Ultimo aggiornamento:  11 Marzo 2026 5:06

Lapam-Confartigianato: “Cresce la preoccupazione tra le imprese modenesi per la crisi in Medio Oriente”

La guerra in Medio Oriente e il crollo del traffico nello Stretto di Hormuz stanno generando tensioni sui prezzi dell’energia. Come si evince da un’indagine del nostro ufficio studi, il superamento della barriera dei 100 dollari al barile del prezzo del petrolio Brent non si registrava dall’estate del 2022. Secondo l’ultimo bollettino di ARERA del 9 marzo, inoltre, il prezzo del gas TTF è pari a 51,7 euro/MWh (a fronte di una media di 36,4 euro/MWh nel 2025), l’indice di riferimento del prezzo sul mercato del gas italiano (IG Index GME) è del 59,8% superiore alla media di febbraio, mentre il prezzo all’ingrosso dell’elettricità (PUN) è del 47,3%, superiore alla media del mese di febbraio. Il prezzo del gasolio self service sale in media nazionale a un livello del 14,6% superiore al prezzo del 27 febbraio, giorno antecedente lo scoppio della guerra in Medio Oriente.

Daniele Mazzini, presidente di Lapam-Confartigianato Modena e Reggio Emilia, commenta: “Dati che inevitabilmente impattano anche il mondo delle imprese del territorio. Il monitoraggio e la vigilanza sui mercati dell’energia avviata dal Governo e da ARERA sono particolarmente opportuni e auspicabilmente andrebbero estesi lungo le filiere, con l’obiettivo di evitare speculazioni e uno shock asimmetrico dei prezzi dell’energia, come quello del 2022 quando a novembre di quell’anno i prezzi al consumo di energia elettrica, gas e altri combustibili in provincia di Modena e Reggio Emilia salivano rispettivamente del +140,1% e del 135,8% su base annua.”

Energia: l’analisi a Modena
Secondo l’indagine del nostro ufficio studi, a fine 2025 gli alti prezzi di energia elettrica e gas erano tra le principali preoccupazioni del 24,4% delle micro e piccole imprese emiliano-romagnole. L’incremento dei prezzi dell’energia elettrica nel 2022 colpì maggiormente l’Italia rispetto alla media dell’Eurozona, per via della composizione energetica del nostro paese. Questo ha comportato un extracosto causato dal differenziale di prezzo dell’energia elettrica con il resto dell’Unione Europea stimato pari a 82 milioni di euro per le micro e piccole imprese modenesi nel 2025, penalizzandone la competitività. Se si considera che l’Italia è la seconda nazione in Unione Europea per import di prodotti energetici dal Golfo Persico, questo divario rischia di amplificarsi.

I fattori di rischio innescati dalla crisi in Medio Oriente potrebbero frenare la ripresa degli investimenti in macchinari e impianti, che nel corso del 2025 stavano attraversando una fase di ripresa. La fabbricazione di macchinari è uno dei settori principali del distretto della meccanica di Modena. Nelle micro e piccole imprese italiane gli investimenti in macchinari e attrezzature si stimano nel 2025 pari a 42.723 milioni di euro, una dotazione di capitale essenziale nei processi connessi con la doppia transizione, digitale e green.

Nel 2025 il 70,1% delle micro e piccole imprese modenesi ha effettuato investimenti in uno o più ambiti del digitale, con un significativo aumento rispetto al 65,4% del 2024. Inoltre, tra il 2020 e il 2024, il 25,8% delle imprese modenesi ha realizzato investimenti green, che favoriscono una riduzione dei costi aziendali, un miglioramento dei prodotti e servizi offerti e un innalzamento della produttività e dell’efficienza per le imprese investitrici.

“Un aumento persistente dei prezzi di petrolio e gas – commenta Mazzini – innalzerebbe il costo dell’energia per le famiglie e per le imprese imprese. Il conseguente rialzo dell’inflazione potrebbe innescare una stretta monetaria con effetti recessivi. Una maggiore inflazione peserebbe sui consumi delle famiglie, mentre i maggiori costi dell’energia e del credito comprimerebbero il valore aggiunto creato dalle imprese. Ulteriori segnali recessivi potrebbero arrivare dal calo della domanda internazionale, che ridurrebbe le esportazioni, e dai minori investimenti conseguenti alla maggiore incertezza e al più elevato costo del denaro. Tutto questo potrebbe determinare una gelata sulla ripresa della produzione manifatturiera e un’ulteriore frenata al mercato del lavoro, che a inizio 2026 si sta indebolendo dopo una lunga fase espansiva.”