Ultimo aggiornamento:  12 Novembre 2025 4:37

Nelle PMI modenesi e reggiane “L’intelligenza artificiale si può fondere con l’Intelligenza Artigiana”

L’IA che collabora con l’imprenditore
L’intelligenza artificiale (IA) è entrata nelle nostre vite e ci stiamo abituando a utilizzarla. Infatti, come rilevato da Eurobarometro (Commissione europea, 2024), il 61% dei cittadini italiani ha un’opinione positiva sull’utilizzo di robot e IA nei luoghi di lavoro, quota che sale al 66% per gli imprenditori e lavoratori autonomi. Gli imprenditori italiani vedono nelle tecnologie digitali e nell’IA un potenziale supporto su diversi ambiti: il 73% ritiene che IA e robot aumentino la velocità a cui i lavoratori completano le attività, il 68% ne apprezza la capacità di svolgere compiti noiosi o ripetitivi e il 59% la considera una risorsa utile anche nei processi decisionali.

E i nostri imprenditori cosa ne pensano?
Da un nostro sondaggio tra la base associativa è emerso che uno su quattro (il 25,7% dei rispondenti) vede l’IA come un’opportunità per la propria impresa, mentre il 5,3% al contrario la vede come una minaccia al proprio business. Da evidenziare come il 69% dei rispondenti non ne abbia un’idea, rappresentando un bacino di imprenditori che può essere utilmente supportato da percorsi informativi e formativi per approcciare il tema e valutarne pro e contro.

Tra i vantaggi indicati dagli associati Lapam-Confartigianato Modena e Reggio Emilia, il 37% ritiene che l’IA renda più snello il lavoro, il 29% che permetta di abbattere i costi, il 27% che permetta di implementare ulteriori prodotti e servizi e il 22% ritiene che permetta di sopperire alla mancanza di manodopera. Allo stesso tempo resta una quota significativa (il 32%) di chi esprime preoccupazione o scetticismo, soprattutto per i possibili effetti occupazionali. Inoltre tra le principali preoccupazioni, vengono indicate nel 31% dei casi il venir meno della personalizzazione e unicità di beni e servizi e nel 29% la messa a rischio della continuità del ‘saper fare’ e l’appiattimento della fantasia e creatività.

Quale impatto sui posti di lavoro?
In una precedente analisi di Lapam Confartigianato Modena e Reggio Emilia era stato stimato che tra il 24,2% e il 30,6% dei lavoratori in ingresso è maggiormente esposto all’impatto dell’intelligenza artificiale in provincia di Modena e Reggio Emilia. Sebbene sia complesso prevedere con precisione quale sarà l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro, è fondamentale prepararsi per tempo, investendo nella riqualificazione professionale dei lavoratori più esposti al rischio di sostituzione. L’adozione dell’IA infatti deve diventare un’opportunità per consentire alle persone di concentrarsi su attività a maggior valore aggiunto, aumentando così la produttività complessiva. Questo è particolarmente rilevante in vista del calo demografico, dato che l’Emilia-Romagna nei prossimi 25 anni vedrà sparire il 9,2% della popolazione in età da lavoro.

Barriere all’ingresso: da dove iniziare?
L’IA può rafforzare la competitività delle imprese, ma rischia di penalizzare chi non saprà innovarsi e aggiornare le proprie competenze e i propri modelli organizzativi. Infatti, come emerge anche da una rilevazione di Unioncamere e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il 70% delle imprese che non utilizzano tecnologie legate all’IA non sa come introdurre soluzioni di IA nel proprio modello di business e/o nei processi dell’impresa, mentre il 16% pensa che il business aziendale non possa beneficiare dell’uso delle tecnologie legate all’IA.

Per cogliere questa sfida, un terzo delle risposte provenienti dalla nostra base associativa (35%) indica che serve della formazione specifica per il personale, nel 25% dei casi si devono incrementare gli investimenti e nel 21% attivare consulenze.

Quale utilizzo ne fanno le micro e piccole imprese?
L’11,4% delle imprese e il 10,1% delle micro e piccole imprese (MPI) con dipendenti utilizza tecnologie legate all’IA, pari a oltre 2mila imprese modenesi e 1.500 reggiane. Di queste MPI nel 46% dei casi la applica nella gestione economico-finanziaria, nel 35% per il marketing, la promozione digitale e l’e-commerce, nel 19% per la gestione clienti e nel 18% per la gestione dei prodotti o servizi offerti. Fare preventivi, pubblicare contenuti social, mostrare ai clienti anteprime dei propri progetti diventa così più semplice e veloce.

Nelle piccole imprese, nelle quali l’imprenditore accentra su di sé attività diverse, l’intelligenza artificiale si può fondere in modo collaborativo con l’“Intelligenza Artigiana” degli imprenditori. Loro grazie al patrimonio di competenze, creatività, capacità di problem solving e la conoscenza profonda del proprio mestiere e settore, possono così liberare tempo ed energie da dedicare alle attività a più alto valore aggiunto, come la cura delle relazioni con i clienti. Questa sinergia tra tecnologia e sapere umano rappresenta così un fattore competitivo strategico, che permette alle micro e piccole imprese di innovarsi senza snaturare la propria identità.