Ultimo aggiornamento:  13 Marzo 2026 11:41

Energia e agricoltura, l’allarme di Cia Emilia Centro: “Fermare le speculazioni e sostenere gli agricoltori”

L’escalation militare in Iran, la chiusura dello Stretto di Hormuz e i danni alle infrastrutture energetiche nel Golfo Persico rischiano di avere pesanti ripercussioni anche sull’agricoltura. L’onda d’urto internazionale si traduce infatti in un forte aumento dei costi del gasolio agricolo, con rincari fino al 50%, e in grandi incertezze sul fronte dei fertilizzanti, dove il prezzo dell’urea è già cresciuto del 35%.

“Bisogna fermare le speculazioni che colpiscono gli agricoltori, i cittadini e la nostra sovranità alimentare”, afferma il presidente di Cia-Agricoltori Italiani Emilia Centro, Alberto Notari, annunciando la richiesta di un intervento concreto da parte del Consiglio regionale, sulla base della proposta che l’organizzazione ha presentato a tutte le regioni italiane.

Al centro del documento elaborato da Cia per le Regioni c’è la richiesta di un impegno chiaro contro le speculazioni: l’obiettivo è attivare tavoli di monitoraggio permanenti per contrastare gli aumenti ingiustificati dei carburanti e dei costi lungo l’intera filiera, tutelando sia i produttori sia i consumatori.

L’appello riguarda anche il livello nazionale. L’organizzazione sollecita infatti il Governo, attraverso la Conferenza Stato-Regioni, a mettere subito a disposizione risorse e misure compensative per sostenere i comparti più colpiti. Parallelamente, viene chiesto di alzare la voce in sede europea affinché vengano adottate politiche straordinarie, consentendo di scorporare le risorse destinate alla crisi energetica dai vincoli del Patto di stabilità e crescita.

Secondo Notari, l’impatto dell’aumento dei costi energetici è particolarmente pesante per il settore primario, soprattutto per la serricoltura, il comparto cerealicolo e la zootecnia da latte. A questo si aggiunge la crisi degli input tecnici, con fertilizzanti sempre più difficili da reperire e a prezzi proibitivi, con conseguenze rilevanti anche sulla stabilità economica, sociale e ambientale delle aree rurali.

“Siamo nel pieno della primavera, il periodo delle semine e delle lavorazioni nei campi. Questa crisi non rischia solo di fermare i trattori, ma di mettere in difficoltà l’intero sistema agricolo e la sicurezza alimentare”, sottolinea Notari. “Gli agricoltori restano l’anello più fragile della filiera e spesso non hanno la possibilità di trasferire l’aumento dei costi sui prezzi di vendita. Produrre in perdita significa chiudere”.

Per questo, conclude il presidente di Cia Emilia Centro, l’Ordine del Giorno presentato chiede alla Regione un impegno deciso: controlli immediati contro le speculazioni e una forte pressione sulle istituzioni europee affinché mettano in campo risorse adeguate, anche in deroga ai vincoli del Patto di stabilità.