Digitalizzazione, sprint nel 2025: oltre il 70% delle imprese tra Modena e Reggio Emilia investe nel digitale
Nel 2025 la digitalizzazione delle imprese emiliano-romagnole registra un’accelerazione significativa: il 70,7% delle aziende ha investito in almeno un ambito del digitale. Un dato che conferma il rafforzamento di un trend strutturale e che coinvolge in modo crescente anche le realtà di minori dimensioni.
Per le micro e piccole imprese, infatti, la quota si attesta al 67,6%, in crescita di 4,1 punti percentuali rispetto al 2024. È quanto emerge da un’indagine condotta dall’ufficio studi di Lapam-Confartigianato Modena e Reggio Emilia, focalizzata sugli investimenti delle imprese operanti nelle province di Modena e Reggio Emilia.
Focus Modena: cresce l’investimento, ma pesa la carenza di competenze
Nel 2025 il 72,4% delle imprese modenesi ha investito in uno o più ambiti del digitale, con un incremento di 4,4 punti percentuali rispetto al 2024. La crescita riguarda anche le micro e piccole imprese, che nel territorio modenese raggiungono il 70,1%.
Resta però critico l’“ultimo miglio” della tecnologia: il 54,2% delle imprese fatica a reperire personale specializzato, percentuale che sale al 56,7% tra le micro e piccole realtà. La transizione digitale, dunque, procede, ma sconta ancora un gap sul fronte delle competenze.
Parallelamente, il processo di digitalizzazione dell’economia ha stimolato l’offerta nei settori dei servizi digitali, coinvolgendo in modo significativo anche il comparto artigiano.
A fine 2024, nella provincia di Modena si contano 2.006 imprese digitali, di cui 228 artigiane, attive nei servizi internet, nella realizzazione di portali web, nella produzione software e nell’e-commerce. Le imprese artigiane digitali rappresentano l’1,2% dell’artigianato e l’11,4% del totale delle imprese digitali, dando lavoro a 392 addetti.
Il 98,2% di queste realtà si concentra in due ambiti principali:
produzione di software, consulenza informatica e attività connesse;
elaborazione dati, hosting e gestione di portali web.
Accanto a questo nucleo, sono 2.760 le imprese artigiane (pari al 14,3% dell’artigianato provinciale) che, grazie alla creatività e alle competenze di 7.365 addetti, intervengono sulle matrici tecnologiche con personalizzazioni e trasformazioni orientate a una maggiore efficacia per il cliente finale.
Focus Reggio Emilia: investimenti in aumento e forte presenza artigiana
Anche a Reggio Emilia il percorso di digitalizzazione prosegue con decisione. Nel 2025 il 69,7% delle imprese reggiane ha investito in almeno un ambito digitale, con una crescita di 3,7 punti percentuali rispetto al 2024. Tra le micro e piccole imprese la quota raggiunge il 67,1%.
Anche qui emerge con forza il tema delle competenze: il 54,8% delle imprese segnala difficoltà nel reperire personale specializzato, dato che sale al 55,5% tra le realtà di minori dimensioni.
Alla fine del 2024, in provincia di Reggio Emilia si registrano 1.266 imprese digitali, di cui 186 artigiane, attive nei servizi internet, nella realizzazione di portali web, nella produzione software e nel commercio elettronico. Le imprese artigiane digitali rappresentano l’1,1% dell’artigianato locale e il 14,7% del totale delle imprese digitali, con 596 addetti.
Il 98,9% di queste si concentra negli stessi due macro-settori già evidenziati a Modena:
produzione di software e consulenza informatica;
elaborazione dati, hosting e portali web.
Nel territorio reggiano sono inoltre 2.171 le imprese artigiane (pari al 13% dell’artigianato provinciale) che, grazie alle competenze di 5.760 addetti, contribuiscono all’implementazione e all’adattamento delle tecnologie, rendendole più performanti per l’utilizzatore finale.
Mazzini: “Servono strumenti per sostenere i costi e favorire l’accesso al credito”
«Per adattare l’ampia gamma delle tecnologie incorporate negli investimenti sono necessari interventi predisposti da imprese specializzate ad alta vocazione artigiana – afferma Daniele Mazzini, presidente di Lapam-Confartigianato Modena e Reggio Emilia.
Gli elevati costi per energia elettrica e gas richiedono un costante presidio dei processi di energy saving di macchinari e impianti. Negli investimenti in costruzioni sono richieste attività di adattamento delle strutture e dell’involucro edilizio, gestione della domotica, efficientamento energetico e sicurezza».
Secondo Mazzini, circa un quarto della spesa per l’innovazione delle imprese è destinato all’acquisto di macchinari e beni e servizi di supporto ai processi innovativi, segmento in cui l’artigianato gioca un ruolo centrale.
«Le imprese possono investire e rimanere competitive in un mercato sempre più globale – conclude – solo se riescono a salvaguardare le spese e calmierare i costi di gestione. Gli incentivi e gli strumenti messi in campo a livello governativo sono un primo passo, ma c’è ancora molto da fare per aiutare concretamente le attività, soprattutto sul fronte dell’accesso al credito».
La fotografia che emerge è quella di un sistema produttivo dinamico e orientato all’innovazione, ma che per consolidare la trasformazione digitale ha bisogno di competenze, sostenibilità dei costi e politiche di supporto più incisive.





