Ultimo aggiornamento:  18 gennaio 2018 5:07

Multinazionale modenese

La “testa e il cuore” restano a Mirandola, ma il gruppo leader nel settore delle attrezzature da demolizione è ben vivo nel mondo. Innovazione d’avanguardia e fattore umano indispensabili

 Gli anni sono passati e c’è stato di mezzo un terremoto che ha messo in ginocchio una parte importante del territorio modenese, la bassa. Mantovanibenne però è rimasta. Affrontando i momenti no, reagendo e ripartendo, anche innovando. Riuscendo a mantenere sul mercato le posizioni acquisite a colpi di qualità, e valorizzando il fattore umano in Italia e all’estero in un settore, quello del movimento terra e delle demolizioni soprattutto, in cui si ritrova leader. Oggi l’ing. Alberto Mantovani è ancora presente in azienda, il timone però è passato ai figli Roberta e Paolo, cresciuti fin da giovani respirando l’aria della fabbrica, sporcandosi le mani. È un gruppo internazionale ormai riconosciuto in tutto il mondo, ma con “headquarter” saldo a Mirandola. Come appunto racconta il presidente Roberta Mantovani.

Quando è avvenuto il cambio, se di cambio si può parlare? E nonostante il sisma avete scelto di continuare sul territorio, perché? “Il cambio, sulla carta è avvenuto nel 2014. In realtà però, io e mio fratello Paolo gestiamo l’azienda da molto più tempo. Da quando cioè nostro padre ha iniziato a ricoprire incarichi istituzionali diversi tra Confindustria e Camera di Commercio. Siamo entrati da giovani: io dal 1983, e mio fratello dal 1986, immediatamente dopo gli studi. Abbiamo iniziato dalla gavetta: mio fratello in fabbrica ed io in ufficio. Continuando sulle orme di nostro padre. Che continua ad essere presente non mancando di offrire il suo supporto in termini di esperienza. Venendo al terremoto ed al post, mi limito a dire che il territorio continua ad essere idoneo per andare avanti e fare impresa. Siamo un gruppo multinazionale, con filiali sia produttive che commerciali in diversi Paesi del mondo, a Mirandola però restano la ‘testa’ e il ‘cuore’”.

La ricerca, rappresenta una chiave di volta anche per Mantovanibenne? Qual è il suo peso in azienda? “Non solo la reputo fondamentale, ma imprescindibile. L’abbiamo sempre portata avanti nonostante tutto e continuiamo a farla. In azienda abbiamo persone che si dedicano interamente alla ricerca. Non solo riguardo la qualità del prodotto, ma anche sul processo produttivo, sul benessere del personale, sul sociale. Abbiamo sviluppato diverse collaborazioni con università, italiane e straniere, tra le quali quella di Sofia in Bulgaria – dove Mantovanibenne è presente con una sede produttiva – che aveva disponibilità di personale preparato per mettere a punto una tipo di collaborazione costruttiva finalizzata allo sviluppo di prodotto.”

Chi sono i vostri clienti, cosa cercano, in un mondo con una domanda sempre più “su misura”, e che risposte date? “Il cliente Mantovanibenne è un cliente internazionale. L’80% del nostro prodotto va all’estero in particolare verso il nord Europa. È un tipo di cliente che chiede qualità eccezionale e rispetto delle norme per la sicurezza e per l’ambiente. Fondamentale poi è l’ascolto delle necessità cliente come quelle del fornitore e dei collaboratori: solo in questo modo riteniamo si possa continuare a migliorare. Infatti, anche grazie alla stretta cooperazione con i nostri clienti, prendono vita innovazioni di grande importanza da cui dipende il futuro successo dell’azienda sul mercato mondiale.”

Numeri, dipendenti, mercato e fatturato: proviamo a fare il punto? “Contiamo circa una cinquantina di dipendenti a Mirandola e 120 in tutto il mondo. Inoltre, abbiamo in programma nuove assunzioni, tuttavia è difficile trovare manodopera specializzata, come pure quella da formare. Quanto al mercato, siamo presenti in quasi tutto il mondo, in alcuni casi con filiali commerciali come in Germania e Francia, in altri tramite rivenditori come nel caso di USA e Canada, e in altri ancora tramite personale di vendita che si rivolge al cliente finale. Il nord Europa poi è una zona molto importante per noi, otteniamo ottimi riscontri e qui si trovano i clienti più esigenti del mondo che ci spingono a mantenere la nostra offerta ai massimi livelli. A fare la differenza comunque è l’elevata qualità che riusciamo a garantire in termini di produzione in ognuno dei nostri stabilimenti. Venendo al fatturato, il 2016 si è chiuso a quota 14 milioni. Non si può nascondere che nel recente passato abbiamo risentito della crisi come delle difficoltà legate al sisma, nonostante ciò siamo in netta ripresa, l’anno passato si è chiuso con un +10% sul precedente e per il 2017 è prevista nuovamente con una crescita a doppia cifra. Buone anche le sensazioni rispetto al 2018 e per gli anni futuri.”

Industria 4.0: a che punto siete? “Ad essere precisi, siamo 4.0 dal 1990, con l’inse-rimento dei primi robot per le saldature a controllo computerizzato e il processo innovativo va avanti da allora. Mi sento di aggiungere però che, per quanto riguarda il nostro lavoro, ci sono attività in cui l’apporto umano, la manualità e le capacità del personale sono imprescindibili e insostituibili. Anche per questa ragione persistono difficoltà a trovare manodopera qualificata e l’innovazione tecnologica richiede grande attenzione.”

L’impresa è l’imprenditore: quali le difficoltà, se ve ne sono che incontrate? “Ogni giorno è intriso di difficoltà che vanno affrontate. E a proposito del fatto che l’impresa è l’imprenditore mi limito solo a citare un esempio di difficoltà superate. Nell’anno del terremoto abbiamo realizzato la più grande attrezzatura della nostra storia, la Cesoia SH2000R Eagle II, alta 6,5 mt e del peso di 22 tonnellate. Un progetto, portato a termine con gli stabilimenti produttivi in gravi condizioni e lavorando in container invece che in veri uffici. Per questo insisto sull’importanza del fattore umano: nessuno in quell’occasione ha mollato, nonostante il momento estremo, la direzione ha preso le giuste decisioni in tempi estremamente ristretti e il personale ha risposto con grande motivazione ed impegno. Abbiamo poi imparato che condizioni di lavoro ottimali aiutano a superare le difficoltà, così abbiamo dato il via ad un piccolo percorso sul benessere delle persone in azienda, inserendo l’arte (l’artista Adolfo Lugli, in collaborazione con il personale Mantovanibenne ha realizzato due sculture che poi sono state esposte in occasione del Festival della Filosofia) e mostrando ciò che facciamo al pubblico, in una serata in cui i dipendenti hanno mostrato ciò che fanno sul lavoro attraverso parole ed emozioni. Sentiamo che la via è giusta, per la valorizzazione del lavoro in sé, delle persone, per affrontare eventuali difficoltà insieme ed insieme crescere, la Mantovanibenne è La Fabbrica dove l’arte incontra la sua anima.”

Filippo Pederzini