Ultimo aggiornamento:  17 ottobre 2016 9:12

Rivoluzione industriale a Modena

C’è nuovamente internet, ad influenzare l’economia. E questa volta però dal cuore del sistema; la fabbrica. È l’industria 4.0, la quarta rivoluzione industriale, quella che fa leva sull’innovazione digitale, dei processi del manifatturiero; quella che porterà alla produzione ‘intelligente’ connessa alla rete. Ma attenzione: non è da intendersi come un’insieme di tecnologie da immettere nel flusso produttivo aziendale tradizionale. Bensì l’occasione per ridefinirlo quel flusso adattandolo alle sfide competitive contemporanee, mercato in primis. Cercando di individuare strategia più idonea tra capitale umano e finanziario. Partendo da un punto fermo che può fare ancora la differenza: il saper fare le cose. Elemento fondamentale dell’industria europea, italiana e quindi anche modenese.

L’industria 4.0 è il sistema industriale rivoluzionato dall’avvento del digitale. Un ecosistema di siti produttivi, macchinari ed oggetti ‘intelligenti’ in grado di dialogare tra loro, con l’ambiente circostante e col consumatore finale. Si sviluppa attraverso quattro fondamentali direttrici, o tecnologie di rottura: l’automazione, la disponibilità di grandi archivi di dati; la connettività grazie all’internet delle cose e soprattutto la possibilità di raggiungere clienti attraverso il web – blog e social compresi – in tutto il mondo.

Può essere un’opportunità per le piccole e medie imprese di tutti settori del Made in Italy e del Made in Modena. Con l’applicazione delle ‘tecnologie di rottura’, gli attuali processi produttivi verranno semplificandoli ed i tempi ottimizzati, passando da una produzione su larga scala, ad una ‘customizzata’, più flessibile e incline anche e soprattutto ai desiderata del cliente. Generando risparmi di denaro e riducendo in modo drastico i tempi di produzione, già al momento della prototipazione del bene, e gli scarti.

In che modo? La risposta è nella relazione che sarà in grado di istaurarsi tra macchine intelligenti, produzione additiva e nuovi materiali, attraverso l’uso dei big data ed internet delle cose. Con internet punto di partenza, per sviluppare idee innovative accedere ai mezzi per realizzarle. E gli elementi da combinare e da cui trarre significativo beneficio, sono:

l Cloudcomputing: la possibilità di accedere a risorse e dati già in rete, attraverso software e hardware gratuiti. Con un risparmio di costi e tempi specie per le PMI;

l Internet delle cose: è nota ormai l’applicazione di sensori anche ad un’infinità di oggetti fisici – dai macchinari di produzione, a quelli d’uso comune ai terreni agricoli, etc. – come la capacità, attraverso questi sensori di far dialogare gli oggetti tra loro sfruttando l’uso di reti wireless. Da qui sulla base di dati scambiati la possibilità di modificare la catena di produzione in itinere: col magazzino, sui desiderata del consumatore, per segnalare guasti etc. Un dialogo, fornitore-cliente intenso, rivolto ad un tipo di produzione più intelligente e personalizzata;

l Manifattura additiva: produzioni che avvengono per mezzo di stampanti 3D, oggi in grado di gestire carta, plastica, ferro, titanio etc. con costi che relativamente bassi e a scarto zero. Consentendo l’utilizzo del prodotto, già finito o quasi da subito.

l Realtà aumentata: attraverso il calcolo, si riesce a configurare virtualmente e tridimensionalmente l’intero processo produttivo, ottenendo il prodotto finito – dal pezzo di ricambio, alle costruzioni edili – con la possibilità di intervenire su ogni singola fase e contenere i costi sia per chi produce che per chi acquista.

Vantaggi. Minori investimenti, qualità superiore, modificazione del progetto in corsa, personalizzazione dell’oggetto, costi finali ridotti oltre che nuovo valore al Made in Italy. A cui vanno aggiunti: l’abbattimento del time to market la riduzione di costi di stoccaggio e la salvaguardia ambientale: gli scarti sono pari quasi a 0, quando non vengono riutilizzati. Inoltre, la possibilità di rilocalizzare l’imprese nel Paese d’origine: perché non è più il costo della manodopera ad essere appetibile, ma le infrastrutture, debitamente servite dalla rete.

Resta fondamentale poi l’elemento umano, adeguatamente formato e competente. Anche se non viene escluso un impatto negativo iniziale sul lavoro tradizionale. Cambieranno mestieri e profili, e aumenterà, il fabbisogno di nuove competenze, quali: programmatori, sviluppatori di software o specialisti di meccatronica, tecnici dei materiali, delle stampanti 3D, e… analytics, cioè coloro capaci di leggere i big data ed interpretare in anticipo e trend  futuri di consumo. La formazione sarà un driver fondamentale. Come del resto gli investimenti in ricerca e innovazione.

A Modena è forte la sensibilità verso il processo innovativo e sono diverse le realtà che operano giù in questa direzione. Piccolissime, piccole, medie e grandi realtà imprenditoriali, attraverso l’analisi dei dati e la loro applicazione, l’uso di risorse direttamente dalla rete, ma anche della manifattura additiva, lavorano già per creare nuove opportunità di mercato ed abbattere i costi. Si è trattato di investimenti effettuati principalmente negli ultimi cinque anni contrassegnati per altro dalla crisi economica. Con già un duplice risultato conseguito: quello una crescita in termini di fatturato, e di essere già competitivi di fronte alle esigenze di un mercato in costante mutamento.

Filippo Pederzini


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