Ultimo aggiornamento:  30 ottobre 2018 9:47

L’Emilia cresce e crescerà

L’ultima assemblea come Presidente di Confindustria Emilia per Alberto Vacchisi è svolta il 5 settembre, sempre nell’ambito della mostra riservata agli associati FaRete, che indubbiamente dopo la fusione tra Bologna, Modena e Ferrara è decollata come numero di stand per 30.000 metri quadrati occupati e come numero di convegni, 90.

Il periodo scelto era stato segnato da scontri dialettici tra l’ organizzazione nazionale degli industriali e il Governo Lega-Cinque Stelle. Addirittura era stata vagamente ipotizzata la possibilità di una discesa in piazza come protesta plateale degli imprenditori. Poi Salvini dà una intervista al Sole 24 Ore, si mostra molto più moderato verso l’ Unione Europea e scoppia la svolta di Salerno, così chiamata per le origini del presidente Boccia.

Comunque il programma dell’assemblea era stato impostato sapientemente sul rapporto tra Italia ed Europa, avendo chiamato l’economista Daniel  Grosa trattare il tema “Le sfide  e le incognite dell’ Europa”. Piccolo particolare Gros è tedesco e quindi va da sé che non si intendeva sparare a pallettoni contro la Germania…

Con tono sempre misurato Vacchi ha dettato una linea ben racchiusa nel motto annunciato nel video iniziale “I nostri sogni sono i sogni di Europa, le nostre sfide sono le sfide d’Europa” e citazione di esempi quali Traiano, S. Benedetto e i tre geni del Rinascimento: Raffaello, Leonardo e Michelangelo. Piano piano giunge al punto dei rapporti con il Governo, che tratta con molto “understatement” britannico “Mi sembra che la centralità dell’ impresa sia spesso trascurata”, ma poi, dopo aver spiegato che le fragilità sono state meglio interpretate da “leader populisti o sovranisti” aggiunge fuori testo “L’Italia deve restare il paese della Chiesa di Roma, della solidarietà”.

Approfondisce il tema della formazione e del divario tra esigenze delle imprese e l’ offerta esistente nel mercato del lavoro. Delinea le mancanze della formazione, anche universitaria e propone “Si metta  a punto  un sistema di ascolto nelle imprese e nel mondo del lavoro, si percepisca la domanda che viene dal mondo produttivo reale, non sia solo la ricerca di finanziamenti a muovere professori universitari verso l’industria, ma anche un sentimento di servizio verso la collettività”. Ma finalmente il Presidente attacca dritto sulla carenza di infrastrutture “Vi invito ad andare nella nostra valle del Frignano e misurare le ore uomo necessarie per connetterle all’ aeroporto di Bologna, non vi è nemmeno una linea ferroviara”. E insiste “Perché dobbiamo far passare dal nodo di Bologna tutto il traffico che dal corridoio veneto sale verso Sassuolo, primario distretto, che beneficerebbe della Cispadana, se vi fosse. Perché parliamo del Passante Nord e non ci sono cenni di inizio cantiere?”. Denunciate le magagne pubbliche, Vacchi può finalmente raccontare il bello dell’ Emilia che produce e che investe. Il PIL regionale è cresciuto dell’ 1,7% nel 2017 e la disoccupazione è scesa al 6,5% con un inciso illuminante “Evidentemente le politiche del lavoro, dagli incentivi per le assunzioni al tanto discusso Jobs Act un impatto positivo lo hanno prodotto”. Insomma qui si è fatto innovazione ed internazionalizzazione e in Emilia “nelle nostre 20 filiere d’eccellenza le aziende leader sono state decisive per alzare il valore aggiunto di decine e decine di imprese fornitrici”.

Quindi l’industriale leader del packaging con il Gruppo IMA si avvia al saluto finale e informa che a marzo 2019 “vi sarà l’avvicendamento alla Presidenza di Confindustria Emilia”. Parola precisa avvicendamento, che significa che nei patti spetta succedere a un imprenditore modenese, quando cessa quello bolognese. Quindi Caiumi è il nuovo che avanza e se ne facciano una ragione gli associati bolognesi, che notano che Pietro Ferrarin di Ing. Ferrari, azienda centenaria modenese, è assiso alla presidenza della Confindustria regionale.

Vacchi chiude la relazione e la standing ovation dei quasi 2.000 presenti gli tributa il giusto onore.

Al palco sale Gros e da lui  si temevano annunci drammatici, ma invece il suo è stato un intervento improntato all’ottimismo. Secondo alcune proiezioni dell’Fmi, ci sarà nel 2019 una crescita dell’economia globale del 3,9%. Nei Paesi avanzati questa crescita sarà del 2,2%, nei Paesi emergenti del 5,1. Solo Argentina e Turchia sono in crisi, ma non destano grave preoccupazione, perché “insieme valgono il 2% del Pil mondiale”.

In Europa  la crescita dell’Italia appare abbastanza solida, anche se ultima rispetto a Germania e Francia, ma sul fronte del commercio mondiale il gap si riduce notevolmente e il nostro Paese si affianca al trend della Germania. L’export teutonico nel periodo 2017-2021 crescerà del 4,8%, quello italiano del 4,5% e quello francese del 4,2%.

L’Europa arranca, ma “La tartaruga europea marcia al suo passo”.

Guardando oltreoceano il vero avversario di Trump non è l’Europa, ma la Cina con cui c’è in gioco una primazia geostrategica ed economica. “Non è escluso che le imprese europee potrebbero essere avvantaggiate da questa rivalità, e comunque”, ha rimarcato Gros, “in termini di politica commerciale il pericolo dazi degli Usa è contenuto”.

Infine Ie tendenze dei mercati finanziari. Sull’Italia aleggia una nuova crisi che non è contagiosa per gli altri Paesi Ue: è un’infezione tutta italiana. Gli investitori esteri temono che la politica fiscale dell’attuale governo non sia sostenibile e che il governo, prima o poi, possa decidere di mettere l’Italia fuori dalla Ue, ma – aggiungiamo noi – anche i nostri governanti hanno forse imparato l’arte di parlare più dolcemente e saggiamente.

Infine il presidente nazionale Vincenzo Boccia dà atto che “Il tessuto produttivo emiliano è solido e costituisce un esempio di grande forza e vitalità per tutto il sistema dell’industria italiana”. Cita Pirandello e riconosce che è più difficile essere gentiluomini per una vita che eroi , dandone atto a Vacchi, che si prende una nuova ovazione.

Chissà se l’industriale bolognese se ne starà quieto a condurre le strategie del suo Gruppo o ha qualche obiettivo riposto nel cassetto. Lo sapremo, penso, da qui a primavera.

Giorgio Pagliani