Ultimo aggiornamento:  30 novembre 2016 5:12

Ceramica italiana ancora leader

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CONFINDUSTRIA CERAMICA

Vittorio Borelli, presidente da tre anni di Confindustria Ceramica, non si sbilancia, come vuole necessariamente il ruolo, ma prevalgono nell’intervista che segue segnali di cauto ottimismo, anche se la partita cruciale si gioca sul tavolo di Bruxelles, per riuscire a mantenere la clausola di Antidumping nei confronti della concorrenza cinese. Il settore esce comunque molto confortato dall’ultimo Cersaie, come dimostrano le dichiarazioni raccolte sul campo da vari operatori.
Che risultati  state portando a casa da questa edizione di Cersaie? Analisi degli obiettivi e verifica in corso.
“L’industria ceramica italiana esce da Cersaie 2016 con segnali importanti, sia sul fronte della conferma della leadership negli standard espositivi e di prodotto – rispetto alla concorrenza internazionale -, che sui riscontri di mercato, testimoniata dalla crescita dei visitatori sia esteri che italiani. Quella appena terminata è, senza dubbio, una edizione molto positiva”.
Potremmo avere un panorama delle tendenze dei singoli mercati: quali i più dinamici? Dove si assiste ad una ripresa rispetto al 2015 e dove invece c’è una stasi o un rallentamento?
“La ceramica ha un mercato mondiale dove le dinamiche sono anche molto diverse. Tra le aree a maggior sviluppo ci sono, senza dubbio, Stati Uniti, Francia e Germania; tra quelle in maggiore difficoltà, la Russia dove continua la flessione, ed alcune altre aree che, pur continuando a crescere, rallentano. Il mercato italiano, pur svoltando la china, è ancora lontanissimo dai valori pre crisi”.
Una descrizione  dell’offerta di prodotti presentata in Fiera: superfici, materiali e tendenze grafiche principali e anche innovativi.  
“La realizzazione di ceramica ad effetto legni e pietre per i pavimenti, così come le superfici strutturate e le grafiche per i rivestimenti si confermano tra le tendenze che hanno avuto a Cersaie le maggiori conferme. A queste si aggiungono anche le grandi lastre, da destinarsi sia per le facciate esterne che per i luoghi del non residenziale. Il tutto declinato nel segno della sostenibilità, frutto di tecnologie all’avanguardia in fabbrica e di materiali certificati presentati al mercato”.
In sintesi possiamo interpretare dalle parole di Borelli che l’export, in generale, è tonico e per la prima volta il mercato domestico comincia a mettere dei segni più. La produzione di piastrelle in ceramica, tra stabilimenti in Italia e quelli crescenti all’estero, ha ripreso quota 500 milioni di metri quadri e i dati di fine anno potrebbero mostrare un rilancio sulla linea del traguardo. G. P.


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