Ultimo aggiornamento:  21 Ottobre 2026 3:33

“Il Lavoro che cambia”: Modena in trasformazione si scopre sartoria tecnologica

Il territorio modenese sta vivendo una trasformazione profonda, evolvendo verso un modello economico definibile come “sartoria tecnologica”: un hub capace di fondere il saper fare artigianale, la creatività e la spinta alla personalizzazione con l’innovazione e le tecnologie più avanzate. È questo il quadro delineato dalla ricerca “Il lavoro che cambia. Modena: una sartoria tecnologica”, promossa dalla Fondazione Mario Del Monte e curata da Andrea Zoboli di Poleis e dal sociologo Vittorio Martinelli.

L’indagine raccoglie oltre 30 ore di interviste a dirigenti di 19 eccellenze del tessuto produttivo locale — attive nei settori di manifattura, ceramica, agroalimentare, automotive e servizi —, affiancate dal contributo di un focus group con giovani e dall’interazione con l’intelligenza artificiale ChatGPT.

Un equilibrio tra tradizione e innovazione

Come sottolineato da Roberto Guerzoni, presidente della Fondazione Mario Del Monte, l’iniziativa nasce per offrire un contributo al dibattito sul futuro dell’economia locale. Dalle testimonianze dei manager emergono visioni articolate e talvolta contrastanti, la cui sintesi restituisce l’immagine di una comunità produttiva in grado di mantenere un solido legame con la propria tradizione manifatturiera, pur integrandovi le frontiere dell’innovazione tecnologica per offrire produzioni su misura e ad alto valore aggiunto.

In questo contesto, l’intelligenza artificiale si conferma il principale vettore di trasformazione. Il suo impatto genera tuttavia valutazioni differenti: se da un lato viene vista come una leva per incrementare la produttività e innalzare la qualità dell’occupazione, dall’altro pone interrogativi sul rischio di standardizzare le competenze o di accentuare i divari retributivi e sociali tra chi governa i sistemi tecnologici e chi ne esegue passivamente le indicazioni.

I profili del lavoro verso il 2040

Secondo Andrea Zoboli, co-curatore dell’inchiesta, le tendenze in atto tracciano due scenari emblematici per la figura del lavoratore:

  • Il professionista adattivo: un profilo dotato di competenze specifiche, pensiero critico e forte flessibilità, capace di collaborare con organizzazioni diverse sia a livello nazionale che internazionale.

  • Il lavoratore esposto all’automazione: una figura con minori opportunità di formazione continua, a rischio di ridimensionamento del proprio ruolo o di sostituzione a causa dell’avanzamento tecnologico.

Proiettandosi verso il 2040, il mercato del lavoro si caratterizzerà per una costante interazione tra tre componenti: persone, agenti di intelligenza artificiale e robot fisici. Si affermeranno strutture organizzative più snelle, meno gerarchiche e orientate al lavoro per obiettivi. Contestualmente, si diffonderanno fenomeni come la “migrazione senza partenza”, che consentirà alle professionalità locali di lavorare per grandi aziende estere senza dover lasciare il proprio territorio.

In questa prospettiva, la qualità della vita e l’attrattività di Modena diventano elementi strategici. Come evidenzia il sociologo Vittorio Martinelli, con il rapido evolversi delle professioni e la possibile riduzione del ruolo del lavoro nella costruzione dell’identità personale, l’attrattiva del contesto locale sarà determinante per attrarre e trattenere i talenti su scala globale.