Ultimo aggiornamento:  24 ottobre 2018 12:43

Stefani apre ai bolognesi

Lo aveva annunciato al termine della conferenza stampa prenatalizia Franco Stefani lo scorso anno in maniera alquanto sibillina: “Il nostro navigare instancabile nell’infinito continuerà a sorprendervi, perché non si finisce mai di apprendere nuove conoscenze, purché si abbia la voglia di mettersi in gioco e noi siamo solo all’inizio. I sogni si producono e poi si concretizzano. Qualcosa di ancora più grande, presto arriverà, parola di Franco Stefani”. L’Ingegnere (Laurea ad honorem conferitagli dall’ateneo modenese alla fine degli anni Novanta) aveva spiegato che, dopo la cessione di System Logistics avvenuta nel 2016, avrebbe continuato a valutare nuovi soggetti interessati all’acquisizione dei pezzi più pregiati della sua galassia, ma che, essendo i conti di System perfettamente a posto, a coloro che avviavano la verifica dei dati di bilancio – la cosiddetta Due diligence – avrebbe fatto l’analisi del sangue.

E così, benchè la voce di una trattativa ben avviata sia nel distretto ceramico che in quello bolognese del packaging, girasse da varie settimane, anche all’ assemblea di Acimac di fine giugno nessuno osava far trapelare la notizia. Il botto il 31 luglio, quando tutti pensavano solo a chiudere la produzione per le ferie estive. I ben informati dicono che il 60% di System è stato valutato 600 milioni: 13 volte l’Ebitda – il margine operativo lordo – e più di una volta e mezzo il fatturato 2017, pari a 386 milioni.

Inutile aggiungere che Stefani questa volta dimostra di aver svoltato in maniera secca: l’accoppiata System Logistics e System ceramics cedute nel giro di due anni alleggerisce il peso di un Gruppo, che cubava prima dell’operazione in corso 530 milioni di fatturato. Restano nell’accampamento di proprietà del “genio” dell’innovazione la Laminam, la prima a produrre le lastre di grande formato e minimo spessore, la Modula, leader nei magazzini verticali automatizzati, System sicurezza, Premium Care, Tosilab e Studio 1.

L’ingresso del gruppo Coesia è legato invece ad una cultura imprenditoriale alquanto distante da quella di impronta ceramista. Del resto lo stesso Stefani non ha nascosto in passato di avere non esattamente ammirazione per i suoi colleghi “sassolesi”, quando chiosò “I ceramisti per limitazione culturale non fanno sapere nulla, se possono non depositano neanche i bilanci. Devono essere un po’ più partecipativi per il bene industriale”. E infatti nell’imprenditoria locale qualcuno si è chiesto che senso avesse l’acquisizione di System da parte  di un gruppo, che ha ai suoi vertici una imprenditrice di pochi anni più giovane di Franco Stefani. Coesia, cresciuta incessantemente per acquisizioni dopo la crisi di 10 anni fa, superata brillantemente da tutti i principali gruppi bolognesi del Packaging, oltre ad avere assommato un fatturato ormai vicino alla soglia dei 2 miliardi di euro, è un Gruppo fortemente managerializzato, nonostante la proprietà sia totalmente in mano a Isabella Seràgnoli. Angelos Papadimitriou, l’amministratore delegato, arriva a Bologna nel 2009 e a lui viene data ampia delega, mentre la presidente, che viene premiata con una laurea ad honorem in Economia dall’ Alma Mater nel 2015, si mantiene pronta nel delineare la strategia. Si dedica intensamente alle attività della Fondazione Isabella Seràgnoli a fini filantropici con ambiti, che spaziano dai diversi hospice per malati inguaribili tra il bolognese e la Romagna alla medicina palliativa, dalla cura dei disturbi nel comportamento alimentare al Mast, che fornisce agevolazioni nel “welfare” a tutti i dipendenti del Gruppo (oggi oltre 7.000) ed ha una sede prestigiosa per mostre di arte contemporanea e non solo. La profonda motivazione di questa scelta risiede in un lutto giovanile, che ha colpito la famiglia con la scomparsa del fratello minore a soli 16 anni per leucemia. Da lì la scelta dei genitori di finanziare Istituti di cura di differenti ambiti.

Non di meno l’ingresso nel Consiglio di amministrazione dei nipoti Leonardo e Lorenza segna il proposito di dare continuità ad una realtà industriale, che ha visto le sue origini con la fondazione di G.D. nel lontano 1923 e nello stesso Consiglio siedono personaggi di spessore come Luca di Montezemoloe i manager ben noti nel mondo romano come Luca Garavogliae Fabio Gallia. Completano il quadro la partecipazione con l’ 0,22% nel salotto buono di Mediobanca e la quota del 6,6% in Interpump, gruppo basato nel reggiano.

Nulla da obiettare quindi per la scelta dell’ ing. Stefani di avere soppesato attentamente l’acquirente  di System Ceramics, mentre le distanze tra le macchine automatiche bolognesi e quelle di Fiorano si stringono in una grande alleanza emiliana.

Giorgio Pagliani