servizi (17,8%). Seguono i conduttori di impianti e macchinari (17,2%), le professioni tecniche (15,4%) e gli operai non qualificati (13,6%). Gli impiegati rappresentano il 9,5%, mentre le professioni intellettuali, scientifiche e ad alta specializzazione il 6,5%. Residuale la quota dei dirigenti (0,3%).
Il mismatch resta uno dei nodi principali del mercato del lavoro modenese. Le difficoltà di reperimento sono particolarmente elevate per alcune professioni altamente qualificate o tecniche: risultano introvabili nel 79,2% dei casi gli specialisti in scienze della vita e nel 77,6% i tecnici della distribuzione commerciale. Criticità marcate si registrano anche per gli addetti alle rifiniture delle costruzioni (75,5%), per gli operai addetti all’installazione e manutenzione di attrezzature elettriche ed elettroniche (68,3%) e per gli addetti alle costruzioni e manutenzione di strutture edili (65,3%).
Esperienza, giovani e lavoratori immigrati
Nel 64% delle assunzioni le imprese richiedono esperienza specifica. Le ricerche rivolte a giovani under 30 rappresentano un terzo del totale, mentre le assunzioni di lavoratori immigrati raggiungono il 27%. Sale al 18% la quota di imprese che dichiarano l’intenzione di assumere.
Titoli di studio e aree di inserimento
Il titolo di studio più richiesto resta la qualifica professionale (36,5%), pur in lieve calo, seguita dal diploma di scuola superiore (24,7%). Cresce la domanda di laureati, che sale al 16,2%, mentre restano marginali gli ITS (3%). Scende al 19,6% la quota di richieste rivolte a persone con la sola scuola dell’obbligo.
Per quanto riguarda le aree aziendali di inserimento, prevalgono gli addetti alla produzione di beni ed erogazione di servizi (43,7%) e all’area commerciale (16,4%), entrambe in calo rispetto a dicembre. Aumentano invece le assunzioni nelle aree tecnica e progettazione (15,2%), logistica (13,5%) e amministrativa (6,1%). Rimane stabile la quota destinata a direzione e affari generali (5,1%).
Nel complesso, il mercato del lavoro modenese mostra segnali di tenuta nei volumi, ma continua a scontare un forte disallineamento tra competenze richieste e profili disponibili, confermando la centralità delle politiche di formazione e orientamento.





