Ultimo aggiornamento:  5 Luglio 2026 6:01

Tensioni internazionali: l’economia modenese torna a fare i conti con l’incertezza

Dopo i segnali positivi della fine del 2025, il primo trimestre del 2026 segna una nuova frenata per l’economia modenese. Pesano le tensioni geopolitiche, l’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia e il rallentamento dei mercati esteri.

Si interrompe la timida ripresa economica iniziata alla fine del 2025. Secondo l’analisi della Camera di Commercio di Modena, nei primi tre mesi del 2026 le tensioni internazionali hanno rallentato l’economia regionale, con effetti particolarmente evidenti in una provincia dove quasi il 60% del valore aggiunto dipende dalle esportazioni.

L’export modenese è diminuito del 4% rispetto al quarto trimestre 2025 e del 2,7% su base annua. In difficoltà quasi tutti i comparti produttivi, soprattutto tessile-abbigliamento, biomedicale e mezzi di trasporto. Più contenute le flessioni della ceramica e della meccanica, mentre l’agroalimentare continua a crescere (+3,7%).

Sul fronte dei mercati esteri, le esportazioni restano stabili verso i Paesi storici dell’Unione Europea e aumentano verso i nuovi Stati membri e gli altri Paesi europei extra UE. In calo, invece, le vendite verso il resto del mondo, con una flessione dell’11% negli Stati Uniti, primo mercato di riferimento, e un crollo del 30,6% in Cina. In crescita, invece, Svizzera (+20%) e Giappone.

Nonostante il rallentamento, Modena mantiene il nono posto tra le province italiane esportatrici.

Le difficoltà dei mercati internazionali si riflettono anche sull’industria manifatturiera: circa il 40% delle imprese segnala un calo della produzione rispetto sia al trimestre precedente sia allo stesso periodo del 2025. Anche il fatturato segue la stessa tendenza, mentre quello estero registra una lieve flessione (-0,6%).

Nel settore delle costruzioni prevale la stabilità, ma circa il 30% delle imprese registra un calo dell’attività. Anche il commercio mostra segnali di rallentamento: le vendite diminuiscono dell’1% rispetto a un anno fa e solo il 9% delle aziende dichiara un incremento rispetto alla fine del 2025.

Tra le principali criticità emergono l’aumento dei costi delle materie prime, indicato da quattro imprese manifatturiere su cinque, e il rincaro dell’energia, segnalato da quasi due terzi delle aziende. Il 20% delle imprese manifatturiere denuncia inoltre difficoltà negli approvvigionamenti e instabilità dei mercati.

Gli effetti sono già visibili sui prezzi: l’inflazione è passata dal +0,8% di gennaio al +3% di maggio, mentre le importazioni sono diminuite del 14,4%, confermando le difficoltà nelle forniture.

Quanto ai dazi statunitensi, il 12% delle imprese manifatturiere teme un forte impatto, mentre il 48% ritiene che le conseguenze saranno limitate. Nel commercio il 73% delle aziende non prevede effetti rilevanti.

Nonostante il quadro complesso, le imprese non prevedono particolari ripercussioni su occupazione, innovazione e ricerca, mentre circa un’azienda su tre stima una riduzione degli investimenti. Le richieste al Governo riguardano soprattutto incentivi fiscali, interventi per ridurre il costo dell’energia e maggiori strumenti di sostegno finanziario.