Ultimo aggiornamento:  3 Marzo 2026 2:33

Preoccupano i possibili effetti della crisi iraniana sull’economia modenese

L’interscambio commerciale con l’Iran non impatta direttamente sulle industrie modenesi, ma l’importanza del Golfo Persico sugli approvvigionamenti energetici potrebbe avere pesanti ricadute.
Il peso economico dell’Iran non è elevato per l’economia modenese; infatti, le esportazioni verso questo paese ammontano a poco più di 10 milioni di euro nei primi nove mesi del 2025, pari allo 0,1% del totale export modenese e concentrati maggiormente nei settori biomedicale e macchine e apparecchi meccanici. Le importazioni dirette dall’Iran verso la provincia risultano ancor più marginali, pari a poco più di un milione di euro.

L’acquisto di fonti energetiche fossili non avviene a livello provinciale, ma sono materie prime (commodity) il cui scambio avviene attraverso contratti internazionali e viene gestito in Italia con una logica di sistema paese. Tuttavia, anche esaminando l’import/export italiano l’interscambio commerciale con l’Iran non è molto significativo. In effetti il 90% circa delle esportazioni di combustibili fossili da parte dell’Iran è diretto in Cina.

Tuttavia, il conflitto sta assumendo un’importanza rilevante anche per l’economia modenese proprio perché potrebbe estendersi a tutto il Medio Oriente, in cui vi sono alcuni dei fornitori più importanti di greggio e gas naturale per l’economia italiana.

Il 14,3% del petrolio greggio importato dall’Italia proviene dai paesi che si affacciano nel Golfo Persico: i principali fornitori sono l’Arabia Saudita (39,1% del petrolio del Golfo), l’Iraq (33,7%) e il Qatar (27,2%). Il gas naturale proviene invece totalmente dal Qatar e copre le importazioni italiane per il 10,3%.

Il problema maggiore attualmente è la chiusura dello stretto di Hormuz, attraverso il quale passano tutte le petroliere e le gasiere: a causa degli attacchi iraniani le navi sono bloccate e i prezzi del petrolio e del gas sono aumentati sensibilmente in un solo giorno. Se la situazione perdurasse avrebbe impatti importanti sulle industrie più energivore della provincia, come la ceramica e la meccanica pesante. Inoltre, tutte le altre industrie potrebbero essere coinvolte a causa dell’impennata dei costi di trasporto sia delle materie prime che delle merci.

Senza contare l’impatto che questo nuovo incremento di prezzi avrà sui consumi interni già depressi dalla recente ondata inflazionistica (2022/23), senza che vi sia stato un recupero corrispondente dei salari.