Ultimo aggiornamento:  25 Settembre 2026 5:01

Lavoro, a Modena ripartono le assunzioni

Dopo la pausa estiva il mercato del lavoro modenese torna a mettere in moto le assunzioni. A settembre 2026 le imprese della provincia prevedono infatti 7.880 nuovi ingressi, contro i 4.520 programmati ad agosto: un incremento del 74,3%, pari a 3.360 assunzioni in più. È il dato principale che emerge dall’ultima rilevazione del Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e analizzato per il territorio dal Centro Studi e Statistica della Camera di Commercio di Modena. 

La ripartenza di settembre, tuttavia, non cancella completamente i segnali di rallentamento registrati nel confronto con lo scorso anno. Rispetto a settembre 2025, infatti, le assunzioni previste diminuiscono del 2,2%. Un calo comunque più contenuto rispetto a quello registrato in Emilia-Romagna (-4,5%), mentre a livello nazionale la flessione si ferma allo 0,7%.

Oltre 20mila assunzioni nell’arco di tre mesi
Le prospettive per l’autunno appaiono comunque positive. Nel periodo settembre-novembre le imprese modenesi prevedono complessivamente 20.600 nuovi ingressi, con una crescita del 6,9% rispetto al trimestre precedente. Il confronto con lo stesso periodo del 2025 rimane invece più contenuto: +0,6%.  A trainare la domanda di lavoratori è soprattutto l’industria manifatturiera, che concentra oltre un quarto delle assunzioni previste. Seguono i servizi alle imprese, con il 16,8%, i servizi alle persone con il 16,2% e il commercio, al 16%. Le costruzioni salgono al 9%, mentre il turismo rappresenta il 13,2% degli ingressi programmati. Particolarmente marcata è invece la contrazione della componente agricola, che passa dall’11,5% di agosto al 2,8% di settembre.

Cresce la richiesta di competenze specialistiche
Uno degli elementi più significativi della rilevazione riguarda il tipo di professionalità cercate dalle aziende. Le imprese modenesi sembrano orientarsi sempre più verso profili qualificati, mentre diminuisce il peso della manodopera non specializzata. Le professioni intellettuali salgono dal 5,1% al 7,2% degli ingressi previsti, mentre le professioni tecniche raggiungono l’11,6%. In crescita anche la quota degli impiegati, al 7,1%. La fetta più consistente resta comunque quella delle professioni nelle attività commerciali e nei servizi, che rappresentano il 26,8% delle assunzioni. Gli operai specializzati si attestano al 16,7%, mentre i conduttori di impianti e macchinari rappresentano il 15%. Scende invece in modo evidente la quota degli operai non qualificati, passata da circa un quinto degli ingressi al 15,4%.

Più laureati e diplomati tra i profili richiesti
L’evoluzione delle figure professionali ricercate si riflette anche sui titoli di studio. La quota di ingressi per i quali viene richiesta una laurea o una formazione ITS sale al 16,8%, rispetto al 12,4% precedente. Cresce anche la domanda di diplomati, che raggiungono il 27,1%. Restano invece maggioritarie le qualifiche professionali, richieste per il 37,1% degli ingressi, mentre il 19,1% riguarda persone con il solo titolo di scuola dell’obbligo.

Il nodo resta il mismatch: un’assunzione su due è difficile da coprire
L’aumento della domanda di personale si accompagna però a una difficoltà crescente nel trovare lavoratori con le competenze richieste. Secondo i dati Excelsior, circa una posizione su due risulta difficile da coprire. Il problema è particolarmente evidente per alcune professioni. Tra i profili più difficili da reperire figurano gli specialisti nelle scienze della vita, con una difficoltà di reperimento dell’89,3%, i conduttori di veicoli e macchinari, al 78,1%, e gli operai specializzati nell’edilizia, al 77,2%. All’estremo opposto, risultano relativamente più semplici da reperire gli addetti ai movimenti di denaro e all’assistenza clienti, per i quali la difficoltà di reperimento si ferma al 25,3%.

Contratti: il tempo determinato resta prevalente
Sul fronte delle modalità di ingresso, il contratto a tempo determinato continua a rappresentare la formula più utilizzata, con il 60,1% delle assunzioni previste. Il tempo indeterminato sale invece al 18%. Seguono i contratti di somministrazione, al 13,6%, l’apprendistato al 4,5% e i co.co.co. e gli altri contratti non dipendenti al 3,9%. Quanto ai destinatari delle nuove assunzioni, il 32,4% delle ricerche riguarda giovani under 30, mentre il 25,3% interessa lavoratori immigrati e il 16% donne. La maggior parte dei nuovi ingressi è prevista nelle imprese con meno di 50 dipendenti.

Il quadro che emerge per l’autunno modenese è dunque quello di un mercato del lavoro che, dopo il rallentamento fisiologico dei mesi estivi, torna a cercare personale. Ma insieme alla quantità delle assunzioni cresce anche la necessità di competenze specifiche: per le imprese, la sfida non è soltanto trovare lavoratori, ma trovare persone con la formazione e la professionalità richieste.