Ultimo aggiornamento:  25 maggio 2018 12:30

Serietà, prima di tutto

Impresa modenese di tipo famigliare, è da 40 anni all’avanguardia nella lavorazione del bronzo e dei metalli in generale

Modena è quella realtà che non finisce mai di di stupire dal punto di vista imprenditoriale. Ci sono aziende che l’innovazione la cavalcano dalla loro nascita, lasciando l’industry 4.0, tanto in voga oggi ad altri. Come appunto Emilbronzo, con quarant’anni di storia alle spalle, da sempre all’avanguardia nella lavorazione del bronzo e dei metalli in generale. “Qual è il nostro settore di riferimento? – dice Carlo Zanni Campioli – “Potremmo collocarci nel settore dei conto terzisti e fornitori di materia prima e semilavorati con il plus del problem solving”.

UNA STORIA MODENESE. Emilbronzo nacque inizialmente come grossista di metalli non ferrosi con un magazzino ben assortito: un ottimo investimento ai tempi. La società ha iniziato a farsi conoscere nel settore metalmeccanico grazie alla propria specializzazione su queste particolari leghe che trovavano impiego nei settori alimentari, dell’oleodinamica e della meccanica. Successivamente al consolidarsi del comparto commerciale in ambito di semilavorati (per lo più barrame da colata continua, fusioni da modello, estrusi e centrifugati), Emilbronzo ha iniziato ad introdurre, oltre a macchine per il taglio, altri macchinari per lavorazioni semplici: trapani a colonna, piccoli torni e ragnatrici meccaniche. La scelta di offrire un servizio sulla lavorazione di un materiale così costoso si rivelò azzeccata e permise all’azienda di collocarsi in un settore intermedio tra conto terzisti e grossisti. Fornendo infatti il materiale e realizzando i particolari indicati dal cliente, Emilbronzo divenne per molti una soluzione ottimale per contenere i costi di lavorazione del materiale, il cui scarto, sebbene potesse essere ricollocato sul mercato, era soggetto a forti flessioni di prezzo legate agli andamenti delle borse internazionali. Il passo successivo fu quello di aumentare la capacità produttiva ed offrire una gamma di lavorazioni più ampia nel rispetto della tolleranze dimensionali più difficili così da soddisfare clienti sempre più esigenti. Sono quindi state introdotti torni cnc e centri di lavoro con un parco macchine in espansione e che a tutt’oggi è costantemente aggiornato ed al passo con le più recenti tecnologie.

“L’INDUSTRIA 4.0? PER ALTRI…” Oggi non si fa che parlare di Industry 4.0, ma secondo Zanni Campioli, è fondamentale tenere conto della realtà italiana per come si è sviluppata ed evoluta. “Oggi è industry 4.0. Fino a ieri erano le certificazioni di qualità. Un cliente oggi ti chiede 1Kg di bronzo e 10 Kg di carta. A cosa serve certificare che il mio livello di qualità è alto se nella realtà poi, il particolare è mediocre? I miei prodotti devono parlare di me e del mio lavoro. Se sarà un buon lavoro, fatto al meglio allora i clienti torneranno. Una volta questo si chiamava semplicemente “serietà”. Mentalità all’antica? Può darsi, ma siamo ancora qui. E poi per ora un modo per poter certificare la serietà ancora non esiste”.

I NUMERI: PRODOTTI, MERCATO, DIPENDENTI FATTURATO. Emilbronzo, lavora prevalentemente in Italia ma beneficia del mercato estero in quanto i suoi clienti principali sono esportatori. Quindi: se l’export “tira” si raccolgono i frutti, lo stesso se è il mercato italiano a fare da traino. “Non esiste un nostro cliente tipo. Lavoriamo sia per le multinazionali che per i piccoli artigiani: le nostre commesse variano da 2 o 3 pezzi a 10-15.000 pezzi. Non abbiamo prodotti nostri. Commercializziamo semilavorati e forniamo servizi di lavorazione e realizzazione dei particolari da disegno del cliente; fornendo nel contempo il materiale grezzo utile alla realizzazione del particolare finito. Le soluzioni che i nostri clienti cercano sono di tipo eterogeneo – evidenzia Carlo Zanni Campioli – In pratica chi si rivolge a noi magari sa di aver bisogno di un particolare di bronzo, ma ha bisogno di un supporto tecnico competente per capire come ottimizzare la sua progettazione. I nostri tecnici lavorano quotidianamente in modo quasi sartoriale confrontandosi con gli uffici tecnici ed i disegnatori dei nostri clienti. Rispetto ai dipendenti invece posso dire che, Emilbronzo è una realtà a gestione famigliare che conta 15 addetti e attualmente siamo in crescita di fatturato costante dalla seconda metà del 2017”.

LA FORMAZIONE? ESSENZIALE! La preparazione del personale corrisponde in modo costante al 50% dell’inve-stimento di Emilbronzo. “Purtroppo – riprende Zanni Campioli – non si riescono a trovare persone adeguatamente formate per il tipo di lavoro che svolgiamo. Non troviamo personale. E questo accade non tanto perché non ci sia personale preparato. Ma perché manca gente “normale”. Inizialmente cercavamo personale specializzato. Poi abbiamo abbassato l’asticella ed abbiamo cercato operai generici da formare. Poi abbiamo fatto ricorso agli elenchi delle scuole (se hai paura di incappare in una mela marcia, allora coglila dall’albero), ma anche qui, un dramma. Oggi cerchiamo sempre e solo persone che abbiano: voglia di lavorare (e posso garantire che non abbiamo condizioni di lavoro massacranti…) e che sappiano “stare al mondo”. Il lavoro per quanto ci riguarda c’è. Giovani e non giovani oggi – mica tutti sia chiaro – non hanno a nostro avviso il problema della precarietà, quanto quello, di essere stati abituati ad avere troppo, in fretta, e senza sacrifici. Quando invece la vita è altro.”

DIFFICOLTA A FARE IMPRESA. “Amaro doverlo constatare ma forse la prima è lo stato italiano. Il nostro paese ti premia per aver creato lavoro ed occupazione prelevandoti ben oltre il 50% di quello che guadagneresti e per dirti grazie presume costantemente la tua mala fede fino alla prova contraria come se avesse a che fare con società a delinquere. Ti devi costantemente muovere “come un gatto in un negozio di cristalleria” cercando di “disseminare il tuo teatro operativo di prove a tuo favore” nel caso in cui lo Stato venisse a chiederti spiegazioni. Ed immancabilmente, soprattutto quando è a corto di soldi, lo fa”, conclude Carlo Zanni Campioli.

Filippo Pederzini