Via al Cersaie: settore da 7,5 miliardi di export. Costi energia sotto la lente
Il Convegno inaugurale di Cersaie ha visto la presenza di ben 2 Ministri oltre al collegamento in videoconferenza con il Giappone con l’Expo di Osaka 2025 con il Presidente della Regione Michele de Pascale, che ha posto come problemi prioritari da risolvere per il settore la riduzione dei costi dell’energia e di quelli della logistica. Immancabile l’appello al cambiamento del sistema vigente nell’ Unione Europea degli Ets, un meccanismo nato a fini ambientali che ha creato indirettamente costi esorbitanti per le imprese ceramiche. Chiara la posizione di De Pascale a favore di una riforma radicale “Non dobbiamo farci male da soli”.
Sollecitato dalla conduttrice Monica Maggioni, il presidente di Confindustria Ceramica Augusto Ciarrocchi ha ricordato l’importanza dell’industria ceramica nazionale: 30.000 persone impiegate in un settore, che sviluppa 7,5 miliardi di export. Ma anche un comparto che esporta per l’82% del proprio fatturato ha visto scendere gli investimenti nel 2024 a causa dell’incertezza degli scenari internazionali e del costo dell’energia.
L’analisi dell’economista Marco Fortis si è incentrata sui 3 fattori di crisi: i dazi incombenti, la rivalutazione dell’euro e l’assenza di un obiettivo chiaro dell’Europa.
Con il princiale mercato, la Germania, ferma ormai da 5 anni e la Francia, che si è adeguata a questo trend e l’assenza di strategia dell’Unione Europea, appare miracoloso – ha spiegato – essere riusciti nel primo semestre dell’anno a toccare i 348 miliardi di export, quarti al mondo e pari al Giappone. La ragione sta nel tasso di innovazione enorme delle nostre imprese, accoppiato alla ricerca incessante della qualità.
Dopo l’intervento dell’AD di Bper Banca Gianni Fava, che ha ricordato che Modena è la città fondativa della banca, che resta banca di prossimità, nonostante le varie operazioni di acquisizioni degli ultimi anni, sono saliti sul palco i ministri degli Affari Europeo Tommaso Foti e delle Imprese Adolfo Urso.
E qui il martellamento dell’Unione Europea è diventato inarrestabile. ”Il Green Deal è nato come manifesto ideologico e questo gli ha portato male – ha esordito il Ministro – come è assurdo considerare la ceramica come un settore fuori dal Dnsh e tutte le aziende energivore come il male assoluto”.
Se l’Europa nasce con la Ceca, la Comunità del Carbone e dell’Acciaio, e con l’Euratom – si è chiesto – ha senso oggi domandarsi se la decarbonizzazione è ragionevole e attuabile.
Il collega ministro Urso ha posto l’attenzione sulla competitività “In Europa servono vere misure di salvaguardia dalla concorrenza extraeuropea. Anche Mario Draghi, europeista convinto, ha detto che c’è una inazione europea e per noi non la si può più tollerare”.
Finale in crescendo rossiniano “L’ Italia è diventata un modello in Europa, ci promuovono. Andiamo avanti, cambiamo l’Europa e riusciremo a vincere questa battaglia”.
Infine il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha ripreso gli ultimi punti “L’India nel 2024 è cresciuta del 63% nell’export di ceramiche. A Bruxelles non hanno pensato all’impatto del Green Deal sull’automotive e sulla ceramica. Il costo della Co2 è cresciuto da 10 a 85-90 € a tonnellata per effetto degli Ets” e quindi una misura nata come ambientale rischia di creare deindustrializzazione.
Passando al tema degli incentivi nazionali, Orsini ha chiesto una misura semplice per i medio-piccoli, basata sugli automatismi, mentre la creazione delle Zone Economiche Speciali, le Zes, ha dato al Sud risultati pazzeschi.
Facciamo un buon credito d’imposta – ha concluso – dopo le Transizioni 4.0 e 5.0 al 30% e recuperiamo l’8% che manca al bilancio dello Stato con l’effetto sulla crescita dell’occupazione
Giorgio Pagliani





