Ultimo aggiornamento:  21 Settembre 2026 1:10

Assemblea Confindustria Emilia: Geostrategia, AI e Persone per guidare la nuova manifattura

Assemblea degli associati a Confindustria Emilia all’ interno di Farete alla Fiera di Bologna e per la presidente Sonia Bonfiglioli l’occasione si presta per insistere sui key points del suo mandato e per aggiornare la situazione su come si è evoluta nell’ anno corrente.

Il 27 febbraio è scoppiata la guerra con l’Iran e spiega la Presidente “Il greggio ha superato i 100 dollari mentre nello Stretto di Hormuz, dove prima passavano 130 navi al giorno, ad agosto ne sono passate una dozzina. Per quanto geograficamente lontano il suo effetto è arrivato pesante sul valore delle nostre bollette, sul costo dei noli e sui tempi di consegna. Interi settori del nostro paese e della nostra regione sono entrati ancora più in difficoltà perché per una manifattura trasformativa ed energivora il costo dell’energia attuale equivale per molte imprese a non avere più ossigeno”. Nonostante l’imposizione dei dazi da parte di Trump, la loro cancellazione per effetto della sentenza della Corte Suprema USA e misure di rimpiazzo americane prese nel volgere di una settimana, nonostante l’esplosione dei prezzi di molte materie prime “il mondo non si è fermato come è successo nel 2008; anzi, si è riorganizzato e si è riorganizzato in fretta” annota la relatrice. Ma niente è più prevedibile quando è l’Intelligenza Artificiale a diventare il vero “game changer”.

Allora si è chiesta Bonfiglioli: quali le 3 prioritá più certe da perseguire nell’incertezza e altresì strategiche? Sono la Geostrategia, l’AI e le Persone.
Geostrategia vuol dire “mettere lo scenario geopolitico nelle nostre scelte prima che accadano …Fare geostrategia è aver diversificato i mercati prima che casa il prossimo dazio“. Per questo l’associazione ha deciso di dotarsi di una piattaforma ad hoc.
E veniamo all’ AI. “Questa è la nuova rivoluzione industriale, la sesta. – prosegue- E, che ci piaccia o no, se è vero che la quarta è nata come concetto in Germania, e la quinta è stata abbracciata come valore di sostenibilità inclusiva in Giappone, questa è già trainata dalla Cina”. L’approccio della Presidente verso l’AI è di grande apertura “Non è un processo che possiamo controllare come singolo Paese. Perché viviamo in un contesto di “innovazione tecnologica aperta”, dove il sistema è così esteso e così globale che esercitare un controllo è impossibile, e le innovazioni si diffondono in fretta e con ampiezza sempre maggiore… Le sfide che abbiamo davanti hanno una forte connotazione tecnologica e morale. Per un Paese e un territorio manifatturiero come il nostro, cogliere questa sfida non è una scelta: è un obbligo. Perché ce lo chiederanno i nostri clienti, e ce lo chiedono soprattutto le nuove generazioni”.
Infine Le Persone. ”La nuova competizione non è tra persone e robot, ma tra persone che avranno le competenze richieste e chi non sarà riuscito a riqualificarsi. Perché l’AI non sostituisce l’uomo, ma agisce come amplificatore. I sistemi più efficaci non sono quelli che massimizzano l’automazione, ma quelli che ottimizzano la sinergia tra intelligenza umana e intelligenza artificiale” è il verbo di Bonfiglioli. L’ automazione sta producendo d’ altra parte forti discrasie nella ricerca del personale “Nel settore, circa sette imprese su dieci segnalano difficoltà nel reperire profili tecnici specializzati. Sono profili nuovi, oppure profili tradizionali che l’automazione ha trasformato in profondità” .E sul piano della formazione l’ industriale non trascura di mettere in luce le carenze visibili : un terzo degli studenti non possiede competenze digitali di base, sulle competenze STEM come indirizzo di studio, perché in Italia abbiamo un livello troppo basso di scelte di questo tipo, e una bassissima attitudine a questa scelta da parte delle ragazze, Sulla fuga di tanti giovani, magari già dotati delle competenze, perché uno dei punti fondamentali è anche offrire loro ambienti di lavoro professionalmente stimolanti, dotati di processi tecnologicamente d’avanguardia. Non dimenticando “noi stessi, come imprenditori. Perché la dimensione non può più essere una scusa per non affrontare questa trasformazione. E “l’abbiamo sempre fatto così, con successo” non è più una garanzia di successo per il domani” .
Le conclusioni non lasciano spazio a dubbi, riprendendo il paragone con la situazione di fine Ottocento “Il mondo non si ferma e la domanda che dobbiamo porci non è se difendere o no la candela. È se vogliamo essere quelli che, in questo passaggio, contribuiranno a fare l’elettricità, o quelli che invece hanno fatto la candela migliore della storia, l’ultimo anno prima che non servisse più a nessuno”.

Giorgio Pagliani