Ultimo aggiornamento:  3 Marzo 2026 2:42

Verso l’8 marzo: a Modena e Reggio Emilia la condizione femminile tra opportunità, sfide e protagonismo economico

In vista della Giornata Internazionale della Donna dell’8 marzo, l’ufficio studi di Lapam Confartigianato Imprese – Modena e Reggio Emilia ha approfondito la condizione femminile nei due territori, offrendo un quadro statistico e sociale che unisce dati sul welfare, sull’occupazione e sull’imprenditoria femminile.

Un welfare territoriale virtuoso

L’analisi parte dai servizi di welfare per le famiglie, elemento chiave per favorire la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Sia nella provincia di Modena sia in quella di Reggio Emilia, i dati evidenziano una copertura superiore alla media italiana per quanto riguarda l’accesso all’infanzia. A Modena circa 32,9% dei bambini sotto i tre anni usufruisce di servizi comunali, quasi il doppio rispetto alla media nazionale; nella provincia di Reggio Emilia la quota è del 30,9%. La scuola dell’infanzia per la fascia 4-5 anni è frequentata da quasi il 95% dei bambini a Modena e dal 93% nel reggiano. Queste condizioni creano una base favorevole perché le responsabilità familiari non gravino in modo eccessivo sulle donne, aprendo loro spazi maggiori per entrare o consolidare la propria posizione nel mondo del lavoro.

Istruzione e lavoro: un paradosso di genere

Nonostante un accesso all’università in crescita tra le giovani donne – con oltre 58% delle neo-diplomate iscritte all’università in entrambe le province rispetto a circa **46% dei pari maschi – persistono significative differenze nella partecipazione al lavoro. A Modena, la difficoltà di accesso al mercato del lavoro tra gli under 30 è circa il 9,7% per i giovani uomini, ma quasi il 18,5% per le giovani donne. Simile il quadro a Reggio Emilia, dove la quota di donne under 30 fuori dal lavoro raggiunge il 21,9%, ben superiore al 16,3% dei coetanei maschi. Questo paradosso – maggiore titolo di studio ma maggiore fatica ad inserirsi nell’occupazione stabile – rimarca la persistenza di barriere strutturali che, nonostante la formazione, continuano a penalizzare le giovani donne.

Le “imprese rosa”: numeri in crescita e ruolo nell’economia locale

Un aspetto particolarmente significativo dell’indagine riguarda l’imprenditoria femminile, ambito in cui Modena e Reggio Emilia mostrano risultati incoraggianti. Nel tessuto imprenditoriale locale, le donne gestiscono oltre 22.000 imprese complessive tra le due province, pari a circa 21,6% a Modena e 19,1% a Reggio Emilia del totale. Tra gli imprenditori e lavoratori autonomi con laurea, la presenza femminile è pari a 47,7% nella provincia di Modena e a 44,9% in quella di Reggio Emilia, posizionando entrambe le realtà tra i territori italiani con maggiore rappresentanza di donne qualificate nel lavoro autonomo. Un dato ulteriore indica che oltre il 22% delle nuove imprese nate nei due territori è avviato da donne, segno della loro spinta verso l’autonomia economica. Queste “imprese rosa” si concentrano nel commercio, agricoltura e servizi alla persona, con una presenza significativa anche nel settore manifatturiero e artigiano – comparti chiave per l’Emilia.

Una visione imprenditoriale oltre la necessità

Rita Cavalieri, presidente del Movimento Donne di Lapam Confartigianato, sottolinea come questa crescita imprenditoriale femminile non sia dettata da “imprenditoria per necessità”, ma piuttosto da scelte consapevoli e progettualità strategica orientata alla stabilità nel lungo periodo. La capacità delle donne di intrecciare competenze professionali con il contesto territoriale – grazie a servizi di welfare di qualità e ad un contesto socio-economico attrattivo – conferma il loro ruolo sempre più centrale nell’economia locale.