Ultimo aggiornamento:  26 ottobre 2018 4:39

Il gusto di Modena

Capitale del food? Nessuno lo pretende. Però se incrementa il numero di coloro che arrivano a Modena, appositamente per degustare quelli che sono i suoi prodotti di punta, anche declinati in pietanze apprezzate ed amate in ogni dove, una ragione ci sarà. E la riconferma di ciò, c’è in questi giorni, con l’accampamento all’ombra della Ghirlandina de “La Bonissima”: manifestazione che accoglie produttori artigianali locali del settore agroalimentare che ha visto un consistente numero di visitatori-assaggiatori-acquirenti, già nella giornata di apertura di venerdì, ed incrementati ieri già dal mattino.

L’elevata qualità e la ricerca di essa sono il filo conduttore dell’evento. In primo luogo tra gli “artigiani del gusto”: presenti in un buon numero anche quest’anno ed in aumento rispetto alle precedenti edizioni – questa è la nona. Eccellente esempio di come facendo rete, si riesce ad unire la forza per promuovere un brand territoriale unico. E poi nei prodotti proposti, per i quali il termine più idoneo potrebbe essere “cascata”, data l’ampia e variegata opportunità di scelta, tutti pronti ad ammaliare e a prendere per la gola anche il più indeciso dei curiosi. Di cosa stiamo parlando? Una mescita di prosciutti e salumi in generale straordinariamente equilibrati al gusto e stagionati al punto giusto, di borlenghi secondo tradizione, di parmigiano reggiano di montagna in diverse stagionature, caciotte modenesi perfette per crescentine calde, calzagatti, confetture di sambuco, tortelli fritti col savor, cioccolatini alla ciliegia, frittelle di mela, crepes di castagne alla ricotta, castagnaccio. E poi ancora nocino invecchiato in botticelle di rum, lambrusco, birre artigianali, bensone.

Espressione di un territorio (col maggior numero di riconoscimenti Dop in Italia) che alla tradizione per le sue prelibatezze, non ci rinuncia, aggiungendo nel caso anche un pizzico di creatività per elevarne la qualità. Al punto da mettere in difficoltà i giurati medesimi della manifestazione – sì perché la Bonissima è anche concorso ogni anno che premia il meglio dei produttori intervenuti – trovatisi in più di un occasione in imbarazzo nel dover decidere, date l’elevate bontà proposte a chi dare anche solo mezzo voto in più. E che non sia stato facile sono gli stessi giurati – Pierluigi Roncaglia, Luca Bonacini e Stefano Reggiani – ad ammetterlo: “Quando è il meglio ad essere messo in tavola in termini di tipico, tradizione ed innovazione, esprimere un giudizio diventa difficile. E ad aggravare, nel senso buono del termine, ulteriormente le cose c’è la consapevolezza da parte degli espositori presenti, di aver capito che la manifestazione è una vetrina importante che punta a valorizzare la qualità del loro lavoro e ormai è in grado, proprio per le peculiarità che offre di richiamare persone anche da fuori Modena, come del resto i visitatori stranieri che si trovano in città. Per questo non si risparmiano nell’offerta.”

Constatazione a cui si aggiunge l’inciso di Roncaglia:“I produttori de La Bonissima 2018 hanno evidenziato la loro maturità nella scelta dei prodotti presentati alla giuria degli esperti gourmet, rendendo difficile e articolato il giudizio finale. In quanto l’elevata qualità hai imposto ulteriori riflessioni per: i calzagatti a bastoncino di Marxche hanno stupito i componenti della giuria, il berlingoche  ha confermato la propria qualità, la caciotta fresca vaccinaha stupito per la sua cremisina, i ciaccidi castagne, la confettura di sambuco, il miele di rovo. Approfondito dibattito poi tra i giudici che hanno riconosciuto nel prosciutto di Modena Dopla continuità di un prodotto assolutamente eccellente. Mentre una particolare menzione è andata a Ennio Biochiniche con creatività e sapienza ha saputo creare un piatto simile a una tavolozza di pittore.”

Elementi che stanno contribuendo, quest’anno ad un edizione de La Bonissima da record sotto molteplici punti di vista. Abbiamo già detto della crescita esponenziale dei visitatori, come del numero aumentato degli stand espositivi. Ma la qualità espressa oltre che nei prodotti è anche negli eventi collaterali: dalla premiazione dei nuovi ambasciatori della “Confraternita del Gnocco d’Oro (come Gianmarco Tavani, chef di Parma che chiude pranzi e cene dei suoi ospiti un cucchiaino di aceto balsamico; Alessandra Meldolesi, giornalista enogastronomica, che ha raccontato e racconta di Modena con orgoglio, benché sia umbra di nascita e bolognese d’adozione e Daniela Ferrari e Marco Baldi che  hanno aperto una trattoria a Berlino, importando modenesità in cucina), agli show coking nella sperimentazione e preparazioni di piatti tipici, ma take away da consumare in giro o arricchire ulteriormente una volta portati a casa.

fp