Ultimo aggiornamento:  4 Settembre 2026 11:11

CONFAPI Emilia, Meschieri: “La mancanza di visibilità sui mercati frena le PMI”

I dati del Rapporto Congiunturale Confapi 2026: il 51,7% delle aziende non programma crescita pluriennale e il 66,5% rinuncia al credito bancario. “Le incertezze dovute alla situazione geopolitica condizionano budget e investimenti”

“Il tessuto produttivo si trova ad affrontare una fase complessa, in cui la mancanza di visibilità sui mercati rappresenta il principale ostacolo allo sviluppo d’impresa. A pesare sull’operatività aziendale è soprattutto il clima di instabilità, con ripercussioni dirette sui piani di sviluppo, la definizione dei budget e le decisioni di investimento.” Con queste parole Alberto Meschieri, Presidente di Confapi Emilia, sintetizza l’atmosfera di forte cautela che emerge dal nuovo Rapporto Congiunturale 2026 di Confapi su un campione di 2.000 aziende. Lo studio fotografa le difficoltà strategiche delle PMI industriali, evidenziando come oltre la metà delle imprese (il 51,7%) non abbia programmato piani pluriennali di crescita e il 66,5% stia rinunciando a richiedere nuovo credito bancario per timore di ostacoli, onerosità e rigidità. Nel quadro tracciato a livello nazionale da Confapi, le tensioni internazionali giocano un ruolo chiave, mentre si segnalano impatti diretti contenuti dai dazi statunitensi. E se sul fronte industriale si aprono prospettive di riorganizzazione continentale, le imprese si mostrano prudenti in tema di innovazione tecnologica. Sebbene gli investimenti immateriali sull’Intelligenza Artificiale siano previsti dal 43,8% delle imprese, il Presidente Meschieri sottolinea un approccio pragmatico da parte delle aziende
Confapi ha presentato nei giorni scorsi i risultati del nuovo Rapporto Congiunturale sul primo semestre 2026 e sulle aspettative per il secondo semestre delle piccole e medie imprese industriali. L’indagine, basata su un campione di 2.000 aziende associate e ampiamente rappresentativo del mondo delle PMI italiane, scatta una fotografia delle aspettative e delle strategie del tessuto imprenditoriale di fronte alle grandi sfide geopolitiche, macroeconomiche e tecnologiche globali.
Dal quadro generale emergono scarsi effetti diretti dai dazi USA, molta preoccupazione per il perdurare delle difficoltà alla libera circolazione nello stretto di Hormuz, una crescita programmata degli investimenti nell’intelligenza artificiale, ma anche un basso ricorso e un aumento delle difficoltà nell’accesso al credito.
“L’analisi territoriale – dichiara Alberto Meschieri, presidente di Confapi Emilia – conferma il quadro tracciato a livello nazionale: il tessuto produttivo si trova ad affrontare una fase complessa, in cui la mancanza di visibilità sui mercati rappresenta il principale ostacolo allo sviluppo d’impresa. A pesare sull’operatività aziendale è soprattutto il clima di instabilità, con ripercussioni dirette sui piani di sviluppo, la definizione dei budget e le decisioni di investimento. Un freno diffuso che condiziona l’agire quotidiano delle imprese e la loro pianificazione strategica.”
Geopolitica e mercati: i rischi percepiti tra dazi e rotte commerciali
Le imprese italiane mostrano una sorprendente resilienza psicologica di fronte ad alcune minacce globali, mentre esprimono forte allarme per la stabilità delle catene di fornitura energetica e logistica. Nel dettaglio, l’analisi dell’impatto dei dazi statunitensi evidenzia per l’87,5% del campione effetti limitati sulle PMI industriali, pur segnalando aree di attenzione legate all’aumento dei costi lungo le catene di approvvigionamento. Il mercato americano viene affrontato comunque con strategie di mitigazione già in corso.
Sulla questione dei dazi e del commercio internazionale, Meschieri precisa le dinamiche che toccano da vicino le imprese del territorio: “L’impatto dei dazi sulle piccole e medie imprese si è manifestato principalmente per vie indirette. La struttura organizzativa della maggioranza delle PMI prevede infatti una presenza diretta sui mercati esteri limitata; di conseguenza, le ricadute sono maturate soprattutto all’interno delle filiere produttive, per via del ruolo svolto come fornitrici di realtà industriali di maggiori dimensioni.”
Diversi, invece, appaiono gli impatti legati alla crisi in Medio Oriente e alla situazione dello Stretto di Hormuz: per il 69,5% delle imprese sono attesi effetti negativi per le attività, con una conseguente diminuzione della redditività, mentre per il 50% delle PMI le ricadute negative del blocco sono già in corso. I blocchi logistici e i conseguenti rincari energetici sono percepiti come una minaccia immediata e sistemica per la produzione, con ricadute dirette su fatturato, ordini e utili.
Investimenti e credito: cresce il fenomeno della rinuncia preventiva
Sul fronte finanziario, meno della metà delle imprese (48,3%) ha effettuato investimenti nel corso del primo semestre, mentre il 51,7% non ha programmato piani pluriennali di crescita.
A destare forte preoccupazione è l’accesso al credito: nel periodo di riferimento, il 66,5% delle PMI industriali non ha avanzato domande al sistema bancario per nuove risorse finanziarie (+7,8% rispetto al 2025). Questo dato testimonia una forte difficoltà percepita, che spinge la maggioranza delle aziende a non tentare nemmeno l’interlocuzione con gli istituti di credito per timore di rifiuti (35%), condizioni troppo onerose (30,8%) o richieste di eccessive garanzie (27%). Ciò si traduce in un fenomeno di rinuncia preventiva e in un maggior ricorso all’autofinanziamento (56%), con un conseguente indebolimento degli asset patrimoniali.
Innovazione e AI: tra opportunità e cautela
Gli investimenti nell’Intelligenza Artificiale da parte delle PMI industriali mostrano un trend in crescita. Con riferimento al Piano 5.0, questo strumento è stato utilizzato dall’8% delle PMI; tuttavia, il 23,3% delle aziende prevede piani specifici sull’AI, e la percentuale sale al 43,8% se si considerano i soli investimenti immateriali. Le tecnologie AI vengono considerate una leva imprescindibile per incrementare la produttività (60,7%), ottimizzare i costi (90,1%) e potenziare la capacità di elaborazione e gestione dei dati (82%).
Anche su questo tema, il presidente di Confapi Emilia sottolinea la duplice attitudine del tessuto imprenditoriale locale: “Se da un lato il sistema produttivo guarda con interesse alle opportunità di efficientamento offerte dalle nuove tecnologie, dall’altro si registra un atteggiamento di forte cautela. Le preoccupazioni degli imprenditori si concentrano in particolare sui rischi legati all’esternalizzazione di processi aziendali critici e alla gestione di strumenti informatici ad alto impatto organizzativo.”
Le prospettive future: il ruolo strategico del reshoring
Guardando avanti, una chiave di svolta per il rilancio della competitività potrebbe arrivare dal contesto europeo. Come evidenzia infine Alberto Meschieri:
“Nelle prospettive di medio termine, una possibile risorsa per la stabilità del comparto industriale potrebbe giungere dalle politiche europee di reshoring e dalla riorganizzazione delle catene del valore. Il riavvicinamento delle produzioni a livello continentale consentirebbe al tessuto delle PMI di operare in un contesto di mercato caratterizzato da un minor numero di variabili esterne e da una maggiore prevedibilità dei processi produttivi.”